Europa

In Germania il tabù dei limiti di velocità in autostrada vacilla a causa del caro-carburante

Crisi energetica e prezzi alle stelle: il governo Merz sotto pressione per introdurre i limiti sulle autostrade – I sondaggi mostrano una svolta storica nell'opinione pubblica tedesca
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Red.Online
20.04.2026 09:32

Storicamente, la Germania è sempre stata restia a introdurre un limite di velocità generalizzato per le autostrade. La mitica Autobahn tedesca, insomma, è da sempre – e in gran parte – terra di libertà e pedali schiacciati fino in fondo. Oddio, anni fa il dibattito attorno al limite si era (ri)acceso sulla scia dell'invasione russa dell'Ucraina e di una guerra che aveva messo al centro del dibattito le importazioni di petrolio di Mosca. Ora, di fronte all'aumento dei prezzi della benzina nelle ultime settimane, il limite di velocità non è più considerato un tabù.

Da tempo, invero, i partiti di sinistra e le organizzazioni ambientaliste chiedono che le autostrade vengano regolate. L'economista Veronika Grimm, interrogata sulla questione dal Rheinische Post, ha detto: «Un limite di velocità non sarebbe una cattiva cosa, potrebbe persino rappresentare un segnale intelligente affinché le persone prendano sul serio la situazione». Grimm ritiene che le attuali misure del governo tedesco, fra cui il controllo degli aumenti dei prezzi nelle stazioni di servizio, rimangano poco efficaci: «Il governo deve lasciare che i prezzi giochino il loro ruolo per ridurre la domanda di energia. Gli sconti alla pompa e i tetti ai prezzi falsano il mercato, non è la soluzione giusta. Non credo nemmeno a una tassa sui profitti extra». Grimm ha citato l’esempio di alcuni «Paesi del Sud», dove vengono applicate misure più radicali, come il telelavoro obbligatorio o restrizioni sull’uso dei veicoli. Altri Paesi, come la Francia, hanno già annunciato misure supplementari, in particolare un maggiore sostegno alle auto elettriche per ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio.

La situazione è diversa in Germania, dove è stata appena decisa una riduzione temporanea di 17 centesimi al litro sui carburanti per due mesi. Una misura già criticata, anche negli ambienti favorevoli all’automobile. Il motivo? Affinché gli automobilisti ne traggano realmente beneficio, il governo federale guidato dal cancelliere Friedrich Merz dipende dalla buona volontà dei gruppi petroliferi. Per intenderci: a fronte di un taglio di 17 centesimi al litro, le compagnie potrebbero abbassare il prezzo alla pompa di soli 5 centesimi intascando così un margine extra di 12 centesimi. Una situazione già osservata durante una misura simile adottata sotto la precedente coalizione guidata da Olaf Scholz, all'inizio della guerra in Ucraina, quando gran parte dei benefici del taglio fiscale era stata infine incamerata dalle compagnie petrolifere.

Anche il co-presidente dei Verdi, Felix Banaszak, ritiene che un limite di velocità porterebbe un sollievo più rapido: «Ridurrebbe immediatamente il consumo di carburante, facendo abbassare i prezzi e aiutando in modo semplice e solidale coloro che dipendono dall'auto per lavoro» ha dichiarato il politico allo Spiegel.

Anche l'opinione pubblica tedesca appare sempre più aperta. Secondo un sondaggio realizzato nel 2025 dal club automobilistico tedesco ADAC, il 55% dei membri si è detto favorevole a un limite generale di 130 km/h sulle autostrade, contro il 41% di contrari. In un altro sondaggio rappresentativo realizzato da Forsa per Stern e RTL, il 51% dei tedeschi sostiene persino un limite temporaneo più severo, a 120 km/h sulle autostrade e 80 km/h sulle strade statali. Questa opzione è particolarmente popolare tra le donne (63%), gli over 60 (62%) e i simpatizzanti dei Verdi e della sinistra (82% ciascuno).

Al contrario, il sostegno è più basso tra gli uomini (37%), nella fascia 30-44 anni (38%) e tra gli elettori dell'AfD (19%). All'interno della CDU, il partito del cancelliere, i pareri sono divisi: 50% favorevoli, 49% contrari. Resta da vedere se il cancelliere Friedrich Merz deciderà di aprire questo dossier sensibile. Una decisione che potrebbe dipendere, in parte, anche dall'evoluzione della situazione geopolitica in Medio Oriente.