Quella banca di Zurigo che «lavava» i soldi del regime iraniano

Ogni volta che incassava una commissione, a sei cifre, Paul-Michel von Merey suonava un campanaccio in ufficio per festeggiare. Secondo fonti ben informate, scrive Bloomberg, la MBaer Merchant Bank di Zurigo, di cui von Merey era cofondatore, a volte addebitava ai clienti fino a dieci volte la tariffa corrente per l'elaborazione dei pagamenti. Parentesi: la banca è stata posta in liquidazione alcune settimane fa dalla Finma, l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, dopo la segnalazione dell’autorità statunitense antiriciclaggio FinCEN, unità del Dipartimento del Tesoro.
Riassumendo al massimo, le attività della MBaer hanno insospettito il citato Tesoro statunitense. Il segretario, Scott Bessent, in un comunicato ha dichiarato che la banca zurighese «ha convogliato oltre cento milioni di dollari attraverso il sistema finanziario statunitense per conto di soggetti illegali legati all'Iran e alla Russia». Nella segnalazione della FinCEN la MBaer veniva classificata come istituto ad alto rischio di riciclaggio. Di più, venivano proposte misure che, se adottate in via definitiva, avrebbero di fatto escluso la banca dal circuito dei pagamenti in dollari. Una «sentenza di morte commerciale» per qualsiasi istituto che operi sui mercati internazionali. La minaccia di escludere la banca dal sistema finanziario statunitense, da sola, è bastata a superare le contestazioni legali sollevate contro il precedente provvedimento della Finma, volto appunto a liquidare la società. Il peso politico e reputazionale di un’allerta proveniente da Washington, ha scritto il CdT a fine febbraio, si è rivelato determinante. Non a caso, venerdì 27 febbraio la MBaer ha ritirato il proprio ricorso contro l’ordine di liquidazione della Finma, rendendo dunque la decisione definitiva ed esecutiva. In seguito, la stessa Finma ha contestualmente comunicato di aver aperto procedimenti individuali nei confronti di quattro persone ritenute potenzialmente responsabili di violazioni del diritto di vigilanza.
Bloomberg, nello specifico, ha ricostruito le operazioni della banca. Capace, negli anni, di operare sottotraccia rispetto alle leggi e, ancora, con complicità rispetto alle attività di riciclaggio dei clienti. MBaer è stata fondata come banca d'affari con l'obiettivo di servire sia gli interessi commerciali dei clienti sia i loro patrimoni privati. Il cofondatore che dà il nome alla banca nonché il primo amministratore delegato, Mike Baer, aveva lavorato per dodici anni presso Julius Baer Group Ltd, la banca fondata dal suo bisnonno. All'inizio del 2005, Baer aveva lasciato la banca di famiglia e, secondo il suo profilo LinkedIn, aveva ricoperto posizioni diverse presso Odey Asset Management e Falcon Private Bank. Quindi, la creazione della Merchant Bank. La quale ha sfruttato e non poco il cognome e la reputazione della famiglia. Nel corso degli anni, la banca ha registrato una rapida espansione, in particolare nel 2023. Alla fine del 2025, deteneva un patrimonio di clienti pari a circa 4,9 miliardi di franchi svizzeri, contava circa 700 clienti e circa 60 dipendenti.
Secondo alcuni addetti ai lavori, scrive Bloomberg, la cultura della banca ricorderebbe quella dei tempi più spensierati della finanza svizzera. Ovvero, prima che il confronto con gli Stati Uniti in merito all'evasione fiscale negli anni Duemila portasse alla fine del segreto bancario assoluto. Secondo gli investigatori della FinCEN, la banca ha iniziato ad attirare l'attenzione per potenziali attività di riciclaggio di denaro legate al Venezuela intorno al 2020. A quanto pare, la banca avrebbe poi concesso un finanziamento della macchina bellica del Cremlino e avrebbe contribuito a incanalare i fondi derivanti dal petrolio iraniano di nuovo sotto il regime, compreso il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie. «MBaer ha inoltre consentito l'accesso al sistema finanziario statunitense» a persone che forniscono sostegno materiale a fondi legati all'Iran, compreso il sostegno a «organizzazioni terroristiche straniere iraniane» ha dichiarato la FinCEN in un documento pubblicato il 2 marzo.
I funzionari hanno accusato MBaer di aver agevolato i pagamenti in relazione a un traffico internazionale di petrolio e riciclaggio di denaro gestito dalla Forza Quds della Guardia Rivoluzionaria. Gli Stati Uniti considerano la Forza Quds, che opera all'estero, un'organizzazione terroristica. I clienti di MBaer hanno versato circa 37 milioni di dollari in relazione a una società sanzionata denominata Turkoca Import Export Transit Co. Ltd. Una simile operazione, normalmente, avrebbe fatto scattare campanelli d'allarme in materia di riciclaggio. Turkoca, chiarisce Bloomberg, era un'«entità di transito» utilizzata dagli affiliati della Forza Quds per riciclare denaro e fondi destinati all'Iran, secondo la FinCEN. A quanto pare, MBaer disponeva di diversi metodi per passare inosservata. I dipendenti hanno attivato i pagamenti in Svizzera, in franchi o in euro, per i clienti ad alto rischio nel tentativo di aggirare i maggiori controlli sulle transazioni in dollari, secondo fonti vicine all'istituto. Molti dipendenti, ancora, hanno incontrato notevoli ostacoli interni dopo aver espresso le proprie preoccupazioni o sono stati allontanati dall'azienda. Ciò ha creato un clima di paura tra il personale e una certa riluttanza a «mettere in evidenza le presunte irregolarità», hanno affermato le persone.
Nel 2023 le autorità statunitensi e la Finma avevano avviato un'indagine per monitorare più attentamente la banca. Più o meno nello stesso periodo, la MBaer aveva smesso di collaborare con la sua banca corrispondente negli Stati Uniti, il Credit Suisse. Un ruolo poi assunto da JPMorgan. Un anno più tardi, nel 2024, Bignia Vieli, allora membro del Consiglio di amministrazione, aveva invece incaricato lo studio legale di cui era socia di effettuare una revisione dell'infrastruttura operativa della banca. Erano stati rilevati rischi sistemici e il suggerimento principale era stato quello di autodenunciarsi alla Finma. Nonostante le preoccupazioni relative al riciclaggio di denaro, a quanto pare nessuno ha dato seguito a quella relazione. Non era stata apportata alcuna misura correttiva.
La Finma aveva avviato formalmente un procedimento nei confronti di MBaer nel 2024. Spiegando, successivamente, che il 98% delle recenti operazioni della banca, secondo un rapporto, provenivano da fonti «ad alto rischio». La banca avrebbe sistematicamente omesso di indagare nel contesto delle relazioni con i propri clienti e avrebbe contribuito attivamente ad aggirare il congelamento dei beni dei propri clienti, ha affermato la Finma. Tuttavia, secondo il sistema normativo svizzero, gli istituti di credito possono continuare a svolgere la propria attività mentre è in corso un procedimento. All’inizio del 2026, un provvedimento della Finma che ordinava la chiusura di MBaer era bloccato in tribunale a seguito di un ricorso presentato dalla stessa MBaer, finché il Tesoro statunitense come detto non è intervenuto.
Lo scorso 9 febbraio, ribadisce Bloomberg, l'amministratrice delegata di MBaer, Annett Viehweg, ha cercato di rassicurare i dipendenti. Chiarendo che MBaer si sarebbe difesa in tribunale, secondo quanto riferito da una fonte. Alla fine, invece, la banca ha negoziato con la Finma i termini per procedere alla liquidazione. Le parti, nello specifico, erano in disaccorso sul menzionare o meno la questione del riciclaggio nel comunicato in cui veniva annunciata la chiusura. Sia von Merey sia Baer hanno lasciato l'istituto e mantenuto un profilo basso. È sorprendente, conclude Bloomberg, che un'azienda accusata di riciclaggio per conto di soggetti venezuelani, iraniani e russi sia rimasta attiva per così tanto tempo. Continuando, in sostanza, a fare affari. La Finma ha definito il caso «estremamente serio», mentre la clientela «ad alto rischio» di MBaer dovrà aspettare (forse) anni per una risoluzione definitiva. Con poche, anzi minime chance che un'altra banca svizzera li accolga.
