Il punto

Wizz Air: «Prenotate i voli, supereremo la crisi del carburante»

József Váradi, amministratore delegato della compagnia ungherese molto attiva in Italia, ha parlato di alcune difficoltà ma di una situazione, al momento, gestibile: «E la domanda per l'estate è forte»
©OLIVIER HOSLET
Marcello Pelizzari
17.04.2026 15:00

«Abbiamo avuto problemi per la mancanza di carburante in tre aeroporti italiani, Venezia, Brindisi e Catania». Parole e musica, stonata, di József Váradi, amministratore delegato di Wizz Air, vettore low cost ungherese molto attivo in Italia, al punto da averne fatto il suo mercato principale. Intervistato dal Sole24Ore, il dirigente ha (per ora) aggiunto: «Tutto si è risolto nel giro di un giorno e in alcuni casi di qualche ora, senza dovere cancellare i voli. È successo solo in Italia, in nessun altro Paese europeo finora abbiamo avuto carenze di carburante».

La questione del cherosene, fra dichiarazioni allarmistiche, rassicurazioni, dati e prime, inevitabili misure continua a tenere banco nel settore dell'aviazione. Complice, evidentemente, la strozzatura legata a Hormuz, o meglio al conflitto che vede coinvolti Iran, Israele e Stati Uniti, con lo Stretto che rimarrà aperto per tutta la durata della tregua fra lo Stato ebraico e il Libano. «Se la fornitura di carburante dovesse scarseggiare in certi aeroporti, cercheremo di adottare una politica di tankering» ha detto Váradi, riferendosi alla pratica di imbarcare carburante extra in un aeroporto dove il prezzo è più basso per evitare di rifornirsi a destinazione, accettando di volare con un aereo più pesante pur di risparmiare (teoricamente) sui costi operativi. Se è vero che Swiss, fino ad alcune settimane fa, affermava di non avere ancora problemi circa l'approvvigionamento di cherosene, è evidente che il tema sta impegnando e non poco le compagnie, anche nei rimbalzi con la politica. Fatih Birol, segretario generale dell'Agenzia internazionale per l'energia, è stato addirittura tranciante: all'Europa restano «forse sei settimane di carburante».

Allarme o no?

Gli aeroporti europei, in coro, tramite l'associazione di riferimento, hanno già formulato un vero e proprio ultimatum all'Unione Europea. La domanda delle domande, al riguardo, è che cosa succederà o potrebbe succedere se il conflitto non dovesse risolversi. «Noi non siamo una compagnia petrolifera» ha replicato Váradi. «Non possiamo immagazzinare carburante. Ovviamente, stiamo parlando con vari fornitori, abbiamo diversi contratti. Quindi se c’è carenza di carburante in un aeroporto, potremmo ridurre l’offerta in quell’aeroporto. Stiamo monitorando il mercato ogni giorno, ogni singolo giorno. Quindi abbiamo il polso della situazione». E ancora: «Se non c’è carburante, non c’è carburante. Penso che dobbiamo essere pronti a questo scenario quando si presenterà. Noi siamo pronti a tutto. Ma questa è semplicemente un'ipotesi che non si può prevedere. Che cosa succederebbe se scattasse una tregua in Medio Oriente? Oppure se riaprisse definitivamente lo Stretto di Hormuz e il flusso di petrolio ricominciasse a fluire regolamente? Non lo sappiamo. E ancora, nonostante tutte queste nubi nere che sono state descritte da molte persone, di fatto il carburante viene fornito e non abbiamo un singolo volo che rischia di essere cancellato, in questo momento. Se la situazione cambiasse, per prima cosa prenderemmo in considerazione il tankering. Penso che il tankering sarebbe la nostra prima azione per mitigare la carenza di carburante negli aeroporti. Chiaramente, se non ci fossero fornitori alternativi perché nessuno ha carburante bisognerebbe cancellare i voli, ma è una situazione limite. Voglio dire, non credo ci siano soluzioni magiche, ma si può gestire».

La domanda di voli

Váradi, nell'intervista, prova a fare buon viso a cattivo gioco: «Penso che supereremo anche questa crisi e non sarà troppo dannosa. Visto come va il mondo oggi, incoraggerei le persone a prenotare. Senza esitazione, perché penso che la domanda sarà molto forte in Europa questa estate. Ecco perché penso che prenotare in anticipo sia meglio, più si aspetta e più sarà costoso». Parole tutto fuorché casuali, considerando che – fronte Wizz Air – «al momento la domanda è esitante, le persone stanno aspettando di capire che cosa succederà. Per quanto riguarda l’alta stagione estiva, invece, siamo in anticipo. Siamo più forti e si sta prenotando di più rispetto allo scorso anno. Siamo in una fase cruciale per decidere cosa fare in estate. Quello che posso dire è che l’Europa potrebbe diventare troppo affollata e troppo cara».

Molte compagnie, in particolare le low cost, stanno aumentando i voli in Europa proprio pensando alla domanda interna, per così dire. Nei mesi estivi, Wizz Air prevede di salire del 37% in termini di capacità. Grazie, da un lato, alle consegne di nuovi aerei e al ritorno nei cieli di quelli parcheggiati per i noti problemi ai motori. «Inoltre, abbiano ridotto la nostra presenza in Medio Oriente con la chiusura della base di Abu Dhabi e l’operativo dimezzato dal 10% al 5% nell’area. Tutta questa capacità è stata ricollocata in Europa. Quindi, noi siamo pronti ad assorbire la forte domanda non solo europea, ma anche quella proveniente dall’Asia e dal Medio Oriente costretta a cercare altre destinazioni per le vacanze: quest’anno prevediamo di trasportare 80 milioni di passeggeri dai 68,6 milioni del 2025, più di Lufthansa e British Airways in Europa».

Il prezzo del cherosene

Tutto molto bello. E ottimistico. Il prezzo del carburante, tuttavia, è più che raddoppiato dall'inizio del conflitto. Con un conseguente impatto sui biglietti. «L’aspetto più preoccupante di questa crisi – ha chiosato Váradi – è proprio l’aumento del costo del carburante. Le compagnie aeree europee, in particolare le low cost più dei vettori tradizionali, si proteggono con i contratti hedge. Nel nostro caso siamo coperti al 70% per 18 mesi, quindi fino a quando non scadono i contratti siamo protetti dagli aumenti del costo del carburante. Abbiamo un altro vantaggio rispetto ai concorrenti: i nostri 262 aerei, tutti della famiglia degli Airbus 320 di cui il 70% con la tecnologia neo, consumano il 17% in meno di carburante. All’improvviso, ci troviamo di fronte a una maggiore domanda e con un vantaggio competitivo significativo rispetto ai nostri competitor. Questo ci consente di offrire tariffe concorrenziali per un mercato, quello del viaggio aereo, ancora resiliente. Il problema è che operiamo in un ambiente molto instabile. Siamo anche vulnerabili perché abbiamo troppi problemi. Siamo esposti alla geopolitica, prima l’Ucraina poi il Medio Oriente. Siamo esposti alla catena di approvvigionamento. Siamo esposti a tutto. Non posso anticipare i risultati finanziari, però posso dire che abbiamo a disposizione 2 miliardi di euro di liquidità, quindi siamo molto liquidi rispetto a qualsiasi altra compagnia aerea e siamo molto concentrati sui costi. Allo stesso tempo, continuiamo a far crescere l’attività, come potete vedere, ma dobbiamo superare questo problema che ci condiziona ormai da cinque anni dei motori della Pratt & Whitney».

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