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Elezioni in Israele, primi exit poll: l'opposizione in vantaggio rispetto a Netanyahu

Si tratta della prima votazione dall'attentato del 7 ottobre – Sono circa 7 milioni e 331 mila gli israeliani chiamati alle urne – L'affluenza è al 74,3% – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Elezioni in Israele, primi exit poll: l'opposizione in vantaggio rispetto a Netanyahu

Si sono aperti alle 7 locali (le 6 in Svizzera) i seggi per la formazione della 26ma Knesset, il parlamento israeliano. Si tratta della prima votazione dall'attentato del 7 ottobre.

Sono circa 7 milioni e 331 mila gli israeliani chiamati alle urne oggi fino alle 22 locali (le 21 in Svizzera). In lizza ci sono 36 partiti, di cui solo 13 vengono rilevati nei sondaggi perché superano la soglia di sbarramento al 3,25%.

Gli exit poll verranno annunciati immediatamente con la chiusura delle urne, ma i risultati finali saranno ufficializzati solo otto giorni dopo il voto, il 4 novembre. Il conteggio delle 'buste doppie' - ossia di chi vota lontano dal proprio luogo di residenza, come soldati, diplomatici, persone ospedalizzate - richiede più tempo e in passato ha ribaltato i risultati emersi dagli exit poll iniziali.

In un sistema proporzionale puro a collegio unico, determinante per la distribuzione dei 120 seggi della Knesset è l'affluenza al voto che quest'anno, nelle prime elezioni dopo tre anni di guerra, è prevista essere particolarmente alta: i sondaggisti rilevano che il 74% della popolazione ha espresso la volontà di andare a votare.

Alle ultime elezioni del 2022 l'affluenza fu del 70%. I partiti più quotati alla vigilia sono il Likud, del premier in carica Benjamin Netanyahu (il più longevo sella storia del Paese), e Yashar! ('Dritto', 'Onesto') dell'ex capo di Stato maggiore dell'Idf Gadi Eisenkot.

Red. Online
27.10.2026 09:31
23:49
23:49
«Gli exit pool in Israele non conteggiano i voti dei seggi elettorali speciali»

Negli exit poll delle elezioni in Israele non sono conteggiate le centinaia di migliaia di schede espresse in seggi elettorali speciali, tra cui quelli allestiti presso basi militari, ospedali, carceri e ambasciate. Nelle elezioni precedenti, tali voti si erano orientati a favore della coalizione del primo ministro Benjamin Netanyahu. Lo ricorda il New York Times nel suo spazio dedicato alle elezioni israeliane. Quest'anno, le autorità elettorali hanno stimato che verranno espressi circa 600.000 voti di questo tipo, pari a circa il 10% degli aventi diritto. I risultati relativi a queste schede non dovrebbero essere resi noti prima di giovedì.

23:48
23:48
Smotrich: «Gli arabi non festeggeranno, a Gaza sorgeranno insediamenti ebraici»

«Vedo su alcuni schermi che gli arabi stanno festeggiando; ebbene, dico a voi e a loro: non permetteremo loro di festeggiare. Festeggiano perché pensano di riuscire a invertire la nostra rivoluzione degli insediamenti in Giudea e Samaria. Ebbene, dico loro: non ci riusciranno. Insediamenti ebraici sorgeranno a Gaza». Lo ha detto il leader del partito israeliano Sionismo Religioso, Bezalel Smotrich. Lo riporta Ynet.

23:48
23:48
Ben-Gvir: «Un governo d'unità nazionale con Eisenkot sarebbe paralizzante»

«Stasera stiamo scrivendo un altro capitolo nello sviluppo di Otzma Yehudit». Lo ha detto Itamar Ben-Gvir, commentando i risultati degli exit poll per le elezioni della Knesset israeliana con gli attivisti nella sede del partito. Ben-Gvir, il cui partito ha ottenuto 6 seggi secondo gli exit poll, ha aggiunto: «Purtroppo sento parlare di un possibile governo di unità nazionale con Eisenkot; si tratta proprio dello scenario contro il quale avevo messo in guardia e che i nostri amici del Likud si erano affrettati a smentire, dicendo 'non è vero'. Eppure, a soli due minuti dalla pubblicazione degli exit poll, sentiamo già parlare di un governo di unità nazionale. Sarebbe un governo paralizzante».

22:54
22:54
Gruppo famiglie del 7/10: «Gli elettori si sono espressi per la commissione d'inchiesta»

«Queste elezioni hanno riguardato la verità, la responsabilità e l'istituzione di una commissione d'inchiesta statale sul massacro del 7 ottobre. Stasera emerge, nella futura Knesset, una chiara maggioranza di 70 parlamentari favorevoli alla creazione di tale commissione. I cittadini israeliani si sono espressi: è giunto il momento che gli eletti facciano ciò che è loro richiesto». Lo ha dichiarato in seguito agli exit poll, il gruppo 'Famiglie del Consiglio di Ottobre' e lo riporta Ynet. «Chiediamo che tutti i leader di partito e i membri della Knesset che si sono impegnati a istituire una commissione d'inchiesta statale si uniscano - ancora prima dell'insediamento della nuova Knesset - e garantiscano che, fin dal primo giorno di attività, lavoreranno per dare vita a questa commissione, senza indugi e senza porre condizioni» aggiunge il gruppo.

22:53
22:53
Elezioni in Israele, affluenza alla chiusura dei seggi al 77,7%

Fin dai primi dati sull’affluenza, pubblicati dalla Commissione elettorale centrale dopo due ore dall’apertura delle urne, è emersa l’imponente partecipazione al voto. Con rilevazioni che ogni due ore hanno segnato il superamento del dato del 1981, del 1977, e del 1973, anno in cui la Commissione ha iniziato a registrare i dati. Alla fine, il 77,7% degli israeliani si è recato alle urne, 7,1 punti percentuali in più rispetto al 2022. Altissima soprattutto la presenza ai seggi degli arabi-israeliani, che rappresentano il 18% dell’elettorato del Paese, con le comunità beduine del Negev che hanno fatto registrare una partecipazione più alta che in molte altre cittadine a maggioranza ebraica o ultraortodossa.

21:52
21:52
Commissione elettorale, risultati domani sera

La radio ufficiale israeliana ha riferito, citando il Segretario generale della commissione elettorale, che la commissione prevede di annunciare i risultati ufficiali delle elezioni domani sera e ha confermato che non vi è alcun margine per falsificare i risultati.

21:43
21:43
Lista Unita arabi: «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo»

«Lo sentivamo già sul territorio e avevamo previsto che la Lista Unita avrebbe potuto raggiungere i 10 seggi o anche di più. Ne avevo parlato anch'io. Riteniamo che i risultati dimostrino che siamo riusciti a raggiungere l'obiettivo: una lista unita forte, capace di cambiare e con la nostra intatta capacità di non spezzarci». Così il presidente della Lista Unita, uno dei partiti arabi, Yousef Jabarin ha commentato i risultati dei sondaggi, secondo i quali il suo partito otterrebbe 10-11 seggi. La dichiarazione è riportata da YNet.

21:41
21:41
Yair Golan: «Un'opportunità storica per il governo del cambiamento»

«L'opinione pubblica si è espressa: ha sfiduciato il governo Netanyahu. Abbiamo ricevuto un'opportunità storica di formare un vero governo del cambiamento in Israele e non abbiamo alcuna intenzione di lasciarcela sfuggire». Lo scrive il presidente del partito israeliano dei Democratici Yair Golan. «Rappresentiamo una vasta parte della cittadinanza che, per quattro anni, ha lottato nelle piazze, si è iscritta al partito e si è mobilitata sul campo per convincere gli altri. Faremo tutto il possibile affinché un tale governo venga costituito. Siamo pronti a collaborare con tutti i nostri partner, a colmare le distanze e ad assumerci le nostre responsabilità. Il popolo ha parlato. Ora tocca a noi metterci al lavoro».

21:33
21:33
Gadi Eisenkot pronto a guidare il governo

A meno di mezz’ora dalla chiusura delle urne, Gadi Eisenkot ha scritto sul suo profilo X: «I risultati degli exit Poll indicano una totale sfiducia nei confronti di Netanyahu e del governo del 7 ottobre, sia da parte della maggioranza sionista sia da parte della maggioranza dei cittadini israeliani. Se questi sono i risultati finali, siamo di fronte a una vittoria per la maggioranza sionista statale in Israele. Agirò immediatamente per realizzare la decisione del popolo, sostituire il governo Netanyahu e istituire un governo di mobilitazione sionista, il prima possibile».

«Non lasciatevi confondere: il blocco di Netanyahu ha subito una grave sconfitta. Si tratta di un crollo totale; l'opinione pubblica ha detto loro di andare a casa». Lo ha affermato Yair Lapid, ex premier e numero due del partito di opposizione Insieme, commentando gli exit poll.

21:14
21:14
Primi exit poll in Israele: in vantaggio l'opposizione, Likud primo partito

La coalizione anti-Netanyahu guidata da Gadi Eisenkot ha ottenuto 53 seggi contro i 50 della coalizione del Primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, il cui partito, il Likud, mantiene però la maggioranza relativa: è quanto risulta dagli exit poll alla chiusura dei seggi delle elezioni politiche israeliane.

Nessuno dei due principali blocchi disporrebbe dei 61 seggi necessari per governare senza il sostegno dei partiti arabi, protagonisti di un risultato storico.

Secondo le proiezioni di Channel 13, il blocco di Netanyahu otterrà complessivamente 50 seggi sui 120 del Parlamento israeliano, contro i 53 assegnati alle formazioni dell'opposizione guidate da Gadi Eisenkot. I partiti arabi conquisterebbero complessivamente 17 seggi.

Il Likudm a giudicare dagli exit poll, rimarrebbe la maggiore forza politica con 25 deputati, seguito da Yashar, il partito di Eisenkot, con 23. Nella coalizione di destra, Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir otterrebbe 6 seggi, Giudaismo unito nella Torah 7, Shas 6 e Sionismo religioso di Bezalel Smotrich 6. La formazione Amcha Yisrael non supererebbe la soglia di sbarramento.

Nel campo dell'opposizione, oltre ai 23 seggi di Yashar, la lista Together ne conquisterebbe 14, i Democratici 9 e Yisrael Beiteinu 7.

Particolarmente significativo il risultato delle formazioni arabe, che raggiungerebbero complessivamente 17 seggi: 10 alla Lista comune e 7 alla Lista araba unita. Un risultato che potrebbe rendere determinante il loro sostegno per la formazione di una nuova maggioranza parlamentare.

Gli exit poll indicano dunque una sconfitta numerica del blocco di Netanyahu rispetto all'insieme delle altre forze politiche, ma non delineano ancora una maggioranza di governo alternativa. Il futuro esecutivo dipenderà dagli equilibri tra i partiti dell'opposizione e dalla disponibilità delle formazioni arabe a sostenere una nuova coalizione.

Si tratta di dati provvisori, basati sugli exit poll, in attesa dello scrutinio ufficiale.

20:44
20:44
Vicesindaca di Bat Yam del partito democratico aggredita

Katy Piastky, vicesindaca di Bat Yam e membro del partito Democratico israeliano, è stata aggredita vicino a una scuola della città, insieme ad altri cinque attivisti del partito. Lo scrive Ynet. Secondo i suoi collaboratori, «Netanyahu si trovava in quel momento nell'ufficio del sindaco Tzvika Brot all'interno del municipio».

Piastky è stata insultata e le sono state rivolte grida, mentre gli attivisti che erano con lei sono stati aggrediti fisicamente da circa 30 persone.

20:41
20:41
Gli Houthi colpiscono il cuore petrolifero saudita di Ras Tanura

Una notifica d'allarme sui cellulari e poi un forte boato. Al-Khobar, scintillante località turistica saudita sul Golfo Persico, è stata svegliata all'alba dai tuoni della guerra con gli Houthi. L'obiettivo dei miliziani yemeniti però era qualche chilometro più a nord, e non era né un resort di lusso né un centro commerciale: «Abbiamo colpito la raffineria di Ras Tanura, nella provincia orientale, con un missile balistico», scriverà più tardi su X il portavoce della milizia anti-saudita.

Ras Tanura, cioè la più grande raffineria del Regno e una delle più rilevanti dell'intero Medio Oriente, un colosso targato Aramco da 550 mila barili di greggio al giorno: il cuore petrolifero, di fatto, del Paese. In passato, Ras Tanura era stata bersagliata più volte da attacchi iraniani, il più grave a marzo scorso, quando i droni di Teheran costrinsero i responsabili a fermare parzialmente la produzione. A qualche mese di distanza sono gli alleati yemeniti a proseguire il lavoro.

L'attacco all'alba ha causato «incendi di vaste proporzioni», ha rivendicato il portavoce militare degli Houthi Yahya Saree. Per l'agenzia di sicurezza marittima Vanguard «l'incendio è stato domato» - così risulta anche a Bloomberg - ma «l'entità del danno e l'eventuale impatto sulle operazioni di carico del petrolio rimangono al momento poco chiari». Sui social, in ogni caso, circolano video della strada tra la raffineria e il Golfo sovrastata da colonne di fumo. Il cui odore ha raggiunto anche il naso delle Borse, con un sobbalzo del petrolio a 102,4 dollari al barile in alta mattinata, poi rientrato fino alla chiusura a -0,61% a Wall Street.

Giornata difficile, l'ennesima, per l'Arabia Saudita che la notte scorsa ha fatto sapere di aver intercettato e distrutto tre missili nella provincia orientale e non registra vittime civili, ma che deve contare i danni a Riad. Nel pomeriggio si è ripetuto nella capitale lo schema del mattino nei pressi della raffineria: l'alert sui cellulari, poi le esplosioni, quattro in particolare, che hanno scosso i vetri delle finestre. Due sono stati colpiti dalle difese aeree (i detriti hanno colpito un edificio, un cantiere e un'auto) ma almeno uno, secondo gli aggressori, è andato a segno: «Le nostre forze armate hanno preso di mira il ministero della Difesa nella capitale saudita nemica Riad, con un missile balistico e il colpo è stato diretto», scrive ancora il portavoce Houthi su X, che parla anche di due aerei da trasporto militari centrati dai loro missili, «il primo presso l'aeroporto di Najran e il secondo presso la base aerea di Khamis Mushait», nel sud ovest del Paese, tra il confine dello Yemen e il Mar Rosso, dalla parte opposta della penisola.

Un conflitto a tutto campo che ha spinto il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa a telefonare al capo del governo yemenita riconosciuto, portandogli solidarietà e auspicando «una soluzione politica». Ma anche sul fronte diplomatico lo scenario non sembra sorridere: ieri, su richiesta del presidente Sisi, il parlamento egiziano ha autorizzato le sue forze armate a fornire sostegno per la difesa dell'Arabia Saudita. Una decisione, quella del Cairo (che con Riad ha strette relazioni), che per gli Houthi equivale a «una dichiarazione di guerra»: «Trascinare le forze egiziane in una nuova guerra ne esaurirebbe le capacità - ha detto Mohammed Ali Al-Houthi, membro del Consiglio politico supremo del movimento - e servirebbe i disegni del nemico israeliano che mira a impadronirsi del Sinai».

20:36
20:36
Commissione Israele: «Nessuna proroga, le urne chiuderanno alle 22»

La Commissione elettorale centrale israeliana ha deciso che l'orario del voto non sarà prorogata e le urne chiuderanno alle 22 come previsto (le 21 in Svizzera). Il Likud del premier Benjamin Netanyahu aveva chiesto che l'orario di voto venisse prolungato.

20:35
20:35
Putin: «Cresce il ruolo del Qatar nella risoluzione di diverse crisi»

Il presidente russo Vladimir Putin, durante i colloqui al Cremlino con l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, ha sottolineato il crescente ruolo di mediazione del Paese mediorientale nella risoluzione delle crisi, anche nel Golfo Persico.

«Desidero sottolineare il maggiore coordinamento a livello internazionale, dato il significativo ruolo di mediazione che il Qatar svolge nella risoluzione di diverse crisi, anche nel Golfo Persico», ha affermato Putin, citato dal'agenzia Tass. «Fin dall'inizio del conflitto con l'Iran, come sapete, vostra altezza, la Russia ha auspicato la fine delle ostilità e la ricerca di una soluzione politica e diplomatica», ha aggiunto Putin. Il presidente russo ha inoltre sottolineato il ruolo di Russia e Qatar come produttori di gas naturale e nella stabilità del mercato energetico globale, che «dipende molto da un efficace coordinamento tra i due Paesi».

«Il Memorandum di Islamabad, firmato a giugno con la mediazione di Qatar e Pakistan, rimane rilevante come base per far progredire il processo negoziale. Da parte nostra, siamo pronti a fare tutto il possibile per contribuire a risolvere questa questione complessa e urgente», ha affermato Putin, durante i colloqui con l'emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani.

20:34
20:34
Grossi esorta l'Iran a collaborare con l'AIEA

Il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) Rafael Grossi ha esortato l'Iran a «collaborare con l'Agenzia senza ulteriori indugi, al fine di chiarire le questioni in sospeso» sul rispetto dei propri obblighi in ambito nucleare. Parlando davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, Grossi, che è anche uno dei nomi più accreditati per la carica di segretario generale dell'ONU, ha sollecitato Teheran a fornire all'AIEA «le informazioni e l'accesso di cui ha bisogno perché possa verificare tutti gli impianti e i materiali, come richiesto dall'obbligo giuridico a cui l'Iran è tenuto».

L'agenzia dell'ONU non ha più avuto accesso a siti nucleari del Paese dagli attacchi di giugno 2025 da parte di Israele e Stati Uniti. Alcuni impianti sono stati colpiti anche nel corso del conflitto scoppiato il 28 febbraio e l'agenzia ha richiesto più volte l'acceso.

Ci sono diversi dubbi sullo stato delle scorte di uranio altamente arricchito della Repubblica Islamica. Prima degli attacchi del 2025, l'AIEA aveva stimato che l'Iran possedesse circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%: il Paese ha sempre negato di voler dotarsi di un ordigno atomico, pur rimanendo irremovibile sul proprio diritto a disporre di un ciclo nucleare civile completo. Il rappresentante di Teheran all'ONU, Amir Saeid Iravani, ha denunciato il «silenzio» del Consiglio di Sicurezza sugli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro il suo Paese.

«La riunione odierna illustra un doppio standard ben radicato, in base al quale l'aggressore gode di impunità, la vittima diventa bersaglio di critiche e il linguaggio della non proliferazione viene cinicamente strumentalizzato per servire obiettivi geopolitici», ha proseguito.

20:32
20:32
Elezioni in Israele, l'affluenza alle 20 è al 74,3%

La Commissione elettorale centrale israeliana ha comunicato che alle 20 l'affluenza alle urne si è attestata al 74,3%, circa 8 punti in più rispetto allo stesso orario delle elezioni precedenti, quando l'affluenza era pari al 66,3%. Finora, hanno votato 5.449.277 elettori su 7.331.981 aventi diritto

L'affluenza al 74,3% alle 20 è la percentuale più alta registrata alle elezioni israeliane dal 1988. Il dato è in grande risalto sulle testate del Paese.

Secondo YNet il tasso di partecipazione è leggermente diminuito tra le 18 e le 20, ma l'affluenza alle urne potrebbe comunque superare l'80%.

Sempre secondo la testata israeliana le località con la maggiore affluenza alle urne alle 20 sono Bat Chen con il 97,9% (Emek Hefer), Zabdiel con il 94,3% (regione di Lachish) e Beit Hogla con il 92,5% (Mar Morto settentrionale).

Passando alle città principali, a Tel Aviv-Yafo la percentuale è stata del 63,6%, a Gerusalemme 62%, a Haifa 59,8%.

18:49
18:49
Putin incontra Pezeshkian, discussa la situazione in Medio Oriente

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha incontrato l'omologo iraniano Masoud Pezeshkian, a margine dell'ottavo vertice del Forum dei Paesi Esportatori di Gas.

«Abbiamo appena parlato in privato della situazione nella regione. Naturalmente, non può non destare preoccupazione», ha affermato Putin all'inizio dell'incontro in formato esteso al Cremlino con il presidente iraniano.

Tra i partecipanti ai negoziati per la parte russa figurano, il vice primo ministro e ministro delle finanze Anton Siluanov, il ministro degli esteri Serghei Lavrov, il ministro dei trasporti di nuova nomina, Dmitry Yadrov, il ministro dell'energia Sergei Tsivilev, l'amministratore delegato di Rosatom Alexei Likhachev, e il direttore del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare, Dmitry Shugayev.

Il 10 ottobre, a seguito della telefonata tra Putin e il presidente statunitense Donald Trump, il consigliere del Cremlino Yury Ushakov ha affermato che il presidente russo ha accolto con favore il dialogo in corso tra Washington e Teheran, nonostante lo scambio di dure dichiarazioni e ha confermato la validità della proposta russa «di trasportare in Russia l'uranio altamente arricchito iraniano, come possibile via d'uscita dalla situazione di stallo». L'ultimo incontro tra Putin e Pezeshkian è avvenuto, in Turkmenistan, a margine del vertice della Comunità di Stati indipendenti.

Pezeshkian durante un incontro a Mosca con Putin ha dichiarato che Iran, Russia e altri Paesi della regione possono risolvere insieme tutte le questioni regionali senza l'intervento degli Stati Uniti.

«Dobbiamo lavorare per creare un mondo multipolare che vada a beneficio di tutti. Questo ci dà l'opportunità di interagire con voi, altri Paesi che vogliono rimanere indipendenti e liberi. Francamente, penso che possiamo affrontare tutti i problemi che abbiamo nella regione senza l'intervento degli Stati Uniti», ha affermato Pezeshkian, citato dall'agenzia russa Tass. «Possiamo risolvere tutti i problemi da soli. Non c'è bisogno di fare affidamento sull'assistenza americana», ha sottolineato il presidente iraniano.

18:47
18:47
Israele, alle 18 affluenza al 66,7%, 9 punti in più del 2022

Il direttore generale ad interim della Commissione elettorale centrale israeliana Din Livne ha comunicato che alle ore 18 l'affluenza alle urne si attesta al 66,7%. Si tratta di un incremento di 9 punti percentuali rispetto all'affluenza registrata alla stessa ora nelle elezioni precedenti del 2022.

17:44
17:44
«Sanzionate 2 delle 3 petroliere con diesel russo verso gli USA»

Tre petroliere cariche di diesel russo, di cui due colpite da sanzioni occidentali, sono dirette verso gli Stati Uniti, dove dovrebbero arrivare la prossima settimana, esponendo le società coinvolte nelle importazioni a possibili conseguenze legali.

Lo riferisce il Financial Times, precisando che i carichi, pari complessivamente a circa 140mila tonnellate, sono i primi autorizzati da Washington nell'ambito dell'accordo raggiunto il 9 ottobre tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin per esentare il diesel russo dalle sanzioni e contenere il rialzo dei prezzi dei carburanti americani.

Tra le navi figura la Talisman, petroliera russa di 20 anni sanzionata da Stati Uniti, Regno Unito e Ue, attesa sulla costa orientale americana il 9 novembre. La Leruo, di proprietà di Hong Kong e battente bandiera della Sierra Leone, è invece soggetta a sanzioni britanniche, europee e canadesi e dovrebbe arrivare l'11 novembre. La prima a raggiungere gli USA, il 7 novembre a New York, dovrebbe essere la Agioi Fanendes, di proprietà greca, con un carico di 40mila tonnellate.

L'intesa con Mosca, annunciata da Trump come uno strumento per immettere immediatamente sul mercato 300mila tonnellate di diesel, ha provocato forti reazioni al Congresso. Un gruppo di parlamentari democratici e il senatore repubblicano Thom Tillis ha avvertito banche, autorità portuali e distributori che le importazioni potrebbero comportare indagini parlamentari e responsabilità civili e penali. I legislatori hanno inoltre denunciato i rischi per la sicurezza nazionale derivanti dal finanziamento della guerra russa contro l'Ucraina.

Secondo il Ft, l'amministrazione Trump punta a frenare il caro carburanti in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, mentre il prezzo medio del diesel negli USA è salito a 6,34 dollari al gallone, contro i 3,66 di un anno fa. Un esperto legale interpellato dal quotidiano ritiene che Trump abbia il potere di autorizzare temporaneamente le importazioni, ma sottolinea le difficoltà legate alle sanzioni imposte dagli alleati occidentali.

16:27
16:27
Elezioni in Israele, l'affluenza alle 16 al 55,7%

L'affluenza alle urne in Israele alle 16.00 si attesta al 55,7%, otto punti in più rispetto alla stessa ora delle precedenti elezioni del 2022, quando era al 47,5%.

Il direttore generale ad interim della Commissione elettorale centrale israeliana, Din Livneh, ha sottolineato che si tratta del dato più alto mai registrato da quando è iniziata la raccolta dati nel 1973.

Alle 16.00 ora israeliana, 4.085.075 elettori avevano già votato. «Si tratta del numero più alto da quando la commissione ha iniziato a raccogliere i dati nel 1973», ha dichiarato il vicedirettore generale della Commissione elettorale centrale Din Livne: «Forse batteremo persino il record», ha aggiunto.

Secondo Channel 12, se l'attuale tasso di affluenza alle urne verrà mantenuto, la partecipazione nazionale potrebbe superare l'80% per la prima volta dal 1969. Nel 1973, l'affluenza finale fu del 78,6%, mentre alle 16.00 era del 54,1%.

Alle 16, a Tel Aviv ha votato il 50,4% degli aventi diritto, a Gerusalemme il 47,7%, a Haifa il 46,2%, nella cittadina ultraortodossa Bnei Brak il 53,3%, a Nazareth il 46,7%, nella città araba Rahat il 60,6%.

Secondo i dati della Commissione elettorale centrale di Israele, nelle città considerate un bacino di voti per il partito Likud di Benjamin Netanyahu, l'affluenza alle urne alle 16.00 era inferiore alla media nazionale (55,7%). Ad Afula ha votato il 51% degli iscritti, ad Ashkelon il 49%, a Migdal HaEmek il 50%, a Bat Yam il 40%, a Tiberiade il 47% e a Holon il 49%.

15:41
15:41
Houthi: «Colpito il ministero della Difesa saudita a Riad»

Gli Houthi hanno affermato di aver colpito il ministero della Difesa saudita a Riad. Le autorità locali hanno riferito di aver intercettato due missili lanciati dal movimento filo-iraniano. I combattenti Houthi «hanno preso di mira il ministero della Difesa nella capitale del nemico saudita, utilizzando un missile balistico che ha colpito il bersaglio», ha scritto su X il loro portavoce, Yahya Saree.

15:20
15:20
Partito Eisenkot: «Netanyahu dice che il voto è truccato per contestare i risultati»

Dopo che il premier israeliano uscente Benjamin Netanyahu in uno dei numerosi post sui social ha affermato che i suoi oppositori stanno cercando di «rubare le elezioni», il partito Yashar di Gadi Eisenkot lo ha accusato di star tentando di minare la fiducia nei risultati elettorali. «Netanyahu è nel panico e ha iniziato a inventare storie, sostenendo che le elezioni siano state truccate. Non è un caso. Sta già gettando le basi per contestare i risultati elettorali», afferma il partito di Eisenkot in un comunicato.

Yashar esorta i suoi sostenitori a ottenere una vittoria schiacciante sul Likud, in modo da non lasciare a Netanyahu alcun margine per contestare il risultato: «Il margine di vantaggio odierno deve essere enorme, un vantaggio che non possa essere manipolato», afferma il partito.

Intanto in un video postato su X proprio mentre stava votando a Herzliya, vicino Tel Aviv, Gadi Eisenkot ha affermato che «c'è un solo modo per portare il cambiamento e sostituire Benjamin Netanyahu: Yashar deve essere il partito più grande di Israele. Stiamo portando il Paese su una nuova strada. Ne saremo degni», ha detto.

14:55
14:55
Houthi rivendicano un attacco ad aerei militari in sud Arabia Saudita

Gli Houthi hanno dichiarato di aver lanciato missili contro due aerei militari nel sud dell'Arabia Saudita, poco dopo aver annunciato un attacco contro una raffineria di petrolio nell'est del regno.

«Le nostre forze armate sono riuscite a colpire due aerei da trasporto militari utilizzando due missili balistici: il primo presso l'aeroporto di Najran e il secondo presso la base aerea di Khamis Mushait», ha scritto su X il portavoce militare del movimento filo-iraniano, Yahyaa Saree.

12:08
12:08
I Paesi Bassi si ritirano dall'Eurovision

I Paesi Bassi si ritirano dall'Eurovision Song Contest 2027: lo ha annunciato l'emittente pubblica Npo, citando la questione «sensibile» della partecipazione di Israele.

Il ritiro dei Paesi Bassi è solo l'ultimo di una serie di boicottaggi da parte di nazioni scontente della presenza di Israele al concorso musicale annuale, a seguito dell'operazione militare a Gaza, scatenata dagli attacchi letali del movimento islamista Hamas il 7 ottobre 2023.

«Sappiamo da tempo che la partecipazione di Israele suscita reazioni contrastanti nella società ed è fonte di dibattiti e divisioni. Per questo motivo, dopo aver consultato il Consiglio delle emittenti, la Npo ha deciso di rinunciare a partecipare all'edizione 2027», ha dichiarato in un comunicato Jurre Bosman, direttore dei media dell'emittente.

Jet de Ranitz, presidente esecutivo della Npo, ha riconosciuto che questa scelta deluderà molti fan olandesi dell'Eurovision, sottolineando però che il concorso verrà comunque trasmesso sui canali del servizio pubblico. «Al momento è troppo presto per partecipare all'Eurovision Song Contest del 2027», ha dichiarato.

09:33
09:33
Il punto alle 9.30

Si sono aperti alle 7 locali (le 6 in Svizzera) i seggi per la formazione della 26ma Knesset, il parlamento israeliano. Si tratta della prima votazione dall'attentato del 7 ottobre.

Sono circa 7 milioni e 331 mila gli israeliani chiamati alle urne oggi fino alle 22 locali (le 21 in Svizzera). In lizza ci sono 36 partiti, di cui solo 13 vengono rilevati nei sondaggi perché superano la soglia di sbarramento al 3,25%.

Gli exit poll verranno annunciati immediatamente con la chiusura delle urne, ma i risultati finali saranno ufficializzati solo otto giorni dopo il voto, il 4 novembre. Il conteggio delle 'buste doppie' - ossia di chi vota lontano dal proprio luogo di residenza, come soldati, diplomatici, persone ospedalizzate - richiede più tempo e in passato ha ribaltato i risultati emersi dagli exit poll iniziali.

In un sistema proporzionale puro a collegio unico, determinante per la distribuzione dei 120 seggi della Knesset è l'affluenza al voto che quest'anno, nelle prime elezioni dopo tre anni di guerra, è prevista essere particolarmente alta: i sondaggisti rilevano che il 74% della popolazione ha espresso la volontà di andare a votare.

Alle ultime elezioni del 2022 l'affluenza fu del 70%. I partiti più quotati alla vigilia sono il Likud, del premier in carica Benjamin Netanyahu (il più longevo sella storia del Paese), e Yashar! ('Dritto', 'Onesto') dell'ex capo di Stato maggiore dell'Idf Gadi Eisenkot.