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Secondo fonti diplomatiche, il presidente ucraino «non arriverà oggi» a Davos - Atteso domani Donald Trump – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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18:12
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Lagarde: «La questione della Groenlandia è una chiamata a svegliarsi»
I nuovi dazi minacciati dal presidente Donald Trump in risposta alla questione groenlandese stanno generando un'«incertezza dannosa» per le aziende su entrambe le sponde dell'Atlantico. A lanciare l'allarme è Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, che ha definito il confronto diplomatico innescato da Trump «un chiamata a svegliarsi, più forte di qualsiasi altra abbiamo mai ricevuto.
L'Unione europea dovrà decidere cosa fare per essere forte da sola, per essere più autonoma, per fare affidamento sul commercio interno tra i nostri Stati membri, in modo da avere almeno un Piano B pronto, nel caso in cui i rapporti tradizionali con gli Stati Uniti non vengano ripristinati».
Parlando in un'intervista alla Cnn durante il Forum Economico Mondiale (WEF) di Davos (GR), Lagarde ha spiegato: «l'incertezza è tornata, e credo che sia davvero molto scomoda sia per le grandi corporazioni americane, sia per le piccole e medie imprese negli Stati Uniti e in Europa. Le aziende non sanno più con certezza come vendere, come acquistare, e soprattutto chi si farà carico dell'onere delle tariffe». «Che economie che attualmente vanno ragionevolmente bene si fermino a causa di questa incertezza è, per usare un eufemismo, davvero controproducente».
La presidente della Bce ha poi sottolineato come i legami economici tra Stati Uniti ed Europa siano «enormi» in termini di scambi commerciali, investimenti e partecipazioni finanziarie. «Mettere tutto questo in discussione, rischiare di comprometterlo, non è certo una politica favorevole agli affari». Lagarde ha quindi lanciato un monito sull'urgenza per l'Unione Europea di diventare «più indipendente», alla luce delle turbolenze scatenate dal secondo mandato di Trump.
18:01
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Ancora "aperti" i temi discussi con Trump, afferma Parmelin
I temi discussi con il presidente americano Donald Trump restano "aperti", ha affermato oggi Guy Parmelin, senza fornire dettagli sui contorni di un possibile incontro domani. La Groenlandia non sarà per forza uno degli argomenti. "Se questo incontro si svolgerà, non avremo molto tempo", ha dichiarato il presidente della Confederazione. "È quindi necessario parlare di punti che riguardano ambiti comuni ai due Paesi". Il consigliere federale non ha voluto fornire ulteriori dettagli sui contorni di un eventuale incontro, se non che intende "dare il benvenuto a Donald Trump e ringraziarlo per essere venuto".
L'invito a partecipare al Consiglio di pace
Interpellato sull'invito del presidente americano a partecipare al suo "Consiglio di pace", Parmelin ha dichiarato che, in linea di principio, la Svizzera è aperta a qualsiasi iniziativa che promuova la pace. Il Consiglio federale deve però ancora discutere con le parti interessate e studiare gli aspetti giuridici vincolanti della carta.
17:54
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Bessent bacchetta l'UE: «Comprate ancora petrolio dalla Russia»
«L'Europa continua a comprare petrolio russo, quattro anni dopo, e continua a finanziare la guerra contro se stessa». Lo ha detto il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent durante il suo intervento al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR).
Dal canto suo, «l'India ha iniziato ad acquistare petrolio russo dopo l'inizio del conflitto - ha aggiunto Bessent - ma il presidente Trump ha imposto una tariffa del 25%, e l'India ha rallentato e ha smesso di acquistare petrolio russo. La Cina è un grande acquirente di petrolio russo, così come lo è di petrolio iraniano e come lo era di petrolio venezuelano. Ma per loro ora niente più petrolio venezuelano».
Se devo dare un consiglio all'Europa è di rendere operativa l'agenda Draghi che doveva ridurre il grado di burocratizzazione«proseguito il segretario di Stato Usa durante il suo intervento al WEF. »Ho parlato con alcuni imprenditori - ha detto Bessent - che mi hanno detto che è molto più facile fare business in Cina che in Europa«. Secondo Bessent, l'Europa deve adottare una mentalità maggiormente orientata alla crescita.
17:39
17:39
Domani la riunione del G7 Finanze su Groenlandia e Ucraina
Riunione domani dei ministri finanziari del G7 per discutere del caso Groenlandia e del sostegno all'Ucraina. L'incontro si terrà in videoconferenza. Gli inviti sono partiti dal ministero dell'Economia della Francia, Paese che ricopre la presidenza di turno.
«Il ministro ha convocato la prima riunione dei ministri delle Finanze del G7 (della presidenza francese nel 2026) e ha invitato tutti i suoi omologhi a una videoconferenza mercoledì», ha annunciato il dicastero, indicando all'ordine del giorno «le priorità della presidenza francese del G7», «il sostegno all'Ucraina» e «la questione della Groenlandia».
Intanto, la sospensione da parte del Pe dell'accordo Ue-Usa siglato in Scozia annunciata dal leader del Ppe Manfred Weber sarà formalizzata domani a margine della Plenaria a Strasburgo. Tale decisione non richiede un voto, ma è frutto dell'intesa dei coordinatori ombra della maggioranza Ursula che si occupano del dossier all'interno della commissione per il commercio internazionale (Inta) del Pe. Di fatto i cosiddetti «shadow rapporteur» opteranno per rinviare il voto sull'intesa sui dazi previsto nella stessa commissione Inta per il prossimo 26 gennaio. Il rinvio, a catena, rallenterà l'intero iter procedurale, incluso il via libera finale della Plenaria, inizialmente preventivabile per il prossimo febbraio.
I coordinatori ombra dei gruppi sono Bernd Lange (S&D) Zeljana Zovko (Ppe), Anna Brylka (Patrioti), Dominik Tarczynski (Ecr), Karin Karlsbro (Renew), Anna Cavazzini (Verdi), Martin Schirdewan (The Left) e Markus Buchheit (Esn). I coordinatori dei gruppi della maggioranza - al quale si aggiungerà The Left -nelle scorse ore hanno deciso il rinvio del voto. Su tale decisione hanno espresso la propria contrarietà la delegazione di Fdi e diverse delegazioni dei Patrioti: da un punto di vista aritmetico la decisione può essere considerata presa.
17:38
17:38
Gli occhiali da sole di Macron conquistano il Forum
Gli occhiali da sole specchiati di Emmanuel Macron sono tornati a catturare l'attenzione al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR), dove il presidente francese ha conquistato la platea non solo con le battute e punzecchiature sul «bullismo» e le guerre «a quanto pare risolte» del presidente americano Donald Trump, ma anche sfoggiando un look che diventa più iconico ogni giorno che passa

© GIAN EHRENZELLER
Il nuovo dettaglio estetico del capo dell'Eliseo ha nuovamente fatto il giro dei social tra meme e video sul look «Top Gun», ma dietro la scelta c'è una spiegazione puramente medica: l'Eliseo ha chiarito che Macron è alle prese con un problema benigno e temporaneo all'occhio destro, probabilmente una lieve emorragia sottocongiuntivale, senza dolore né conseguenze sulla salute o sull'attività presidenziale.
Gli occhiali «aviator» erano apparsi per la prima volta il 15 gennaio alla base militare di Istres, durante il discorso del nuovo anno alle forze armate. In quell'occasione il presidente francese era arrivato con i classici occhiali da aviatore, tolti poi durante l'intervento, mostrando l'occhio rosso e iniettato di sangue.
Nei giorni successivi li ha indossati di nuovo all'Eliseo, in occasione di un incontro sulla Nuova Caledonia, scegliendo un modello simile ma con lenti bluastre o leggermente riflettenti, notate dai media francesi per l'effetto più moderno e appariscente.
Anche al WEF di Davos il capo di Stato francese ha sfoggiato gli occhiali nonostante l'intervento fosse al chiuso, presumibilmente per proteggere l'occhio dalle luci intense e mascherarne il rossore residuo.
Lo stesso Macron aveva ironizzato nei giorni scorsi sulla sua condizione, definendola un inconveniente «antiestetico ma completamente innocuo» e citando l'«Occhio della Tigre» come simbolo della sua determinazione in giorni molto tesi per le mire di Trump verso la Groenlandia e relativi dazi annunciati. Nei giorni successivi ha spiegato di essere «costretto a portare gli occhiali per un po'», in attesa della completa guarigione.
17:38
17:38
Carney: «Il Canada si schiera completamente al fianco di Groenlandia e Danimarca»
Il Canada si schiera «completamente» al fianco di Groenlandia e Danimarca e invita le potenze medie del mondo a collaborare per resistere alle pressioni coercitive delle superpotenze aggressive.
Lo ha affermato il primo ministro Mark Carney nel suo intervento al Forum Economico Mondiale di Davos, sottolineando che Groenlandia e Danimarca hanno un «diritto unico e inalienabile di determinare il futuro della Groenlandia».
Secondo Carney, gli eventi recenti hanno dimostrato che l'«ordine internazionale basato sulle regole» è di fatto «morto». Di conseguenza, Canada e altri paesi non hanno altra scelta se non creare nuove alleanze per contrastare le tattiche di pressione e intimidazione delle grandi potenze. «C'è una forte tendenza, tra i paesi più piccoli, ad adeguarsi per evitare guai, sperando che la sottomissione garantisca sicurezza. Non sarà così», ha avvertito Carney, aggiungendo che «le potenze medie devono agire insieme, perché se non sei al tavolo, finisci nel menu». Carney ha ribadito l'impegno del Canada nel rafforzare la sicurezza del fianco settentrionale e occidentale della Nato.
Intanto, l'esercito canadese ha sviluppato un modello di risposta a un'invasione statunitense: lo afferma il giornale canadese 'Globe and Mail', mentre il presidente Donald Trump torna a riflettere online su un'eventuale presa di controllo del Canada.
Citando due alti funzionari governativi anonimi, il giornale ha affermato che il modello di risposta canadese si concentra su tattiche di tipo insurrezionale, come quelle utilizzate in Afghanistan dai combattenti che hanno resistito alle forze sovietiche e successivamente statunitensi. Il Globe ha riferito che i funzionari ritengono improbabile che Trump ordini un'invasione del Canada.
Dopo la sua elezione nel 2024 e nei primi mesi del suo nuovo mandato, Trump ha ripetutamente definito il vicino settentrionale degli Stati Uniti il ;;51° Stato e ha affermato che una fusione avrebbe giovato al Canada. I colloqui di Trump sull'annessione si sono allentati negli ultimi mesi, ma durante la notte ha pubblicato un'immagine sulla sua piattaforma social di una mappa che mostra Canada e Venezuela coperti dalla bandiera statunitense.
I funzionari hanno dichiarato al Globe che, in uno scenario di invasione, le forze statunitensi supererebbero le posizioni canadesi via terra e via mare in appena due giorni. Poiché il Canada non dispone delle risorse militari per resistere agli Stati Uniti, la reazione canadese sarebbe modellata su una campagna di tipo insurrezionale, che include imboscate e «tattiche mordi e fuggi», si legge nel rapporto. Il Globe ha specificato che il modello in fase di sviluppo «costituisce un quadro concettuale e teorico, non un piano militare, che è una direttiva attuabile e graduale per l'esecuzione delle operazioni». L'esercito canadese non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento sul rapporto del Globe.
Il primo ministro canadese Mark Carney starebbe valutando l'invio di un piccolo numero di truppe in Groenlandia, seguendo l'esempio di altri alleati della Nato, come parte di una dimostrazione di sostegno all'isola.
17:15
17:15
Degenerata la protesta di Zurigo, tre poliziotti feriti
Gli scontri registrati ieri sera alla fine della manifestazione anti Trump a Zurigo hanno causato tre feriti tra le forze dell'ordine. Diverse migliaia di persone hanno partecipato all'evento organizzato in occasione dell'avvio del Forum economico mondiale (WEF).
Lo indica su richiesta di Keystone-ATS la polizia comunale di Zurigo, aggiungendo di aver effettuato un arresto. Non è però ancora chiaro se la persona fermata verrà segnalata o meno alla procura.
Un poliziotto è stato raggiunto a una gamba da un sasso, un secondo è stato colpito sempre agli arti inferiori da un oggetto pirotecnico e un terzo è caduto a causa di una barricata eretta dai dimostranti presso l'incrocio Stauffacher. Infine un quarto agente è stato colpito in testa da un sasso, ma è rimasto illeso grazie al casco.
Inoltre sono stati disegnati graffiti lungo il percorso del corteo, vernice è stata lanciata sulle facciate e vetrine sono state rotte, ha comunicato la polizia zurighese. L'ammontare dei danni non è ancora noto, ma le forze dell'ordine hanno indicato di non aver notizia di ferimenti tra i manifestanti.
A fine corteo, membri dei «black bloc» e altri manifestanti hanno continuano il percorso, questa volta in maniera non autorizzata, nelle zone della Militärstrasse e della Kasernenstrasse. Dopo aver inizialmente tollerato lo sbarramento di una strada, la polizia ha disperso i manifestanti con l'uso di cannoni ad acqua, attorno alle 21:30.
I partecipanti alla protesta se la sono allora presa con le forze dell'ordine, lanciando pietre e fuochi d'artificio, provocando la risposta degli agenti con lacrimogeni e proiettili di gomma, si legge nella nota. Attorno alle 23:00 è tornata la calma.
L'evento era stato organizzato dal Movimento per il Socialismo, per protestare contro la presenza del presidente statunitense Donald Trump al WEF di Davos (GR).
Stamattina ha preso posizione la sezione cittadina dell'UDC. «Per noi è chiaro che la polizia comunale dovrà in futuro stroncare sul nascere questi episodi di violenza e gli anarchici di estrema sinistra dovranno essere chiamati a rispondere delle loro azioni», si legge in una nota. Da mesi inoltre i democentristi chiedono «un aumento delle forze di polizia, migliori condizioni di lavoro e soprattutto maggiore considerazione per i nostri agenti».
L'UDC aggiunge che «ci può essere una sola risposta: tolleranza zero e linea dura». L'accusa nei confronti della «maggioranza di sinistra in consiglio comunale» è di «incitare questi anarchici con la sua retorica anticapitalistica e incendiaria».
Lo scorso giugno il Gran consiglio aveva approvato a larga maggioranza un'iniziativa «anti anarchici» che permettesse di assegnare i costi d'intervento della polizia ai partecipanti delle manifestazioni. L'implementazione è però attualmente bloccata da un ricorso, che ritiene che in tal modo verrebbe messo in discussione il diritto a protestare.
Nel pomeriggio il PLR ha condannato i fatti in una nota odierna: «Scontri in strada, danneggiamenti, attacchi contro i poliziotti e blocchi prolungati del traffico non sono politici ma criminali».
I liberali-radicali chiedono inoltre «procedimenti penali, in particolare contro burattinai e portavoce di queste brutalità. Chi getta sassi, rompe vetrine e attacca le forze dell'ordine dev'essere chiamato a rispondere di conseguenza». Contro gli autori di violenza il PLR si accoda infine all'UDC nella richiesta di applicare la «tolleranza zero».
17:05
17:05
Il negoziatore russo Dmitriev è arrivato alla sede dei colloqui a Davos
Kirill Dmitriev, il consigliere presidenziale russo per gli investimenti esteri e negoziatore con gli Usa, è arrivato alla sede dei colloqui al Forum economico mondiale (WEF) Davos (GR), dove ha in programma diversi incontri, riferisce la Tass.
Secondo l'agenzia russa, Dmitriev dovrebbe incontrare tra gli altri gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner in merito alle proposte di pace sull'Ucraina.
16:59
16:59
Ambasciatrice americana esalta il modello svizzero dell'apprendistato
Il sistema duale svizzero della formazione professionale diventa un modello per la politica industriale degli Stati Uniti: in un evento organizzato alla House of Switzerland ai margini del Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) l'ambasciatrice statunitense nella Confederazione Callista Gingrich ha esplicitamente elogiato il modello elvetico, descrivendolo come un pilastro cruciale per la strategia di reindustrializzazione voluta dal presidente Donald Trump.
La Svizzera mostra come il suo sistema formativo possa essere implementato con successo, ha dichiarato la 59enne. L'ex rappresentante degli Usa alla Santa Sede ha sottolineato come un'ordinanza esecutiva firmata da Trump per modernizzare lo sviluppo della forza lavoro e potenziare i programmi di apprendistato chiarisca che rafforzare l'economia americana richiede proprio una reindustrializzazione e competenze pratiche.
La collaborazione è di lunga data: come ricorda il Dipartimento federale dell'economia Berna e Washington intrattengono un dialogo intenso sul tirocinio dal 2015, quando fu firmata una prima dichiarazione d'intenti. Gli Stati Uniti hanno infatti riconosciuto «l'enorme potenziale» della combinazione di formazione sul posto di lavoro e istruzione in aula. Oggi oltre 30 aziende elvetiche gestiscono programmi di formazione oltre Atlantico, contribuendo fra l'altro in modo significativo all'economia locale.
«Nel complesso, le aziende svizzere impiegano quasi mezzo milione di lavoratori e investono miliardi ogni anno», ha specificato l'ambasciatrice. L'obiettivo dichiarato è ora espandere ulteriormente questa cooperazione per contribuire a creare un milione di nuovi posti di apprendistato negli Usa, concentrandosi su settori strategici per la reindustrializzazione come l'aeronautica, la farmaceutica e le tecnologie dell'informazione.
La Svizzera ha risposto con favore agli apprezzamenti. Presente a Davos, la direttrice della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFR) Martina Hirayama ha ribadito la disponibilità della Confederazione a rafforzare ulteriormente la cooperazione, sottolineando come condizioni quadro politiche e istituzionali adeguate siano essenziali per il successo di tali iniziative trasferite all'estero.
16:19
16:19
Colloqui tra USA e Cina su dazi e commercio
Il segretario del Tesoro Usa Scott Bessent ha incontrato a Davos He Lifeng, vice premier della Cina considerato lo 'zar economico' e il principale negoziatore per il commercio estero.
«Ho incontrato la mia controparte cinese qui a Davos - ha detto Bessent alla Cnbc riferendosi al negoziato già svolto fra i due durante i mesi passati di tensioni commerciali che avevano portato a dazi reciproci oltre il 100% - hanno fatto tutto quello che avevano detto avrebbero fatto».
Bessent ha tuttavia suggerito che la Cina «compri un po' di più» dagli Usa, perché il presidente Trump solleva sempre quest'argomento ogni volta che incontra il presidente cinese Xi Jinping.
15:49
15:49
Macron denuncia «la concorrenza» degli Stati Uniti
Emmanuel Macron, nel suo intervento oggi al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR), ha denunciato «la concorrenza» degli Stati Uniti, che «chiedono massime concessioni e apertamente mirano ad indebolire e subordinare l'Europa». Il presidente francese ha criticato «l'accumulazione di nuovi territori» e condannato qualsiasi «nuovo approccio coloniale», invitando la Francia e la Ue a rafforzare la propria sovranità e autonomia, sostenendo un multilateralismo efficace.
Macron nel suo discorso ha denunciato «nuovi dazi inaccettabili» da parte degli Stati Uniti che «chiedono massime concessioni», sottolineando come essi siano inaccettabili «soprattutto quando usati come mezzo di pressione», con quello che suona come un riferimento al braccio di ferro sulla Groenlandia.
L'Europa dispone di strumenti «molto potenti» in materia commerciale e deve «utilizzarli» quando «non viene rispettata», ha detto poi Macron riferendosi allo Strumento anticoercizione. «Nell'attuale situazione di mancanza di rispetto per le regole globali e per condizioni di parità, si tratta di uno strumento potente e l'Europa non dovrebbe esitare a usarlo», ha sottolineato.
«La Francia e l'Europa - ha poi continuato il presidente francese - danno grande importanza alla sovranità e all'indipendenza» oltre che alle regole del diritto internazionale: «È per questo che abbiamo deciso il dispiegamento di nostre forze in Groenlandia», ha detto.
«Stiamo scivolando verso un mondo senza legge, dove solo la legge del più forte sembra contare», ha sottolineato Macron che ha messo in guardia contro la normalizzazione dei conflitti, che ora sono ibridi e si estendono a molteplici ambiti.
«L'Europa deve difendere il multilateralismo, che serve i nostri interessi e gli interessi di tutti coloro che si rifiutano di sottomettersi alla forza bruta», ha detto il capo dell'Eliseo. Per raggiungere questo obiettivo, «abbiamo bisogno, da un lato, di maggiore sovranità, maggiore autonomia per gli europei e, dall'altro, di un multilateralismo efficace che produca risultati attraverso la cooperazione».
Macron ha auspicato «soluzioni collaborative» e un «dialogo cooperativo», citando come esempi proprio la missione europea in Groenlandia intrapresa da diversi paesi europei in risposta alle minacce di Donald Trump, nonché le discussioni in seno al G7.
Macron ha poi sottolineato la necessità di sviluppare l'Unione europea dei mercati dei capitali per consentire agli europei di investire una quota maggiore dei propri risparmi nell'innovazione in Europa. «Abbiamo risparmi in Europa, più che negli Stati Uniti, ma troppi di questi vengono investiti al di fuori dell'Unione», ha sottolineato, chiedendo anche di «semplificare» le regole e rafforzare il mercato unico per sostenere l'innovazione e la crescita.
L'Europa - ha detto - deve affrontare la sua mancanza di crescita basandosi su tre pilastri di sovranità: protezione, semplificazione e investimenti. Deplorando il ritardo della competitività europea rispetto a quella degli Stati Uniti, ha ritenuto gli europei «troppo ingenui» di fronte a mercati chiusi o protetti. Ha quindi chiesto maggiore realismo e ha annunciato la sua intenzione, insieme alla Commissione UE, di gettare le basi per una «preferenza europea» per proteggere l'industria del vecchio continente.
Il presidente francese proprio in apertura del suo discorso al WEF non ha risparmiato una stoccata a Trump, che in più occasioni ha ricordato come dal suo ritorno alla Casa Bianca otto guerre si sono chiuse.
«Questo è un periodo di pace, stabilità e prevedibilità», ha ironizzato Macron, che indossa gli ormai consueti occhiali da sole specchiati a causa di un piccolo problema alla vista. Poi il capo dell'Eliseo ha fatto riferimento alle guerre nel mondo e, rivolgendosi a Trump, ha dichiarato di aver «sentito che alcune di loro sono state risolte».
Ieri Trump, in una lettera al primo ministro norvegese Jonas Gahr Store, si è lamentato perché il suo Paese «ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato otto guerre».
14:12
14:12
«L'IA ha il potenziale di aumentare notevolmente il prodotto interno lordo svizzero»
L'intelligenza artificiale (IA) ha il potenziale di aumentare notevolmente il prodotto interno lordo (Pil) svizzero: è quanto emerge da uno studio presentato oggi al Forum economico mondiale (WEF) di Davos.
La ricerca - realizzata dalla società di consulenza Implement Consulting Group e commissionata dal colosso informatico americano Google nonché da Digitalswitzerland, organizzazione che promuove la digitalizzazione del paese - stima che l'adozione diffusa dell'IA potrebbe portare a un incremento dell'11% del Pil svizzero nell'arco di un decennio, pari a 80-85 miliardi di franchi.
L'analisi si focalizza sul contributo specifico nei processi di ricerca e sviluppo (R&S), dove l’IA potrebbe aumentare l'efficienza del 10-20%, con un potenziale di 15 miliardi all'anno entro il 2034. Le opportunità si articolano su tre dimensioni chiave: la prima è l'utilizzo dell'IA per accelerare l'innovazione nella ricerca scientifica e industriale; la seconda è la produzione di tecnologia IA stessa; la terza, cruciale, è la commercializzazione delle innovazioni attraverso aziende digitali. La capacità della Svizzera di far crescere queste imprese sarà determinante per sfruttare appieno il potenziale.
«L'IA può spingere significativamente i processi di R&S», afferma Christine Antlanger-Winter, direttrice di Google Svizzera, citata in un comunicato. «Per rimanere competitivi e garantire che i benefici dell'intelligenza artificiale raggiungano tutta la popolazione, dobbiamo cogliere queste opportunità in modo coraggioso e responsabile».
Da parte sua Franziska Barmettler, CEO di Digitalswitzerland, sottolinea l'importanza di far arrivare i vantaggi dell'IA alle piccole e medie imprese, come pure alle industrie tradizionali: per questo l'associazione ha promosso uno specifico piano d'azione svizzero per l'IA. Per finire, Hvidt Thelle di Implement Consulting evidenzia come il potenziale delle nuove tecnologie sia massimo in settori ad alta intensità di ricerca come la farmaceutica, con un impatto atteso sul Pil elvetico superiore a quello medio Ue.
13:13
13:13
«La Svizzera deve mantenere e consolidare le relazioni con Pechino»
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha incontrato stamani al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) il vicepremier cinese He Lifeng. Per il ministro elvetico dell'economia è fondamentale: la Svizzera deve mantenere e consolidare le relazioni con Pechino.
Si è trattato di «uno scambio importante», ha scritto su X il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR). Il post è stato corredato da alcune foto che hanno immortalato il colloquio odierno con la delegazione cinese.
He Lifeng è una figura chiave all'interno del governo cinese, considerato lo «zar economico» del Dragone e il principale negoziatore per il commercio estero.
Venerdì Parmelin, durante il suo intervento al tradizionale incontro della sezione UDC zurighese all'Albisgüetli, aveva sottolineato l'importanza di ottimizzare l'attuale accordo commerciale con Pechino. Nel migliore dei casi, i negoziati potrebbero concludersi già quest'anno e il nuovo accordo di libero scambio potrebbe essere pronto per essere siglato.
Nel corso dell'incontro del suo partito, il consigliere federale vodese aveva inoltre affermato che la Confederazione deve mantenere relazioni il più possibile buone con tutti i principali partner commerciali. Il futuro della Svizzera dipende dalla diversificazione dei suoi mercati, aveva ribadito.
Nel suo intervento a Davos, oggi He Lifeng ha difeso il libero scambio e la globalizzazione, attaccando i dazi e le guerre commerciali. «I dazi e le guerre commerciali non hanno vincitori», ha affermato il vicepremier cinese, elogiando i benefici del «libero commercio e della globalizzazione economica» e avvertendo che il sistema commerciale globale affronta «la sua sfida più grande degli ultimi anni».
«Gli atti unilaterali e gli accordi commerciali di alcuni Paesi violano chiaramente i principi fondamentali e le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio», ha aggiunto, mettendo in guardia contro il rischio di un ritorno alla «legge della giungla, in cui i forti intimidiscono i deboli».
He Lifeng ha poi respinto le critiche sul surplus commerciale cinese, sostenendo che Pechino vuole essere non solo «la fabbrica del mondo», ma anche «il mercato del mondo». «Ma quando la Cina vuole comprare, altri Paesi non vogliono vendere», ha osservato, in riferimento alle restrizioni statunitensi sull'export verso Pechino di microchip avanzati per l'intelligenza artificiale.
La Cina - ha affermato - «intende offrire un trattamento paritario alle imprese straniere rispetto a quelle nazionali, spingerà verso i servizi la sua economia largamente sbilanciata sul manifatturiero e intende diventare un gigante dei consumi».
13:12
13:12
Zelensky: «La situazione energetica in Ucraina è la priorità, ma andrò a WEF se i documenti saranno pronti»
«Sia il 'piano di prosperità' (per la ricostruzione postbellica, ndr) che le garanzie di sicurezza sono documenti molto importanti. C'è solo l'ultimo miglio per completarli. Se i documenti saranno pronti, avremo un incontro e un viaggio» a Davos.
«Se ci saranno pacchetti energetici o decisioni su difesa aerea aggiuntiva, andrò sicuramente», ha detto Volodymyr Zelensky citato dai media ucraini, aggiungendo che «ora la sfida è in Ucraina» sebbene «stiano arrivando segnali dal team ucraino da Davos che hanno quasi completato il documento sulla ricostruzione. Vedremo. Per ora, sono al mio posto», ha affermato, spiegando che la situazione energetica in Ucraina «è la priorità ora».
13:11
13:11
«L'invito all'Iran cancellato per bugie e pressioni politiche»
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha criticato il Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) per aver cancellato il suo intervento, accusando gli organizzatori di aver preso la decisione sulla base di «bugie e pressioni politiche».
In un post su X, il capo della diplomazia iraniana ha affermato che la decisione è stata presa «sulla base di bugie e di pressioni politiche da parte di Israele e dei suoi proxy e apologeti basati negli Stati Uniti».
Araghchi ha parlato di un «evidente doppio standard», accusando Davos di aver escluso l'Iran, ma di non aver preso lo stesso provvedimento nei confronti di Israele dopo la guerra a Gaza, una scelta che a suo dire «trasmette deriva morale e intellettuale».
Araghchi era atteso oggi al forum annuale che riunisce nei Grigioni leader politici e dell'economia di tutto il mondo, ma il WEF ha ritirato l'invito sostenendo che non sarebbe stato «appropriato» alla luce della «perdita di vite civili in Iran nelle ultime settimane». Chiaro il riferimento alla repressione durissima delle proteste antigovernative scoppiate a fine dicembre nella Repubblica islamica.
12:16
12:16
Novartis a Davos: «L'Europa resta indietro, priorità agli investimenti USA»
Da Davos il CEO di Novartis Vasant Narasimhan traccia una netta linea di demarcazione tra Europa e Stati Uniti nella strategia d'investimento del colosso farmaceutico. L'ambiente per gli investimenti fuori dall'Europa è attualmente «decisamente più favorevole», ha affermato il 49enne in un'intervista a Bloomberg.
La dichiarazione arriva in un contesto di nuove incertezze geopolitiche e tensioni doganali, sfide particolarmente rilevanti per un settore con cicli di innovazione superiori ai dieci anni. Sebbene queste «instabilità» non vadano sottovalutate, secondo Narasimhan non minano comunque il modello di affari di Novartis.
È controproducente adottare ora un comportamento di reazione agli eventi, ha sostenuto il dirigente. La strategia di Novartis rimane quella di perseguire l'innovazione e di cercare acquisizioni per rafforzare il proprio portafoglio, mantenendo un profilo «molto attivo nel mercato delle transazioni», come già avvenuto lo scorso anno.
La critica più diretta è però riservata al vecchio continente. «Sembra che l'Europa preferisca aggrapparsi alle vecchie industrie e ai sussidi, ad esempio in agricoltura, piuttosto che puntare sulle tecnologie innovative», ha osservato il manager americano con origini indiane. Per questo motivo, la dirigenza di Novartis pianifica di espandere gli investimenti principalmente negli Stati Uniti, ritenendo l'approccio americano più orientato al futuro.
12:16
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«Gli shock geopolitici possono - e devono - rappresentare un'opportunità per l'Europa»
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nel corso del suo odierno intervento al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR), ha spiegato che gli scossoni geopolitici possono e devono rappresentare un'opportunità per il Vecchio Continente.
«Gli shock geopolitici possono - e devono - rappresentare un'opportunità per l'Europa. A mio avviso, il cambiamento sismico che stiamo attraversando oggi è un'opportunità, anzi una necessità, per costruire una nuova forma di indipendenza europea. Questa esigenza non è né nuova né una reazione agli eventi recenti. È un imperativo strutturale da molto più tempo», ha detto von der Leyen durante il suo discorso al WEF.
Illustrando gli impegni intrapresi da Bruxelles e sottolineando la necessità di lasciare indietro la nostalgia, la presidente della Commissione UE ha affermato che «se questo cambiamento è permanente, anche l'Europa deve cambiare in modo permanente. È tempo di cogliere questa opportunità e costruire una nuova Europa indipendente».
Von der Leyen ha poi evocato la questione della Groenlandia e la pressione esercitata dagli USA verso la Danimarca e i Paesi europei che sono intervenuti inviando negli scorsi giorni truppe sull'isola. «Stiamo lavorando a un pacchetto di misure per la sicurezza dell'Artico. Il primo principio è piena solidarietà con la Groenlandia e la Danimarca: la sovranità e l'integrità del loro territorio non sono negoziabili», ha ribadito von der Leyen, annunciando inoltre «un massiccio piano di investimenti europei» per l'isola.
«Collaboreremo con gli USA e con tutti i partner sulla sicurezza più ampia dell'Artico», ha sottolineato. «Dovremmo destinare l'aumento della spesa per la difesa allo sviluppo di una capacità europea di rompighiaccio e altre attrezzature essenziali», ha aggiunto la politica tedesca. «Quando si tratta della sicurezza della regione artica, l'Europa è pienamente impegnata e condivide gli obiettivi degli Stati Uniti in questo ambito», ha ribadito.
«Credo che l'Europa debba adattarsi alla nuova architettura e alle nuove realtà della sicurezza che stiamo affrontando: è per questo che l'Europa sta preparando una propria strategia di sicurezza, che intendiamo pubblicare entro la fine dell'anno».
In merito alle tariffe punitive annunciate da Washington, von der Leyen ha ribadito che i patti devono essere rispettati e si aspetta che essi vengano rispettati. «I dazi aggiuntivi proposti sono un errore, soprattutto tra alleati di lunga data. L'UE e gli Stati Uniti hanno concordato un accordo commerciale lo scorso luglio. E in politica, come negli affari, un accordo è un accordo. E quando gli amici si stringono la mano, questo deve significare qualcosa».
«Consideriamo il popolo degli Stati Uniti non solo nostri alleati, ma nostri amici. E trascinarci in una pericolosa spirale discendente aiuterebbe solo i nemici stessi che entrambi ci impegniamo così tanto a tenere fuori dal nostro panorama strategico», ha ribadito.
Nel suo discorso, la politica tedesca ha toccato anche il conflitto in Ucraina, che sta per entrare nel suo quinto anno. «La Russia intensifica i suoi attacchi, uccidendo civili ogni giorno. Solo la scorsa settimana, i bombardamenti sulla rete energetica ucraina hanno lasciato milioni di persone al buio, al freddo e senza acqua. Questo deve finire», ha intimato la leader europea, con un prolungato applauso dalla platea.
«Tutti desideriamo la pace per l'Ucraina. Riconosciamo il ruolo del presidente Trump nel far avanzare il processo di pace e lavoreremo a stretto contatto con gli Stati Uniti. L'Ucraina deve trovarsi in una posizione di forza», ha proseguito von der Leyen, specificando che «per questo abbiamo deciso di concedere all'Ucraina un prestito di 90 miliardi di euro per il 2026 e il 2027. Con questo sostegno ci assicuriamo che l'Ucraina possa: rafforzare la propria difesa sul campo di battaglia; potenziare le proprie capacità difensive; mantenere in funzione i servizi essenziali».
«Soprattutto, ciò riafferma l'impegno incrollabile dell'Europa per la sicurezza, la difesa e il futuro europeo dell'Ucraina», ha detto la leader europea. «Parallelamente, abbiamo deciso di immobilizzare permanentemente i beni russi e di riservarci il diritto di farne uso. Questo deve servire da forte monito per la Russia e da messaggio al mondo: l'Europa starà sempre accanto all'Ucraina, fino a quando non ci sarà una pace giusta e duratura», ha sostenuto von der Leyen.
12:15
12:15
Guterres non sarà a Davos per un «forte raffreddore»
Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres non potrà partecipare al WEF di Davos a causa di «un forte raffreddore», ha dichiarato un portavoce a Ginevra.
«Purtroppo il Segretario Generale deve annullare la sua partecipazione alla riunione annuale del Forum economico mondiale a Davos», prevista per domani, perché «ha preso un forte raffreddore», ha dichiarato Rolando Gomez ai giornalisti a Ginevra.
11:49
11:49
Parmelin apre il WEF ringraziando per il sostegno internazionale ricevuto dopo Crans-Montana
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha dato ufficialmente il via ai lavori del Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) con un commosso ringraziamento per il sostegno internazionale ricevuto dopo la catastrofe di Crans-Montana (VS). Nel suo discorso inaugurale, il capo del dipartimento federale dell'economia ha sottolineato come la tragedia abbia saputo mobilitare energie e unire le persone al di là di ogni avversità.
«È impressionante vedere in che misura questa catastrofe ha potuto rafforzare la collaborazione», ha affermato il 66enne nell'intervento - tenuto in francese - al centro dei congressi della cittadina grigionese. A suo avviso questa unità d'intenti non dovrebbe però limitarsi alle emergenze, per quanto drammatiche: Parmelin ha espresso l'auspicio che un simile spirito di cooperazione si estenda anche alle relazioni internazionali, per trovare soluzioni sostenibili e durature alle «sfide del nostro tempo».
Tra queste l'esponente UDC ha citato esplicitamente i conflitti in Ucraina e a Gaza, come pure le crisi in Sudan, Venezuela e Iran. Nonostante i molteplici fronti di difficoltà, secondo Parmelin l'esistenza del WEF e la presenza a Davos di alti rappresentanti dimostra che il mondo è pronto a rafforzare il dialogo e le istituzioni comuni per affrontare e superare queste prove.
11:36
11:36
Zelensky non arriverà oggi al WEF
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky «non arriverà oggi» al Forum economico mondiale (WEF), malgrado la delegazione di Kiev avesse pubblicizzato un discorso al pubblico di Davos (GR) alle 14.30.
Lo riferiscono fonti diplomatiche all'agenzia italiana Ansa, secondo cui la decisione di non recarsi al WEF, dove è presente una folta delegazione statunitense con il presidente Usa Donald Trump oltre ai vertici della Nato e dell'Unione europea, sarebbe legata ai bombardamenti in corso in Ucraina.
11:35
11:35
«Dobbiamo riconquistare la fiducia del mondo»
Il Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) si presenta alla sua 56esima edizione con una nuova guida e con l'imperativo di «riguadagnare la fiducia» del mondo. A dichiararlo è il nuovo co-presidente dell'organizzazione Larry Fink, CEO del colosso finanziario americano BlackRock.
«È evidente che il mondo ha meno fiducia in noi», ha ammesso il 73enne che per il suo lavoro alla testa del gestore patrimoniale nel 2024 ha incassato quasi 31 milioni di dollari (25 milioni di franchi al cambio odierno). La sua priorità, condivisa dal co-presidente del WEF e numero uno di Roche André Hoffmann, sarà quindi proprio quella di riconquistare questa credibilità, intaccata dalle pesanti accuse di corruzione che hanno coinvolto il fondatore storico Klaus Schwab, costretto alle dimissioni la scorsa estate.
Il nuovo corso punta su una maggiore trasparenza e un impegno concreto verso le voci non rappresentate all'interno del forum, ha assicurato il dirigente. L'obiettivo è rinnovare il ruolo dell'organizzazione come piattaforma di dialogo globale, dopo una fase di forte crisi reputazionale.
11:23
11:23
Tre poliziotti feriti nelle proteste a Zurigo
Gli scontri registrati ieri sera alla fine della manifestazione anti Trump a Zurigo hanno causato tre feriti tra le forze dell'ordine. Diverse migliaia di persone hanno partecipato all'evento organizzato in occasione dell'avvio del Forum economico mondiale (WEF).
Lo indica su richiesta di Keystone-ATS la polizia comunale di Zurigo, aggiungendo di aver effettuato un arresto. Non è però ancora chiaro se la persona fermata verrà segnalata o meno alla procura.
Un poliziotto è stato raggiunto a una gamba da un sasso, un secondo è stato colpito sempre agli arti inferiori da un oggetto pirotecnico e un terzo è caduto a causa di una barricata eretta dai dimostranti presso l'incrocio Stauffacher. Infine un quarto agente è stato colpito in testa da un sasso, ma è rimasto illeso grazie al casco.
Inoltre sono stati disegnati graffiti lungo il percorso del corteo, vernice è stata lanciata sulle facciate e vetrine sono state rotte, ha comunicato la polizia zurighese. L'ammontare dei danni non è ancora noto, ma le forze dell'ordine hanno indicato di non aver notizia di ferimenti tra i manifestanti.
A fine corteo, membri dei "black bloc" e altri manifestanti hanno continuato il percorso, questa volta in maniera non autorizzata, nelle zone della Militärstrasse e della Kasernenstrasse. Dopo aver inizialmente tollerato lo sbarramento di una strada, la polizia ha disperso i manifestanti con l'uso di cannoni ad acqua, attorno alle 21:30.
I partecipanti alla protesta se la sono allora presa con le forze dell'ordine, lanciando pietre e fuochi d'artificio, provocando la risposta degli agenti con lacrimogeni e proiettili di gomma, si legge nella nota. Attorno alle 23:00 è tornata la calma.
L'evento era stato organizzato dal Movimento per il Socialismo, per protestare contro la presenza del presidente statunitense Donald Trump al WEF di Davos (GR).
07:51
07:51
Degenerata la protesta di Zurigo
Scontri si sono registrati ieri sera a Zurigo al termine della manifestazione anti Trump. Diverse migliaia di persone hanno partecipato all'evento organizzato in occasione dell'avvio del Forum economico mondiale (WEF). Graffiti sono stati disegnati lungo il percorso del corteo, vernice è stata lanciata sulle facciate e vetrine sono state rotte, ha comunicato la polizia zurighese. L'ammontare dei danni non è ancora noto.
Nessun ferito
A fine corteo, membri dei «black bloc» e altri manifestanti hanno continuato il percorso, questa volta in maniera non autorizzata, nelle zone della Militärstrasse e della Kasernenstrasse. Dopo aver inizialmente tollerato lo sbarramento di una strada, la polizia ha disperso i manifestanti con l'uso di cannoni ad acqua attorno alle 21.30. I partecipanti alla protesta se la sono allora presa con le forze dell'ordine, lanciando pietre e fuochi d'artificio, provocando la risposta degli agenti con lacrimogeni e proiettili di gomma, si legge nella nota. Attorno alle 23 è tornata la calma. La polizia ha sottolineato che al momento non si hanno notizie di feriti. L'evento era stato organizzato dal Movimento per il Socialismo per protestare contro la presenza del presidente statunitense Donald Trump al WEF di Davos.
07:48
07:48
Parmelin apre il WEF con le minacce di Trump sullo sfondo
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin apre oggi il Forum economico mondiale (WEF) a Davos (GR) in un contesto teso. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre dazi aggiuntivi a otto Stati europei - Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Olanda, Finlandia e Regno Unito - che si oppongono alle sue mire espansionistiche in Groenlandia. Gli ambasciatori dell'Unione europea (Ue) hanno tenuto ieri a Bruxelles una riunione di emergenza a tal proposito e - secondo un portavoce del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa - un vertice straordinario dei 27 si terrà giovedì sera, sempre nella capitale belga.
Gli interventi previsti
Il presidente francese Emmanuel Macron ha indicato che intende chiedere l'attivazione dello strumento anticoercizione dell'Ue in caso di nuovi dazi doganali americani. Tale strumento, la cui attuazione richiede la maggioranza qualificata dei Paesi dell'Unione europea, consente tra l'altro di congelare l'accesso ai mercati pubblici europei o di bloccare determinati investimenti. Il discorso di Macron oggi a Davos, così come quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sarà seguito con particolare attenzione. I due prenderanno la parola dopo Parmelin. Sempre oggi dovrebbe intervenire al WEF anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: la Ukraina House, la sede della missione di Kev nella località grigionese, ha pubblicizzato un intervento nel primo pomeriggio.
La posizione della Svizzera
La Svizzera non è direttamente toccata dalle minacce dei dazi di Trump, anche se potrebbe subire danni collaterali. Il Governo è per ora rimasto discreto sulle minacce riguardanti la Groenlandia. Il compito principale del responsabile del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) sarà soprattutto quello di assicurare la riduzione dei dazi doganali nei confronti della Svizzera decisa a novembre. Un accordo deve ancora essere formalmente adottato entro il 31 marzo. Il mandato negoziale è pronto a Berna. Se anche gli americani sono pronti, i colloqui avranno luogo a Davos e potrebbero andare «molto rapidamente», aveva dichiarato alla stampa Parmelin. Donald Trump è atteso domani a Davos domani».
