Banche

Quella liquidazione misteriosa

Il caso della MBaer Merchant Bank di Zurigo posta in liquidazione la scorsa settimana dalla Finma dopo la segnalazione dell’autorità statunitense antiriciclaggio FinCEN - Il Ministero pubblico della Confederazione non ha aperto incarti penali né per l’ipotesi di riciclaggio né per quella di finanziamento del terrorismo
Dimitri Loringett
07.03.2026 06:00

L’improvvisa segnalazione dall’autorità statunitense competente in materia di riciclaggio, l’autorità svizzera di vigilanza sui mercati finanziari ne ordina la liquidazione, il Ministero pubblico della Confederazione non ha aperto alcun incarto. Questo l’epilogo della storia di una banca che non lo è più. «Non siamo più una banca - ha riferito al CdT un futuro ex dipendente dell’istituto - e adesso ogni operazione sottostà all’approvazione del liquidatore, un avvocato che non è propriamente un bancario». E il «limbo» può durare a lungo, mesi se non anni, a seconda della complessità degli affari e di eventuali ricorsi dei clienti.

Parliamo della MBaer Merchant Bank SA di Zurigo, istituto operante nel settore della clientela privata e del transaction banking (gestione dei pagamenti e delle operazioni finanziarie correnti, in particolare per clienti aziendali) guidato da Michael «Mike» Bär, pronipote del fondatore della banca Julius Bär, che nel 2015 lasciò il suo seggio in seno al Consiglio di amministrazione del prestigioso istituto privato zurighese (segnando così la definitiva uscita della famiglia dai vertici della banca) per fondare – assieme ad alcuni soci – una società a sua immagine e somiglianza. Tre anni dopo, nel 2018, ha ottenuto la licenza bancaria Finma, crescendo fino a diventare un istituto che, alla fine del 2025, contava 60 dipendenti, disponeva di patrimoni dei clienti per un ammontare complessivo pari a 4,9 miliardi di franchi svizzeri e gestiva circa 700 relazioni d’affari. Ed è proprio a causa di alcune di queste che la MBaer Merchant Bank è stata posta in liquidazione della Finma.

Il 64.enne banchiere Michael «Mike» Bär.
Il 64.enne banchiere Michael «Mike» Bär.

Non un fulmine a ciel sereno

In apparenza, tutto è precipitato nell’arco di quarantotto ore, tra il 26 e il 27 febbraio scorsi. In realtà, la storia affonda le radici dapprima in un contatto avuto con la banca nel 2023, quando la Finma le ha posto le prime domande sulle sue attività in Russia, seguita poi da un’indagine avviata nel 2024, nel corso della quale l’Autorità di vigilanza ha preso di mira alcune relazioni d’affari dell’istituto ritenute problematiche sul piano della conformità alle norme antiriciclaggio. Un primo segnale concreto è arrivato con il licenziamento del responsabile compliance della banca, Frank Grundler, la cui uscita non era passata inosservata sulla piazza finanziaria zurighese.

All’inizio dello scorso febbraio 2026, al termine di quasi due anni di accertamenti, la Finma ha emesso un ordine di liquidazione nei confronti della MBaer. La banca ha reagito impugnando la decisione presso il Tribunale amministrativo federale (TAF), un ricorso che, in sé, segnalava la volontà di resistere e lasciava aperta - almeno formalmente, per l’effetto sospensivo - la possibilità di un esito diverso.

L’avvertimento di Washington

È a questo punto che la vicenda assume una dimensione internazionale. Il 26 febbraio, il Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN), l’unità del Dipartimento del Tesoro statunitense preposta al contrasto del riciclaggio di denaro, ha pubblicato una segnalazione in cui classificava la MBaer come istituto ad alto rischio di riciclaggio, proponendo misure che, se adottate in via definitiva, avrebbero di fatto escluso la banca dal circuito dei pagamenti in dollari - una «sentenza di morte commerciale» per qualsiasi istituto che operi sui mercati internazionali. Le segnalazioni del FinCEN, che non è un organo giudiziario, non equivalgono a condanne e non hanno valore penale. Ma il peso politico e reputazionale di un’allerta proveniente da Washington - in un settore, quello bancario privato svizzero, che dipende in larga misura dalla fiducia internazionale - si è rivelato determinante.

Il giorno seguente, venerdì 27 febbraio, la MBaer ha ritirato il proprio ricorso contro l’ordine di liquidazione della Finma, rendendo la decisione definitiva ed esecutiva. In seguito, la Finma, come ha riferito ieri il portale finews.ch, ha contestualmente comunicato di aver aperto procedimenti individuali nei confronti di quattro persone ritenute potenzialmente responsabili di violazioni del diritto di vigilanza.

Il paradosso elvetico

Sul piano svizzero, si registra un apparente paradosso: la Finma ha agito con determinazione, ordinando la liquidazione dell’istituto; la Procura federale, invece, non ha aperto alcun procedimento penale, nonostante i presunti reati di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo lo richiederebbero. A una nostra richiesta di informazioni, un portavoce del Ministero pubblico della Confederazione ha risposto che «al momento il MPC non sta conducendo alcun procedimento in merito al contesto di interesse». L’assenza di un procedimento penale non chiude però definitivamente la porta a sviluppi futuri.

Una visita non casuale?

In questo contesto si inserisce un dettaglio che non ha mancato di suscitare interrogativi. Tra lunedì e martedì di questa settimana, il sottosegretario al Dipartimento del Tesoro USA delegato al contrasto del finanziamento del terrorismo, Jonathan Burke, si è recato a Berna per incontri istituzionali, tra cui - ha confermato al CdT la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) - colloqui con rappresentanti svizzeri: «Confermiamo i colloqui con rappresentanti del Tesoro USA», ha scritto il portavoce dello SFI, precisando però che «il contenuto degli scambi è riservato». Alla stessa domanda, la Finma ha rimandato alla SFI, mentre l’Associazione svizzera dei banchieri ha risposto con una formula di rito - «le visite istituzionali internazionali avvengono regolarmente» - e, infine, l’Ambasciata statunitense a Berna ha indirizzato le nostre richieste direttamente al Dipartimento del Tesoro a Washington, da cui non è giunta alcuna risposta. Ambasciata che, cosa insolita, ha diramato un comunicato, giovedì 26, praticamente in contemporanea con la comunicazione del Tesoro USA - con tanto di dichiarazione dell’ambasciatrice Calista Gingrich («Coloro che consentono il riciclaggio di denaro, facilitano le attività finanziarie illecite e sostengono chi elude le sanzioni rappresentano una minaccia significativa per i sistemi finanziari degli Stati Uniti, della Svizzera e di tutto il mondo».)

Il sottosegretario al Tesoro USA Jonathan Burke con l'ambasciatrice Calista Gingrich, in occasione dell'incontro di lunedì 2 marzo presso l'Ambasciata degli Stati Uniti in Svizzera, a Berna (dal profilo ufficiale Instagram dell'Ambasciata).
Il sottosegretario al Tesoro USA Jonathan Burke con l'ambasciatrice Calista Gingrich, in occasione dell'incontro di lunedì 2 marzo presso l'Ambasciata degli Stati Uniti in Svizzera, a Berna (dal profilo ufficiale Instagram dell'Ambasciata).

Insomma, nessun commento nel merito alla visita di Burke, da nessuna delle parti. Che il suo passaggio in Svizzera e la segnalazione del FinCEN fossero due eventi del tutto indipendenti, è possibile, se non probabile. Ma la coincidenza temporale solleva il dubbio, legittimo, che la vicenda MBaer sia tutt’altro che «marginale».