Il caso

Gas, petrolio e fertilizzanti: la guerra in Medio Oriente fa sempre più il gioco della Russia

Mosca è il secondo produttore al mondo di fertilizzanti alle spalle della Cina e potrebbe incassare fino a 360 milioni di dollari extra al mese sfruttando le strozzature nel Golfo
©TOLGA AKMEN
Marcello Pelizzari
30.03.2026 18:00

Un dato, su tutti: complice la guerra in Medio Oriente, con la chiusura dello Stretto di Hormuz, la Russia starebbe incassando fino a 150 milioni di dollari al giorno di entrate aggiuntive grazie alle vendite di petrolio. Mosca, però, potrebbe trarre ulteriore vantaggio dal conflitto innescatosi fra Israele, Stati Uniti e Iran. Il Moscow Times, al riguardo, cita i prezzi globali dei fertilizzanti, le cui forniture – essenziali per le colture – si sono ridotte e non poco a causa delle strozzature che stanno caratterizzando la regione del Golfo. L'urea, il fertilizzante in assoluto più commercializzato, ha visto il suo prezzo aumentare del 50% circa dall'inizio della guerra.

La Russia, dati alla mano, è il secondo produttore al mondo di fertilizzanti, dietro solo alla Cina. Di riflesso, può trarre vantaggio da questa crisi. Nel 2025, scrive sempre il Moscow Times, il Paese ha prodotto 65,4 milioni di tonnellate di fertilizzanti, di cui quasi il 65%, ovvero circa 43 milioni di tonnellate, è stato esportato. L'anno scorso, i ricavi derivanti dall'esportazione hanno superato gli 11 miliardi di dollari. Riportando il dato all'attualità di queste settimane, Mosca potrebbe incassare circa 360 milioni di dollari extra ogni mese. Certo, parliamo di cifre inferiori rispetto ai guadagni derivanti dalle esportazioni di energia: un aumento del prezzo del petrolio fra i 10 e i 30 dollari, ad esempio, potrebbe garantire al Cremlino introiti aggiuntivi fra 1,5 e 4,5 miliardi al mese.

In ogni caso, i prezzi dei fertilizzanti russi hanno raggiunto livelli che non si vedevano dal 2022, stando al Moscow Times. Dopo una media di circa 375 dollari a tonnellata nel 2025, l'urea russa è salita a 418 dollari a febbraio. Al 13 marzo, viaggiava a 563-586 dollari a tonnellata stando ai dati del quotidiano economico Vedomosti. I fertilizzanti azotati, tra cui l'urea, il solfato di ammonio e il nitrato di calcio e ammonio, sono i più utilizzati a livello globale su colture come il grano o gli ortaggi: si stima che rappresentino fino al 40-50% della resa dei raccolti. La loro produzione dipende dal gas naturale, che in genere rappresenta il 60-80% dei costi. I prezzi, di conseguenza, sono parecchio sensibili agli shock energetici. 

Il Medio Oriente, storicamente, è uno snodo cruciale per il settore: sia per i fertilizzanti in sé, sia per il gas utilizzato per produrli. I principali esportatori sono Qatar e Arabia Saudita. Detto che la Russia sta approfittando del momento, secondo il Moscow Times il Paese potrebbe faticare più del previsto a espandere le proprie esportazioni. E questo perché bisogna tenere conto altresì del mercato interno. L'aumento dei prezzi dei fertilizzanti, del 30% in Russia, stanno suscitando preoccupazioni: si teme, in sostanza, una riduzione dei raccolti. Di qui l'appello lanciato dagli agricoltori al Ministero di riferimento, dato che i prezzi si sono allineati ai livelli di esportazione. Il Ministero dell'agricoltura, dal canto suo, ha reagito sospendendo per un mese le esportazioni di nitrato di ammonio al di fuori dei contratti governativi, al fine di garantire un approvvigionamento interno sufficiente.

È chiaro, tuttavia, che al di là delle preoccupazioni interne la Russia intenda sfruttare al massimo la guerra in Medio Oriente: Mosca potrebbe reindirizzare un maggior numero di spedizioni verso mercati come gli Stati Uniti e alcune zone dell'Asia, a causa della contrazione delle forniture provenienti dal Medio Oriente. Anche in Europa c'è chi sta guardando con interesse alla Russia. L'Ungheria, ricorda il Moscow Times, ha infatti chiesto all'Unione Europea di allentare le tariffe sui fertilizzanti introdotte nel 2025.