Quando la collezione d'auto diventa linea di credito

Il mondo della finanza è maestra nell’innovare: dove c’è valore, prima o poi arriva un prodotto. Dopo le opere d’arte – e persino il vino – ora anche le collezioni d’auto, dalle vintage alle moderne fuoriserie, sono assurte a beni patrimoniali che, alla stregua degli attivi finanziari (titoli azionari) e proprietà immobiliari possono essere usati quale collaterale in operazioni di credito. E fra gli operatori attivi in questo particolare segmento della gestione patrimoniale troviamo anche J.P. Morgan Private Bank, che ha da poco lanciato una soluzione che consente ai propri clienti di ottenere prestiti a fronte delle loro collezioni di automobili classiche, rare o personalizzate.
Il mercato delle auto da collezione è tutt’altro che marginale, ma misurarlo non è semplice per via delle molte variabili e definizioni. Secondo alcune stime, il mercato globale delle auto classiche valva circa 40 miliardi di dollari nel 2024. Altre stime, che considerano il volume assicurabile totale delle decine di milioni di veicoli da collezione nel mondo, arrivano anche a mille miliardi di dollari. «È un segmento di nicchia», precisa al CdT Steven Hawkins, Head of Specialty Lending presso J.P. Morgan Private Bank a Londra. «Per noi il punto di partenza non è l’auto in sé, ma gli obiettivi del cliente». L’approccio dell’istituto parte dal bilancio patrimoniale del cliente, dove la collezione d’auto è solo una delle molte opzioni che si può considerare per ottenere liquidità. «Valutiamo con il cliente se, tra le alternative a disposizione, abbia senso usare la sua preziosa collezione come collaterale per raggiungere un obiettivo, ad esempio ottenere un prestito ponte per colmare un fabbisogno di liquidità sul breve termine, oppure per finanziare un investimento in azienda. Ma anche per far crescere la collezione stessa», spiega Hawkins.
Come si può facilmente intuire, questo segmento della finanza è riservato a pochi. Il profilo della clientela lo conferma: high- e ultra-high-net-worth individuals (HNWI e UHNWI) con patrimoni diversificati (finanziari, immobiliari, partecipazioni private), spesso con esigenze situazionali di liquidità o con l’intento di «lasciare che le auto finanzino le auto», cioè espandere la collezione senza intaccare altre risorse. «Vediamo tre profili tipici – spiega Hawkins – : la generazione successiva che ad esempio eredita una collezione e che necessita di capitali per i propri progetti ma che, per motivi soprattutto affettivi, non vuole rinunciare ai “gioielli di famiglia”; il cliente a cui serve un finanziamento ponte in attesa di un evento di liquidità, per esempio il pagamento di un dividendo; e chi considera la collezione d’auto una componente del proprio patrimonio da sviluppare con un finanziamento dedicato».
Sul come funziona, la disciplina è simile ad altri beni illiquidi (o immobili) che si mettono a pegno: perizie di terze parti, verifica della provenienza e della documentazione di proprietà, coperture assicurative adeguate e, se necessario, patti su custodia, manutenzione e movimentazione. Il rapporto prestito-valore (loan to value, LTV) non è standardizzato, dipende dalla qualità della collezione, dalla struttura dell’operazione e, di nuovo, dagli obiettivi. «Anche quando è possibile, questa soluzione non è necessariamente la più adatta per ogni cliente», osserva Hawkins. «E va considerata la tempistica: la due diligence su una collezione d’auto può richiedere più tempo rispetto a un collaterale finanziario liquido». E, a differenza dei crediti concessi con garanzie costituite da beni finanziari liquidi – come il classico credito lombard – su quelli garantiti da collezioni d’auto (o di opere d’arte, del resto) c’è da attendersi un «premio». «Come per ogni finanziamento su attivi illiquidi, il margine è più alto rispetto a un portafoglio azionario. Ma il livello dipende da struttura, il rapporto LTV e dalla relazione complessiva col cliente», spiega Hawkins. In altre parole, il tasso d’interesse non è da listino.
Il fenomeno dei prestiti garantiti da collezioni d’auto è emerso dapprima negli Stati Uniti, ci spiega l’esperto di J.P. Morgan Private Bank, ma l’offerta più recente si concentra su giurisdizioni europee precise – tra cui Inghilterra e Galles, Italia, Germania, Svizzera, Francia e Spagna – con possibilità di accesso con accesso per i clienti in tutta la regione, compreso il Medio Oriente, a seconda del luogo fisico in cui si trovano i veicoli.
