L'intervista

«Senza l'acquisizione di BSI non saremmo quello che siamo oggi»

In occasione della presentazione dei risultati d’esercizio 2025 di EFG e a 10 anni dall’acquisizione di BSI abbiamo fatto il punto con l’amministratore delegato dell’istituto, Giorgio Pradelli
© CdT/Chiara Zocchetti
Dimitri Loringett
19.02.2026 06:00

In occasione della presentazione dei risultati d’esercizio 2025 di EFG e a 10 anni dall’acquisizione di BSI abbiamo fatto il punto con l’amministratore delegato dell’istituto bancario zurighese, Giorgio Pradelli.

Il 22 febbraio 2016 EFG annunciava l’acquisizione di BSI. Dai timori (legittimi) di allora, passando dall’esercizio non sempre indolore dell’integrazione, si giunge oggi a una realtà bancaria tra le più importanti della Svizzera – e tuttora significativa per la piazza ticinese. È andata bene, quindi, se non oltre le attese...
«Io c’ero, all’epoca ero responsabile proprio dell’integrazione. Lo dico sempre: se non avessimo fatto l’acquisizione e la combinazione con BSI, oggi non saremmo qui. Lo penso davvero. Senza BSI, EFG avrebbe una dimensione diversa e, anche dal punto di vista qualitativo, la storia sarebbe un’altra. Molti dei colleghi che compongono la direzione generale e il Global Business Committee, come Franco Polloni, Demis Stucki e Sanjin Mohorovic, provengono da BSI. Per noi è stata un’acquisizione fondamentale. Lasciando da parte UBS e Credit Suisse – che è un caso sistemico – la combinazione tra BSI ed EFG rimane una delle più grandi operazioni nel private banking in Svizzera. Abbiamo tratto molte competenze da quella fusione e le abbiamo valorizzate. E il Ticino è rimasto un polo centrale, penso al risk management e alla sala mercati, ma anche al segmento dei gestori esterni. Siamo molto fieri di questo risultato perché insieme siamo diventati una delle prime banche di private banking del Paese».

Il CEO di EFG International, Giorgio Pradelli.
Il CEO di EFG International, Giorgio Pradelli.

A proposito di acquisizioni, ne avete annunciate ben tre in un anno (Cité Gestion a Ginevra e ISG ad Auckland nel 2025; Quilvest a Zurigo il mese scorso). Prevedete ulteriori acquisizioni nei prossimi anni, anche per raggiungere i vostri obiettivi di crescita?
«La nostra strategia di crescita resta innanzitutto organica: è sempre stato il nostro primo motore. Detto questo, siamo pronti ad affiancarle acquisizioni mirate, quando si presentano le condizioni giuste. Negli anni abbiamo definito criteri molto chiari per valutare queste opportunità. Prima di tutto, ci interessa crescere nei mercati in cui siamo già presenti, così da aumentare la scala delle nostre attività e ottenere sinergie reali. Un altro criterio è l’affinità culturale: vogliamo integrare realtà che condividano i nostri valori e il nostro modo di fare affari. Infine, c’è un criterio strettamente finanziario: ogni acquisizione deve contribuire alla redditività del gruppo e raggiungere un ritorno sull’investimento di almeno il 10% entro tre anni. Va detto anche che, dopo un lungo periodo di paralisi nel settore – dalla pandemia di Covid fino all’anno scorso – il mercato si è riaperto e oggi ci vengono presentati molti più dossier. Questo ci permette di valutare nuove opportunità in modo più strutturato. Tuttavia, le acquisizioni non si possono pianificare con precisione, dipendono dal mercato, dal tipo di obiettivi disponibili e dal buon esito delle trattative».

Nell’ultimo lustro il «bottom line» (utile) di EFG è cresciuto costantemente e oggi è tre volte quello di inizio decennio. Il vostro piano strategico 2026-28 parla di una crescita dell’utile a un tasso del 15%. Date le incertezze globali, è un obiettivo realistico?
«È ambizioso, ma realistico. Va detto che nel 2023 abbiamo superato per la prima volta i 300 milioni di franchi di utile e molti commentatori sostenevano che fosse un risultato non ripetibile, legato soprattutto al livello dei tassi d’interesse. E invece possiamo dire che per il terzo anno consecutivo siamo rimasti sopra quella soglia, pur avendo assorbito diversi elementi legati al passato. Inoltre, negli ultimi anni abbiamo dovuto confrontarci con fattori esterni tutt’altro che favorevoli, tra cui il calo dei tassi e l’indebolimento del dollaro rispetto al franco. Nonostante questo, se si guarda alla sola operatività, la crescita è stata molto solida. Lo scorso anno la crescita del risultato operativo è stata del 18%. È vero che il contesto globale è difficile da interpretare, ma finché sui mercati permane volatilità accompagnata da un atteggiamento generalmente “risk on”, per noi la situazione rimane favorevole: i clienti sono attivi e un mercato dinamico crea molte opportunità di transazione e di generazione di ricavi. Il rischio sarebbe un improvviso posizionamento “risk off” prolungato degli investitori, come abbiamo visto dopo il Liberation Day dell’aprile scorso, ma al momento non ci sono segnali in tal senso».

Dopo quella con BlackRock, in questi giorni avete annunciato la collaborazione con il gigante Capital Group, nell’ottica di fornire più strumenti, anche digitali, a supporto dei vostri consulenti. Non c’è il rischio però di snaturare il loro ruolo?
«Per noi il ruolo del CRO (client relationship officer, ndr) resta assolutamente centrale: la tecnologia non lo sostituisce, lo potenzia. Il mercato cambia, i clienti hanno strumenti sempre più evoluti e dobbiamo mettere i nostri consulenti nelle condizioni di offrire un servizio migliore e più rapido. Per questo investiamo sia in team specialistici sia in soluzioni tecnologiche come Aladdin Wealth di BlackRock, che consentono simulazioni e analisi immediate, impensabili da fare manualmente. Parliamo di un “augmented CRO”, un consulente che mantiene la relazione al centro, ma supportato da strumenti che gli permettono di essere più efficace, preciso e veloce».

Il Consiglio federale ha messo in consultazione il pacchetto di misure per le banche sistemiche. L’eventuale entrata in vigore delle regole impatterà anche EFG?
«Per quanto riguarda le misure relative al capitale, per noi non ci sarebbe alcun impatto. È vero che il Governo federale ha presentato un pacchetto molto ampio, con diverse misure e alcune di queste – come, ad esempio, quelle legate al senior management regime – potrebbero avere un effetto anche su di noi»

Archiviato l'anno con un afflusso di capitali e utile record

EFG International ha archiviato un 2025 su livelli record, segnato da una crescita a doppia cifra e da una capacità di generazione di valore che supera le stesse linee guida del Gruppo. L’istituto zurighese, presente anche a Lugano, ha annunciato un utile netto di 325,2 milioni di franchi svizzeri, sostenuto da una raccolta netta di 11,3 miliardi, il dato più alto registrato dalla crisi finanziaria globale a oggi.

Le masse gestite hanno raggiunto così il picco storico di 185 miliardi di franchi, con un incremento del 12% rispetto al 2024. A spingere questa crescita è stata una combinazione di forte sviluppo organico (tasso di crescita del 6,8%, ben oltre l’obiettivo del 4-6%) e l’impatto positivo delle acquisizioni strategiche portate a termine nell’anno (Cité Gestion a Ginevra e ISG in Nuova Zelanda).

Anche la redditività ha mostrato cifre di tutto rispetto: il risultato operativo è balzato del 26% a 493,1 milioni di franchi, mentre il rapporto costi-ricavi è migliorato sensibilmente scendendo al 69,8%. Grazie a questi risultati, il Consiglio d’amministrazione proporrà, il prossimo 20 marzo all’assemblea degli azionisti, un dividendo di 0,65 franchi per azione, in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente.

La reazione in Borsa

Di altro tenore, invece, la reazione alla Borsa di Zurigo, dove in mattinata il titolo perdeva oltre il 9%, per poi recuperare nel pomeriggio, chiudendo infine la seduta a 18,52 franchi (-2,53%). «La reazione dei mercati è sempre difficile da prevedere – commenta al CdT il CEO Giorgio Pradelli – , probabilmente alcuni investitori non si aspettavano l’accantonamento legato a un vecchio caso, nonostante fosse già stato anticipato da anni. Sul piano operativo, però, il 2025 è andato meglio delle attese e le dinamiche di Borsa vanno lette nel lungo periodo, non sul singolo giorno».