USA, si inasprisce lo scontro tra Trump e Federal Reserve

Guai giudiziari in vista per Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana. Sullo sfondo, si intravede lo scontro con il presidente Donald Trump, che chiede da tempo un calo dei tassi negli Stati Uniti, e che in passato ha anche attaccato personalmente Powell, chiamandolo pubblicamente «knucklehead», ossia «testa di ferro», oppure anche «Numbskull», ossia «zuccone». Nelle scorse ore infatti è stato reso noto che l’ufficio del procuratore del distretto di Columbia ha avviato un’indagine penale nei confronti di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, in merito alla ristrutturazione della sede centrale della banca centrale USA a Washington e all’eventualità che Powell nell’audizione del giugno 2025 abbia mentito al Congresso americano sulla portata del progetto. Lo riferisce il New York Times.
La risposta di Powell
Powell ha risposto immediatamente con una nota, nella quale afferma: «Questa nuova minaccia è solo un pretesto. Nutro profondo rispetto per lo stato di diritto e per il principio di responsabilità nella nostra democrazia. Nessuno, e certamente non il presidente della Federal Reserve, è al di sopra della legge. Ma questa azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle continue pressioni esercitate dall’amministrazione Trump».
«La questione è se la Fed sarà in grado di continuare a fissare i tassi di interesse in base alle prove e alle condizioni economiche, o se invece la politica monetaria sarà guidata da pressioni politiche o intimidazioni», ha affermato Powell. Poco dopo la dichiarazione di Powell, Trump ha dichiarato alla NBC di non essere a conoscenza dell’indagine del Dipartimento di Giustizia. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha assicurato che non è stato Donald Trump a dare ordine al dipartimento di Giustizia di aprire l'indagine. «Il presidente ha tutto il diritto di criticare il capo della Fed. Ha il diritto alla libertà di parola, proprio come tutti voi», ha aggiunto la funzionaria. «Una cosa è certa: il presidente ha chiarito in modo inequivocabile che Jerome Powell non è bravo nel suo lavoro. Per quanto riguarda la questione se Jerome Powell sia un criminale, questa è una domanda a cui deve rispondere il dipartimento di Giustizia», ha detto ancora Leavitt.
Come valutare questa vicenda? Ne abbiamo parlato con Giovanni Barone Adesi, professore emerito di Teoria finanziaria all’USI. «È da parecchio tempo - commenta - che Trump è molto scontento di Powell, presidente della Fed, il quale si rifiuta di dare seguito alle sue richieste di abbassare i tassi di interesse. Ora sembra che Trump abbia colto l’occasione del fatto che la Federal Reserve sta rinnovando la sua sede a Washington, che pare sia costata 2,5 miliardi di dollari, per accusare Powell di malversazioni».
Azione del ministro dell’Edilizia
«A questo punto – aggiunge - non è chiaro se Trump sia stato direttamente il promotore di questa accusa, anche se certamente ne è a conoscenza. Secondo la stampa anglosassone sarebbe stata il ministro per l’Edilizia a promuovere la causa».
«Dal canto loro, i mercati finanziari non hanno preso la notizia molto bene, anche perché in fondo Powell è vicino alla scadenza del suo mondato, e comunque Trump non lo rinnoverebbe. È vero che in futuro Powell resterà nel board della Fed, ma ci resterà soprattutto perché è improbabile che questa accusa abbia delle conseguenze molto rapide. Ci vorranno mesi se non anni per formulare una sentenza, assumendo che ci si giunga. E quindi questa mossa viene vista più come un tentativo dell’Amministratore Trump di intimidire gli altri membri della Fed. È certamente spiacevole per gli Stati Uniti, anche se francamente non so quali siano i termini precisi di queste accuse».
«Ricordiamo – conclude Giovanni Barone Adesi - che è una vecchia abitudine dei politici americani quella di forzare la Fed ad abbassare i tassi di interesse prima delle elezioni. E in particolare le elezioni di novembre si prospettano molto problematiche per il partito repubblicano. Dal canto suo Powell resiste a queste pressioni non perché voglia aiutare i democratici, ma perché è preoccupato per l’evoluzione dell’inflazione negli Stati Uniti».
«La minaccia di perseguire Powell sembra mirata a garantire che Powell si dimetta da governatore il 15 maggio, alla scadenza del suo mandato di presidente della Fed», hanno affermato gli analisti di TD Cowen in una nota.
Record dell’oro
La vicenda ha avuto ripercussioni sui mercati internazionali. Le Borse europee hanno aperto in calo, con Zurigo (-0,37%), Parigi (-0,24%), Londra (-0,22%), Francoforte (-0,05%) e Milano (-0,38%). Anche la Borsa di Wall Street ha aperto in ribasso: l’indice Dow Jones ha avviato gli scambi con un calo dello 0,67%, mentre il Nasdaq era in flessione dello 0,39%. Inoltre, in mattinata oro e argento hanno raggiunto livelli record, visto che quanto successo alimenta i timori sull’indipendenza della banca e aumentando la domanda di beni rifugio. Il metallo giallo a metà giornata segnava un rialzo dello 0,65% a 4.625 dollari l’oncia, stabilendo un nuovo primato, così come l’argento, che è salito dell’1,57% a 85,57 dollari l’oncia. Si indebolisce invece il dollaro, che cede lo 0,38% a 85,6 centesimi di euro. L’indice del dollaro, che misura la forza del biglietto verde rispetto a un paniere di sei valute, ha chiuso in ribasso dello 0,3% a 98,899.
