La febbre dell'IA contagia Wall Street

L'IPO di SpaceX non è ancora andato in porto — la società di Elon Musk punta a raccogliere 75 miliardi di dollari con una valutazione di 1.750 miliardi, potenzialmente il debutto borsistico più grande della storia — e già altri giganti tecnologici si mettono in fila. In pochi giorni, due annunci distinti hanno movimentato Wall Street: Anthropic ha depositato in via riservata la documentazione per una quotazione negli Stati Uniti, mentre Alphabet ha lanciato un'operazione da 80 miliardi per finanziare la sua corsa all'intelligenza artificiale.
Anthropic verso la Borsa
Il deposito riservato di Anthropic, che consente alla società di avanzare nei preparativi senza rendere pubblici i dettagli finanziari, arriva in un momento di valutazioni vertiginose. A fine maggio, dopo una tornata di finanziamento da 65 miliardi di dollari che ha coinvolto investitori come Blackstone, GIC e General Catalyst, la società ha raggiunto una valutazione «post-money» (valore dell'azienda dopo aver ricevuto i nuovi capitali) di circa 965 miliardi di dollari. Solo pochi mesi fa, a febbraio, la società veniva valutata a 380 miliardi - meno della metà.
Una quotazione con queste cifre proietterebbe Anthropic direttamente tra le maggiori società quotate al mondo, con un impatto potenzialmente significativo sugli indici azionari globali e sui flussi di capitali degli investitori. A una simile valutazione, infatti, il titolo Anthropic entrerebbe nella fascia più alta dell'indice S&P 500, con conseguenti ricalibrazioni dei fondi d'investimento che replicano l'indice, come gli ETF, generando appunti importanti flussi di mercato.
La mossa anticipa quella del rivale OpenAI, che starebbe preparando un'analoga operazione nelle prossime settimane. La dinamica di queste situazioni vede un vantaggio per chi arriva prima sui mercati pubblici perché fissa il parametro di riferimento per come il settore viene valutato dagli investitori istituzionali. Ma anche chi arriva secondo ha pure un vantaggio, poiché può osservare come il mercato reagisce ai bilanci certificati del primo, prima di esporsi.
Alphabet e la scommessa da 80 miliardi
Il caso Alphabet è diverso per natura ma uguale per ambizione. Non si tratta ovviamente di una prima quotazione, ma di una massiccia raccolta di capitali freschi da parte di una società già quotata (e presente nei portafogli d'investimento di mezzo mondo), con l'obiettivo preciso di finanziare l'espansione delle infrastrutture di intelligenza artificiale.
L'operazione si articola in tre parti. La prima vedrà Berkshire Hathaway, la holding di Warren Buffett, che aveva già triplicato la sua partecipazione in Alphabet nei mesi scorsi, acquistare azioni per 10 miliardi in collocamento privato. In seguito, altri 30 miliardi verranno raccolti tramite offerte pubbliche con il supporto di banche d'investimento. Infine, nel terzo trimestre partirà un programma di vendita graduale sul mercato da 40 miliardi - per complessivi 80 miliardi di dollari, quindi.
L'obiettivo di Alphabet, che ha già alzato le previsioni di spesa in conto capitale a 180-190 miliardi di dollari annui, è di costruire i data center e sviluppare i microprocessori necessari a sostenere la domanda crescente di servizi IA. «La società sta sperimentando una domanda forte per le sue soluzioni IA a livelli che superano la disponibilità», ha dichiarato la società stessa.