FFS Cargo, un’intesa da trovare

Posizioni ancora distanti sulla riorganizzazione di FFS Cargo e, sullo sfondo, una partita più ampia sul futuro della presenza delle Ferrovie federali in Ticino. È quanto resta sul tavolo dopo l’incontro svoltosi oggi a Palazzo delle Orsoline tra il Consiglio di Stato e una delegazione delle Ferrovie federali svizzere, guidata dalla direttrice regionale FFS Regione Sud Roberta Cattaneo. Un confronto sollecitato dal Governo, dopo l’incontro dello scorso agosto con il Comitato «No allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino», e al quale hanno partecipato anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali riconosciute dalle FFS e una delegazione del Gran Consiglio.
Per capire come si è arrivati al faccia a faccia di questo pomeriggio bisogna però tornare al riassetto del traffico merci annunciato dalle FFS lo scorso 19 maggio. Una riorganizzazione che ha coinvolto circa 200 collaboratori in tutta la Svizzera, una quarantina dei quali in Ticino, e che nel Cantone ha suscitato forti preoccupazioni per le conseguenze occupazionali. Nei mesi successivi FFS ha lavorato alla ricollocazione del personale interessato, attraverso trasferimenti all’interno del gruppo e verso TILO, pensionamenti e altre soluzioni individuali. Secondo l’azienda, il 95% dei 40 collaboratori coinvolti in Ticino ha accettato la proposta ricevuta e oltre la metà rimarrà presso FFS Cargo nel Cantone.
Casi ancora aperti
Il primo nodo dell’incontro riguarda i tre macchinisti per i quali non è ancora stata trovata una soluzione. «Il Governo auspica che si trovi una soluzione per quelle persone che oggi non hanno ancora delle prospettive occupazionali nel settore ferroviario nel nostro Cantone», ha spiegato la presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti. Un invito rivolto direttamente alle FFS, sul quale la consigliera di Stato si dice fiduciosa: «Penso che dopo questa discussione si troverà una soluzione».
Cattaneo sposta invece l’accento sulle ricollocazioni già avvenute. «Cominciamo a parlare delle persone che hanno trovato un posto, come avevamo promesso», ha replicato. Per FFS, infatti, la ricerca delle soluzioni avviata con il riassetto può considerarsi conclusa. E alla domanda sul rischio che la questione occupazionale entri nel dibattito in vista delle prossime elezioni cantonali, la direttrice regionale ha aggiunto: «Spero che non veniamo strumentalizzati per tre posti di lavoro».
Tra i tre lavoratori figura anche il vicepresidente della sezione Ticino del Sindacato svizzero dei macchinisti e aspiranti, Luca Benato. Sul suo caso Matteo Pronzini ha parlato di «licenziamento antisindacale», sostenendo che al macchinista non sia stato offerto per iscritto un posto di lavoro in Ticino. Pronzini, tra i promotori del Comitato «No allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino», era presente oggi nella delegazione del Gran Consiglio: il Comitato non figurava formalmente tra le parti rappresentate.
Le FFS respingono l’accusa. «Il dipendente in questione ha perso il posto non perché è un rappresentante sindacale, ma perché il suo posto non c’è più», ha spiegato Cattaneo, secondo cui anche al macchinista sono state formulate delle offerte, poi non accettate.
Per i sindacati una possibile via d’uscita potrebbe arrivare da FFS Cargo International. «Sta iniziando il processo per assumere nuovi macchinisti e nei prossimi cinque anni vi saranno oltre 40 macchinisti che andranno in pensione», sostiene Pronzini. La richiesta è quindi che questa possibilità venga presa in considerazione anche per i tre lavoratori rimasti senza collocazione. Cattaneo, da parte sua, spiega di non essere al corrente di nuove assunzioni: «Per me era una notizia nuova quella di Cargo International che sta cercando delle persone». La direttrice regionale ricorda comunque che tutti possono concorrere ai posti messi a concorso e che, nel caso di collaboratori interni alle FFS, questi vengono considerati prioritariamente per i colloqui.
La partita sul futuro
Il Governo vuole poi allargare il confronto al futuro complessivo della presenza delle FFS in Ticino. «Proporremo con una lettera alla direzione delle FFS di avviare congiuntamente una riflessione per vedere in quali ambiti si possono costruire nuove prospettive, nuovi posti di lavoro qualificati», ha annunciato Carobbio. Le ipotesi richiamate sono lo sviluppo delle competenze presenti nel Cantone, il coinvolgimento dei centri universitari e le opportunità legate all’asse ferroviario nord-sud. Un percorso che, secondo Carobbio, «è nell’interesse non solo del Ticino, ma dell’intera Confederazione».
Le FFS si dicono disponibili ad approfondire il tema, pur precisando che «queste sono idee del Governo» e che i posti vengono creati «là dove sono necessari». Il confronto potrà proseguire nell’ambito della «Prospettiva generale Ticino», «assieme al Governo, non assieme al Comitato», ha concluso Cattaneo.
