Motori

Un altro colosso cinese scommette sul Ticino: Chery apre a Lugano e Locarno

Il gruppo asiatico, primo marchio a superare il traguardo dei 7 milioni di veicoli esportati in tutto il mondo, debutta in Svizzera puntando sull’ibrido e su una rete di vendita e assistenza - Dimitris Chanazoglou, CEO di Luxi Motors: «La Svizzera italiana è un mercato molto importante per noi»
Mattia Sacchi
18.10.2026 06:00

il mercato automobilistico svizzero si arricchisce di un nuovo marchio cinese: Chery, che mercoledì a Zurigo ha presentato la propria strategia di ingresso nella Confederazione. A sostenerne l’espansione è Luxi Motors, filiale di Samelet, gruppo internazionale specializzato nell’importazione e nella distribuzione automobilistica, con un portafoglio di quindici marchi. Un progetto che coinvolge direttamente anche il Ticino, con due punti di vendita e assistenza a Lugano e Locarno, e che punta inizialmente sull’ibrido e sulla costruzione di una rete nazionale.

Dimitris Chanazoglou, dal 1° ottobre CEO di Luxi Motors AG, assegna alla Svizzera italiana un ruolo importante fin dalla partenza: «Il Ticino è un mercato sul quale vogliamo essere presenti da subito, con due sedi che offriranno sia la vendita sia l’assistenza. Cominciamo così, poi seguiremo lo sviluppo della domanda per valutare se sarà necessario espanderci ulteriormente».

Nell’intervista al Corriere del Ticino, il dirigente descrive un ingresso costruito attorno alle esigenze degli automobilisti svizzeri. La prima scelta riguarda le motorizzazioni: i quattro SUV della famiglia Tiggo arrivano con sistemi full hybrid e plug-in, mentre la gamma del debutto non comprende vetture completamente elettriche.

«La domanda esiste per tutte queste tecnologie, ma abbiamo deciso di partire dalle due forme di ibrido, al momento le più richieste dai consumatori svizzeri. Vogliamo portare le auto che rispondono alle principali necessità dei clienti, poi ampliare l’offerta. Stiamo già valutando quali modelli completamente elettrici potrebbero essere introdotti in Svizzera: la direzione resta quella dell’elettrificazione».

Le full hybrid non richiedono una presa e si rivolgono quindi anche a chi non può ricaricare a casa o al lavoro; le plug-in consentono invece di utilizzare l’elettrico negli spostamenti quotidiani, conservando il motore a benzina per i viaggi. È attraverso questa doppia proposta che Chery cerca di raggiungere anche chi non intende ancora passare a una vettura alimentata soltanto a batteria.

Il secondo asse della strategia è la rete. Alla presentazione sono stati annunciati nove partner già pronti ad accogliere il pubblico, primo nucleo di un’organizzazione che dovrebbe raggiungere 45 punti di vendita e assistenza entro due anni. L’obiettivo è consentire a chi vive nei principali centri abitati di raggiungere una sede in circa un’ora di guida.

«Non vogliamo semplicemente mettere dei punti su una mappa. Stiamo costruendo prima di tutto una rete di servizio, insieme alla vendita, perché il cliente deve poter contare su di noi anche dopo l’acquisto. Le due cose devono crescere insieme».

L’insistenza sull’assistenza accompagna il lavoro di Luxi Motors per organizzare la presenza del marchio nel mercato rossocrociato. «Stiamo creando una struttura svizzera: abbiamo già trenta persone, lavoriamo con concessionari locali e abbiamo avviato un servizio clienti qui. Anche le garanzie saranno gestite in Svizzera. Parallelamente stiamo costituendo uno stock di ricambi per poter rispondere alle richieste con continuità».

Le sedi ticinesi seguiranno lo stesso criterio: affiancare alla crescita commerciale la capacità di assistere gli automobilisti nel tempo.

L’operazione potrebbe però avere un orizzonte più ampio del lancio di Chery. Secondo informazioni raccolte dal Corriere del Ticino, la strategia di Luxi Motors sarebbe destinata ad accompagnare anche l’arrivo di altri marchi cinesi. La rete in costruzione diventerebbe così la base per ulteriori sviluppi, sostenuti dall’esperienza di Samelet nella distribuzione di più costruttori.

Chanazoglou mantiene per ora l’attenzione sull’ampliamento dell’offerta Chery: «Cominciamo con la famiglia Tiggo, che costituisce la nostra base. Ci sono altri modelli prodotti in Cina e distribuiti nel mondo: stiamo valutando quali potranno trovare spazio sul mercato svizzero».

A sostenere il debutto saranno anche prezzi competitivi e una gamma semplificata, con un unico allestimento per ciascuna versione. «Il cliente deve scegliere il colore, senza doversi confrontare con una lunga lista di optional: abbiamo deciso di proporre vetture già complete nelle dotazioni».

Il prezzo rimane una leva per conquistare spazio, ma il CEO lo lega alla qualità del prodotto e alla solidità dell’organizzazione: «Il rapporto tra ciò che si paga e ciò che si riceve deve essere giusto. Quando prodotto, qualità e prezzo sono coerenti, gli automobilisti lo apprezzano, e lo abbiamo visto anche in Svizzera. È su questo che vogliamo costruire: il nostro è un investimento a lungo termine, siamo qui per restare».

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