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Essere previdenti

Si può aumentare la pensione?

A causa dell’aumento della speranza di vita, dei rendimenti più bassi e dei cambiamenti nel mercato del lavoro, il secondo pilastro fatica a garantire il tradizionale 60% dell’ultimo salario
Fabrizio Ammirati
Fabrizio Ammirati
28.02.2026 06:00

L’articolo 1 della legge sulla previdenza professionale (LPP) stabilisce che il suo scopo è quello di mantenere in modo adeguato, assieme alla prestazione dell’AVS, il tenore di vita usuale all’insorgere del pensionamento.

Il concetto di «tenore di vita usuale» è ovviamente assai soggettivo, anche se comunemente si fa riferimento al 60% dell’ultimo salario. In altri termini, la somma dell’AVS e della pensione del secondo pilastro dovrebbe essere pari al 60% dell’ultimo salario percepito. La percezione comune e i dibattiti che si sviluppano attorno a questo tema sembrano contraddire tale tesi. I motivi sono molteplici. I tassi di conversione cosiddetti «avvolgenti», ossia quelli che si applicano alla somma dei contributi calcolati sia sulla parte obbligatoria, sia su quella sovraobbligatoria del salario assicurato, sono scesi in maniera significativa negli ultimi anni e si situano in media attorno al 5,2%, con un andamento opposto rispetto all’aumento della speranza di vita. In altri termini, vivendo più a lungo, l’assicurato deve «spalmare» il capitale accumulato su un numero maggiore di anni, cosicché la pensione del secondo pilastro si riduce. Oltre a ciò, bisogna considerare che anche la struttura del mercato del lavoro si è evoluta nel tempo, non sempre in meglio. Il posto fisso, in cui si lavora per quarant’anni e dove il salario cresce in linea con l’inflazione - ossia le ipotesi principali per raggiungere l’obiettivo del 60% -, diventa sempre più raro. L’ingresso nel mondo del lavoro anche ben oltre i 25 anni, le carriere discontinue e la scarsa capacità dei salari di tenere il passo con l’effettivo aumento del costo della vita rendono l’accumulo di risparmio previdenziale più incerto; ciò si somma a una speranza di vita più lunga e a tassi di rendimento sui mercati dei capitali meno vantaggiosi.

Attorno a questa situazione si è acceso il dibattito su come invertire la rotta e contrastare la riduzione delle rendite pensionistiche. Alcuni addetti ai lavori puntano il dito sui rendimenti realizzati dalle casse pensioni, ritenendoli troppo bassi e motivando la critica con un modello di gestione giudicato eccessivamente conservativo. Si osserva, infatti, come esista spazio per una maggiore esposizione al rischio azionario a discapito degli investimenti obbligazionari.

Un’altra linea di pensiero propone di rimodulare le aliquote contributive applicate al salario, che determinano i contributi pagati dai dipendenti e dai loro datori di lavoro. Questa era una delle proposte di riforma della LPP, bocciate con il referendum del 2024, e mirava ad aumentare le aliquote di contribuzione per i lavoratori più giovani e a ridurle per quelli più anziani. Ciò avrebbe permesso di accumulare più contributi su un arco di tempo più lungo.

Anche la misura di ridurre la soglia di entrata nel secondo pilastro avrebbe favorito una maggiore contribuzione e, quindi, un capitale previdenziale più elevato. La filosofia sottostante era chiara: per contrastare la riduzione dell’accumulo di capitale occorre risparmiare di più e farlo su un lasso di tempo più lungo.

Il tempo, infatti, è un’ulteriore variabile spesso citata. Per avere una pensione più alta in un sistema a capitalizzazione come quello del secondo pilastro, occorre contribuire per più anni e far lavorare il capitale più a lungo. Le proposte di estendere i contributi al secondo pilastro prima del compimento del 24. anno di età vanno in questa direzione, anche se spesso i percorsi scolastici tendono a ritardare l’ingresso nel mondo del lavoro.

Estendere il pensionamento oltre l’età di riferimento, attualmente fissata a 65 anni, è anch’essa una soluzione che mira ad allungare il periodo di accumulo e, per di più, a ridurre gli anni di pensionamento, a parità di speranza di vita. Su base volontaria ciò è già possibile. Che diventi la norma per tutti è un esercizio politico che, in assenza di circostanze straordinarie e alla luce degli ultimi risultati referendari sulle riforme della LPP, pochi avrebbero il coraggio di promuovere