“Era un'operazione ad altissimo rischio”

Anche un ticinese nel team che ha separato con successo due gemelli siamesi di otto giorni all'Inselspital a Berna: il suo racconto
Parte del team che ha eseguito l'operazione.
Red. Confederazione
01.02.2016 06:00

BERNA - «Era un'operazione ad altissimo rischio. Le possibilità di sopravvivenza erano del 10%. D'altra parte, senza questo intervento di separazione, effettuato d'urgenza, probabilmente le bambine non sarebbero sopravvissute. Me lo ricorderò per tutta la vita. Credo che un'operazione così sia destinata per me a rimanere un unicum».

A parlare è il dottor Thomas Riva, ticinese, anestesista specializzato in chirurgia neonatale e pediatrica all'Inselspital di Berna. Anche lui ha fatto parte dell'équipe medica, che in prima svizzera e forse addirittura mondiale, il 10 dicembre ha effettuato con successo un intervento di separazione di due gemelline siamesi di soli 8 giorni.

Normalmente, i medici attendono da tre a sei mesi, in certi addirittura dieci, precisa Riva, ma questa volta non era possibile a causa della condizioni di salute critiche delle due neonate. «Senza questo intervento di separazione, effettuato d'urgenza, probabilmente le bambine non sarebbero sopravvissute. La decisione di intervenire è stata presa d'urgenza», spiega Riva. Per questo, come hanno riferito Le Matin Dimanche e la SonntagsZeitung, i servizi pediatrici dei due ospedali universitari hanno deciso il 10 dicembre di tentare questa operazione.La preparazione

«Tutto ha dovuto essere predisposto nei minimi dettagli e anche in tempi brevissimi. La decisione d'intervenire è stata presa praticamente dopo una settimana. «Abbiamo praticato una risonanza magnetica per avere la precisa anatomia del fegato e della zone dell'intervento ed evitare sorprese durante l'operazione», racconta Riva. «Ci siamo preparati sulla base di questo esame. In un meeting interdisciplinare con i chirurghi, il cardiochirurgo, gli intensivisti, i radiologi e noi anestesisti sono stati discussi tutti i problemi che avremmo potuto incontrare».

«L'intervento chirurgico è durato cinque ore, ma quello complessivo, se contiamo lo spostamento dal letto della terapia intensiva a quello operatorio e la preparazione vera e propria ne ha richieste nove, dalle 17 alle 2 del mattino. Le équipe di anestesia erano due. Abbiamo dovuto cambiare la posizione dei cateteri endovenosi, che si trovavano nel sito operatorio e fare in modo che le infusioni, diverse per le due bambine, restassero ben separate. L'aspetto più importante da tenere sotto controllo era il sanguinamento, visto che le due pazienti avevano, insieme, un volume di sangue di 2 deciletri». «L'operazione è riuscita grazie a un lavoro d'équipe perfetto tra medici e operatori sanitari», afferma da parte sua il primario di chirurgia pediatrica, prof. Steffen Berger. «Siamo lieti che i bambini e i genitori stiano bene».

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