Musica e politica

Eurovision, tra boicottaggi e tensioni politiche: i precedenti nella storia del concorso

Dal ritiro dell’Austria contro il regime franchista fino all’esclusione della Russia e alle polemiche su Israele: la storia dell’Eurovision è costellata di tensioni diplomatiche, proteste e controversie politiche
©HANNIBAL HANSCHKE
Red. Online
12.05.2026 20:15

La 70esima edizione dell’Eurovision Song Contest, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio, vedrà la partecipazione di soli 35 Paesi: il numero più basso da oltre vent’anni, precisamente dal 2003, prima dell’introduzione del sistema a due semifinali. A pesare quest'anno è stato il ritiro di cinque emittenti nazionali — Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna e Islanda — che hanno deciso di non partecipare in protesta contro la presenza di Israele. Si tratta di uno dei boicottaggi più significativi nella storia della competizione canora europea.

Non è però la prima volta che l’Eurovision si confronta con rinunce, polemiche o boicottaggi. Nel corso dei decenni diversi Paesi hanno scelto di non partecipare per motivi politici, economici o legati al regolamento dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU). In altri casi, invece, le tensioni internazionali hanno finito per riflettersi direttamente sul palco del concorso.

Austria contro la Spagna franchista

Uno dei primi casi risale al 1969, quando l’Austria decise di non partecipare all’edizione ospitata a Madrid in segno di protesta contro la dittatura di Francisco Franco. L’EBU non adottò alcun provvedimento nei confronti della Spagna, che continuò regolarmente a partecipare all’Eurovision durante tutto il periodo franchista.

Le proteste contro il risultato del 1969

L’anno successivo cinque Paesi — Finlandia, Norvegia, Portogallo, Svezia e nuovamente l’Austria — decisero di non partecipare all’edizione del 1970. Alla base della protesta vi era il sistema di voto utilizzato l’anno precedente, che aveva portato a un ex aequo tra quattro nazioni: Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi e Francia avevano infatti concluso la gara a pari punti. In quel periodo, dalla Germania si levarono persino voci che ipotizzavano la fine definitiva della manifestazione.

Grecia contro Turchia

Nel 1975 la Grecia si ritirò dalla competizione in seguito all’invasione turca di Cipro. L’anno successivo la situazione si invertì: fu la Turchia a non partecipare e, pur trasmettendo l’evento in televisione, oscurò l’esibizione greca. I due Paesi tornarono a partecipare insieme solo nel 1978.

Nel 1979 fu ancora la Turchia a ritirarsi, ma per motivi diversi: diversi Paesi arabi, che all'epoca non riconoscevano Israele o erano in aperto conflitto politico, erano contrari a una sua partecipazione all’edizione organizzata a Gerusalemme. L’emittente turca TRT aveva già selezionato canzone e interprete — Maria Rita Epik con «Seviyorum» — ma le pressioni diplomatiche convinsero Ankara a rinunciare.

Israele e le polemiche ricorrenti

La presenza di Israele all’Eurovision ha spesso generato tensioni e controversie. Nel 1978, anno della prima vittoria israeliana, i Paesi arabi che trasmettevano il concorso interruppero la diretta prima della proclamazione finale. Un anno prima la Tunisia avrebbe dovuto debuttare all’Eurovision di Londra, ma si ritirò all’ultimo momento proprio a causa della presenza israeliana. Da allora non ha più preso parte alla manifestazione.

Anche all’interno di Israele alcune esibizioni hanno suscitato forti polemiche. Nel 1998 la vittoria di Dana International, prima artista transgender a vincere il concorso, provocò dure reazioni da parte degli ambienti ultraconservatori. Nel 2000 il gruppo Ping Pong sventolò sul palco sia la bandiera israeliana sia quella siriana come messaggio di pace durante i negoziati tra i due Paesi. La scelta provocò forti polemiche in Israele e il gruppo dovette sostenere autonomamente parte delle spese legate alla partecipazione.

Georgia contro Russia

Nel 2009 la Georgia rinunciò a partecipare all’Eurovision ospitato dalla Russia dopo il conflitto tra i due Paesi. Il gruppo Stephane and 3G aveva presentato il brano «We Don’t Wanna Put In», un evidente gioco di parole riferito a Vladimir Putin. L’EBU minacciò la squalifica del brano qualora il testo non fosse stato modificato. L’emittente georgiana GPB rifiutò di apportare cambiamenti e decise quindi di ritirarsi.

Armenia contro Azerbaijan

Nel 2012 l’Armenia si ritirò dall’Eurovision organizzato in Azerbaijan a causa delle tensioni politiche tra i due Paesi. Diversi artisti armeni firmarono una lettera aperta invitando i colleghi europei a boicottare la manifestazione. Nel 2015 l’Armenia tornò in gara con il brano «Don’t Deny», dedicato al genocidio armeno mai riconosciuto dall’Azerbaijan. Dopo le proteste di Baku, il titolo venne modificato in «Face the Shadows». L’anno successivo il team della cantante armena Iveta Mukuchyan mostrò in diretta la bandiera del Nagorno-Karabakh, territorio conteso tra Armenia e Azerbaijan. L’episodio spinse l’EBU a multare l’emittente armena.

La Romania esclusa per debiti

Nel 2016 la Romania fu esclusa dalla competizione nonostante avesse già selezionato artista e brano: Ovidiu Anton con «Moment of Silence». La decisione fu presa a causa di un debito dell’emittente pubblica TVR nei confronti dell’EBU pari a 14,5 milioni di franchi.

Il caso Bielorussia

Nel 2021 la Bielorussia venne esclusa dal concorso dopo aver presentato un brano non conforme al regolamento dell’EBU per i suoi contenuti politici. Il testo in questione conteneva messaggi considerati favorevoli al regime e critici nei confronti delle proteste interne. Successivamente emerse che l’emittente statale BTRC aveva esercitato pressioni su alcuni dissidenti per ottenere interviste. L’emittente fu quindi sospesa dall’EBU.

Ucraina e Russia

Anche il conflitto tra Russia e Ucraina ha avuto importanti ripercussioni sull’Eurovision. Dopo l’annessione russa della Crimea, l’Ucraina rinunciò a partecipare nel 2015, ma vinse l’edizione successiva grazie a Jamala e alla canzone «1944», dedicata alla deportazione dei tatari di Crimea. Nel 2017 la Russia voleva partecipare con Julia Samoylova, alla quale però fu vietato l’ingresso in Ucraina per una precedente esibizione in Crimea. Mosca decise quindi di non partecipare e di non trasmettere l’evento.

Arriviamo poi agli anni più recenti. Nel 2022 la Russia venne esclusa dalla partecipazione a seguito dell'invasione del territorio ucraino. Già il giorno successivo all’inizio della guerra, nel febbraio 2022, l’EBU decise – anche sotto la pressione di diverse emittenti europee – di escludere la Russia dalla competizione prevista per il mese di maggio, ritenendo che una sua partecipazione avrebbe potuto danneggiare la reputazione del concorso. Le tre emittenti russe membri dell’EBU, Channel One Russia, VGTRK e Radio Dom Ostankino, annunciarono successivamente il proprio ritiro dall’EBU rispettivamente vennero sospese dalla stessa organizzazione. Da allora la Russia non partecipa più all'Eurovision. 

Le differenze tra Russia e Israele

L’esclusione della Russia è stata spesso citata da critici e da diversi Paesi come argomento a favore di un’eventuale esclusione anche di Israele dall’Eurovision a causa della guerra nella Striscia di Gaza. Nelle ultime edizioni il dibattito è stato particolarmente acceso, accompagnato da polemiche e accuse reciproche. Una delle principali differenze evidenziate tra i due casi riguarda il ruolo delle emittenti pubbliche coinvolte: quelle russe sono considerate direttamente controllate dal Cremlino, mentre l’emittente israeliana KAN viene generalmente considerata indipendente dal governo e spesso critica nei confronti del premier Benjamin Netanyahu.