Quando il Bitcoin arriva allo sportello

Per il quinto anno consecutivo, Lugano torna capitale del mondo digitale. Oggi si apre infatti il Plan B Forum, l’appuntamento legato all’iniziativa con cui dal 2022 la Città promuove il bitcoin e la tecnologia blockchain. Tra i molti relatori che converranno al Palazzo dei Congressi ci sarà anche Pascal Eberle, Chief of Staff e responsabile Bitcoin di Sygnum Bank, il gruppo bancario zurighese specializzato in attivi digitali, conosciuto a sud delle Alpi per le collaborazioni con alcuni istituti bancari della piazza ticinese. Nello specifico, con PKB Private Bank e, più di recente, con BancaStato, i cui clienti, da quest’estate, possono comprare, detenere e vendere criptovalute direttamente dal loro e-banking.
Accanto ad azioni e obbligazioni
Il servizio dell’istituto cantonale si appoggia proprio a Sygnum, che esegue gli ordini e custodisce gli averi crittografici con un collegamento (API) che passa dalla piattaforma informatica di Avaloq. «Il servizio di BancaStato si basa sul concetto di custodia», spiega al CdT Fritz Jost, Chief B2B Officer di Sygnum. «I clienti possono acquistare quattro criptovalute, cioè bitcoin, ether, litecoin e solana, e tenerle in portafoglio accanto ad azioni e obbligazioni, rivendendole se lo desiderano. Tutto avviene nell’e-banking e nell’app che già usano, senza dover gestire wallet né aspetti tecnici». Gli averi sono detenuti fuori bilancio e restano quindi protetti in caso di fallimento. Per Jost è un indizio di come procede l’adozione nel Paese: «I clienti arrivano agli attivi digitali tramite la banca di sempre, sotto la stessa vigilanza del resto del portafoglio».
Al lancio, a fine luglio scorso, BancaStato aveva parlato di una «domanda di nicchia», coerente con il proprio «approccio evolutivo». Aveva anche respinto il timore di incentivare la speculazione: «Offriamo solo quattro criptovalute quando al mondo ne esistono più di ottomila», aveva dichiarato al CdT Curzio De Gottardi, responsabile Area Prodotti e Servizi e vicedirettore della direzione generale di BancaStato (cfr. CdT del 23.7.2026). Su volumi e numero di clienti, per ora, non vengono fornite cifre.
Rischio concentrazione
Negli scorsi giorni la Finma ha autorizzato il primo ETF sul bitcoin domiciliato in Svizzera. Lo strumento è un ulteriore segno che il mercato degli attivi crittografici sta prendendo piede nel Paese. L’ETF, emesso da BIT Asset Management, è pensato soprattutto per gli investitori istituzionali, ma la natura stessa del prodotto potrebbe attirare anche i piccoli risparmiatori. L’autorità di vigilanza ne ha tuttavia ricordato i rischi, sottolineando le forti oscillazioni del bitcoin e la concentrazione dell’ETF su un solo attivo. «Ogni nuovo accesso regolamentato è il segno di un mercato che matura - commenta Jost - ma gli investitori devono essere prudenti». Negli ultimi cinque anni la volatilità annua del bitcoin si è dimezzata, osserva, ma resta elevata in termini relativi. «E un prodotto su un solo attivo comporta per definizione un rischio di concentrazione. Dimensionare la posizione e diversificare è sempre essenziale». Il consiglio è guardare oltre l’involucro, cioè chi detiene gli attivi sottostanti, come sono separati e chi vigila sul custode. Su questi punti, sottolinea Jost, il diritto svizzero è particolarmente solido. Dal 2021 la legislazione sulla tecnologia di registro distribuito (DLT) permette di separare dalla massa fallimentare di una banca le criptovalute che custodisce.
Una seconda «Crypto Valley»?
Lugano può aspirare al ruolo che Zugo si è conquistato come «Crypto Valley»? «I nuovi attori che si insediano in Ticino sono una buona notizia per tutto l’ecosistema svizzero», risponde Jost. «La regione ha uno slancio reale. La Città di Lugano ha la sua iniziativa Plan B, alla quale partecipiamo, e un numero crescente di banche locali offre ormai attivi digitali».
La vera forza, a suo avviso, resta però nazionale: un solo regolatore, una sola base giuridica e un settore bancario consolidato che integra questi attivi. Zugo, Zurigo, Ginevra e Lugano poggiano sulle stesse fondamenta. Il contributo distintivo luganese «potrebbe essere avvicinare gli attivi digitali ai clienti bancari di tutti i giorni», mentre altri poli accelerano nel private banking e nella gestione patrimoniale.
Venti contrari
Resta il contesto di mercato. I tassi d’interesse sono in rialzo - una tendenza che potrebbe presto toccare anche la Svizzera - e il bitcoin rischia di chiudere l’anno sotto i livelli di fine 2025. Can-Luca Köymen, Investment Strategist di Sygnum, non nasconde le difficoltà. «La capitalizzazione degli attivi digitali - spiega al CdT - è ancora piccola rispetto ad azioni e obbligazioni e nelle fasi di avversione al rischio (risk-off) questi attivi tendono a muoversi con gli altri attivi rischiosi. I tassi più alti aumentano anche il costo di detenere attivi che non rendono interessi. Una pressione di breve termine è plausibile, quindi».
«La tendenza strutturale - aggiunge - appare più solida. Le banche costruiscono accessi regolamentati e la custodia di livello istituzionale è ormai lo standard. Attraverso le nostre banche partner, oltre un terzo della popolazione svizzera ha oggi accesso regolamentato agli attivi digitali. Un’adozione di questo tipo si costruisce sulla fiducia. E in Svizzera quella fiducia poggia su una solida governance, sulla vigilanza bancaria e sulla certezza del diritto», conclude Köymen.
