Revolut punta alla Svizzera, ma gli hacker rovinano la festa

Il «timing» della richiesta di Revolut di ottenere una nuova licenza bancaria in Europa, questa volta in Svizzera, appare non essere dei migliori, visto il clamoroso caso di hackeraggio ai danni dello Stato italiano, che ha coinvolto proprio i dati della neobanca. Le due cose non sono tuttavia collegate. Partiamo dalla prima.
La neobanca (o banca digitale, nel senso che non ha sportelli) britannica ha depositato mercoledì la sua domanda alla Finma, l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, che ora la sta esaminando. Finora molti svizzeri usano Revolut soprattutto come app comoda per pagare spese e servizi all’estero, quando sono in viaggio, tipicamente per vacanze. Con una licenza elvetica l’obiettivo è offrire un servizio bancario completo, includendo servizi quali il conto salario, un codice IBAN svizzero e una protezione dei depositi (in Svizzera sono garantiti dallo Stato fino a 100 mila franchi). In prospettiva, Revolut intende offrire anche l’elaborazione dei pagamenti per i commercianti, prodotti del pilastro 3a e persino l’accesso a Twint. «A lungo termine vogliamo diventare la banca di tutti i giorni dei nostri clienti in Svizzera», ha spiegato all’agenzia AWP Julian Biegmann, direttore generale per il mercato elvetico. Oggi, ammette il responsabile commerciale David Tirado, questo non è possibile: «Le persone vogliono sapere che i propri risparmi sono gestiti da un istituto svizzero, sottoposto alla vigilanza della Finma e non da una filiale di una banca estera».
Mercato affollato
Numeri alla mano, Revolut è già oggi il maggiore operatore digitale sulla piazza, con 1,3 milioni di clienti in Svizzera, 240 mila in più nel solo 2025, contro i circa 400 mila di Yuh e i 250 mila di Neon, per citarne due tra i più popolari. L’azienda prevede di investire oltre 150 milioni di franchi in cinque anni, destinati in buona parte, ha precisato Biegmann, al reclutamento locale nei settori della conformità e della lotta alla criminalità finanziaria. Conta inoltre di triplicare l’organico entro la fine del 2027, dagli attuali trenta dipendenti di Zurigo.
La spinta arriva da una crescita globale impetuosa: nelle ultime tre settimane, riferisce ancora Biegmann, il gruppo ha accolto un milione di nuovi clienti sulla piattaforma. Il mercato in cui vuole crescere, però, è tutt’altro che vuoto. «La piazza bancaria svizzera è già molto diversificata», osserva l’Associazione svizzera dei banchieri (ASB), da noi contattata. Accanto agli istituti tradizionali si sono affermate numerose neobanche, da Alpian a Swissquote, da Yuh a Neon, fino a key4 di UBS. E molti clienti, aggiunge l’ASB, li utilizzano in parallelo. Le app, infatti, «integrano i rapporti bancari esistenti, anziché sostituirli completamente».
Da Londra a Vilnius a Zurigo
La domanda alla Finma è l’ultimo tassello di una rapida espansione in Europa. Lo scorso agosto Revolut ha ottenuto una licenza bancaria piena in Francia, dopo il via libera dell’ACPR (l’autorità di vigilanza bancaria francese) e della BCE. A Parigi ha promesso di investire un miliardo di euro e di aprire il suo quartier generale europeo, forte di sette milioni di clienti nel Paese. Nel Regno Unito la licenza piena è arrivata a marzo, dopo un braccio di ferro pluriennale con le autorità, mentre negli Stati Uniti il gruppo ha incassato un’autorizzazione condizionata dall’OCC, l’agenzia governativa che vigila sulle banche nazionali. Con oltre 80 milioni di clienti e una valutazione di 115 miliardi di dollari, il colosso londinese è ormai una delle maggiori realtà fintech europee, decisa a costruire entità bancarie regolate localmente anziché operare da un’unica base. E quella base, finora, è stata la Lituania.
Ma perché una società inglese opera dalla Lituania? La risposta è la Brexit. Uscito dal mercato unico, il Regno Unito ha perso il «passaporto» che permette a una banca autorizzata in un Paese dell’UE di operare in tutta l’Unione. Per continuare a servire la clientela europea Revolut ha avuto bisogno di un’entità comunitaria, creandola quindi a Vilnius nel 2018, attratta da un regolatore aperto all’innovazione e da costi contenuti. La Francia è diventata poi il secondo polo. La Svizzera, invece, è fuori dall’UE e dallo Spazio economico europeo: qui il passaporto non vale e serve una licenza a sé. Da qui la richiesta alla Finma.
La partita della fiducia
Il percorso non è privo di ombre. Nell’aprile 2025 la Banca di Lituania ha inflitto a Revolut una multa di 3,5 milioni di euro per carenze nel dispositivo antiriciclaggio, ritenuto che i sistemi non individuavano con costanza le operazioni sospette. Non un accertamento di riciclaggio, ma una falla nei controlli. Già in precedenza la BCE aveva limitato il lancio di nuovi prodotti da parte del gruppo, giudicandone troppo rapida la crescita. Elementi, questi ma forse anche altri, che la Finma vorrà certo vedere risolti.
L’ASB non si sbilancia sull’esito («la decisione spetta esclusivamente alla Finma», afferma), ma pone una condizione: che per tutti valgano «gli stessi requisiti normativi e le stesse condizioni di concorrenza». E ricorda dove la sfida si gioca davvero. Finora gli operatori digitali hanno inciso soprattutto su pagamenti, servizi quotidiani e investimenti, mentre sul credito e sulle ipoteche, «la fiducia e la consulenza personalizzata continuano a svolgere un ruolo centrale».
È lì, sul core business delle banche retail svizzere, che si troverà il vero banco di prova per Revolut.
