Francesco Guccini, il «maestro» dei cantautori italiani che ha segnato più generazioni

È morto questa mattina a Pavana, il suo paese sull'Appennino pistoiese, Francesco Guccini, cantautore italiano che ha segnato con la sua musica più generazioni. Aveva 86 anni. L'annuncio è stato dato dalla moglie Raffaella e dalla figlia Teresa. «Nel rispetto delle sue volontà - hanno fatto sapere - le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata». La famiglia, «nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto». Per permettere, a chi ha amato Guccini di ricordarlo e salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre.
La scomparsa di Francesco Guccini, per molti «Il maestro», è un duro colpo per il «cantautorato storico» italiano, nato negli anni Sessanta ispirandosi da una parte alla lezione degli «chansonnier» francesi e dall’altra dal folk americano che ha avuto in Woody Guthie e in Bob Dylan i principali profeti: un cantautorato colto, carico di impegno civile, contraddistinto da una profonda passione per la letteratura e la poesia che spesso si riverberava all’interno dei testi.
Francesco Guccini iniziò la sua carriera artista come cantante e chitarrista in piccoli complessi emiliani da balera e come autore. Per i Nomadi compose la celebre Noi non ci saremo (che però non ancora iscritto alla SIAE firmò con lo pseudonimo Pontiack) mentre per l’Equipe 84 scrisse La canzone del bambino nel vento (Auschwitz) che per lo stesso motivo accreditò inizialmente a Iller Pataccini. Il suo debutto come cantautore avvenne nel 1967 con l’album Folk Beat. N. 1, firmato con il suo solo nome di battesimo, Francesco, in cui oltre a «riappropriarsi» delle due canzoni citate ne incise di nuove, avvalendosi di un accompagnamento musicale «folk», che lo avrebbe contraddistinto per quasi tutta la sua carriera. Il successo del disco fu pressoché nullo ma gli procurò i primi importanti contatti (tra cui un’apparizione televisiva assieme ad un altro giovane esordiente, Franco Battiato) che contribuirono a lanciare la sua carriera. Che decollò definitivamente agli inizi degli anni Settanta facendo di lui, delle sue canzoni cariche di impegno sociale e politico (anche se Guccini, dichiaratosi da sempre «di sinistra», non si è mai schierato apertamente a favore di un partito) un autentico simbolo del cantautorato militante.
Tanti i suoi dischi entrati nella storia della canzone italiana (da Radici a Via Paolo Fabbri 43, da Amerigo a Signora Bovary a D'amore di morte e di altre sciocchezze) e altrettante le «ballate» (definirle canzoni è forse riduttivo) come La Locomotiva, Il vecchio e il bambino, Cyrano e tante altre.
Attivissimo sul fronte dei concerti (mirabili le sue performance in cui si presentava sul palco munito di chitarra e accompagnato da un fiasco di vino) ma non altrettanto su quello discografico – in quasi quarant’anni di carriera ha inciso in studio solo 16 album – è stato però molto prolifico, soprattutto negli ultimi anni, quale scrittore firmando una quarantina di romanzi e racconti, spesso firmandoli assieme a Loriano Macchiavelli: l’ultimo in ordine di tempo è stato Romeo e Giulietta 1949, uscito il 21 ottobre 2025 per Giunti Editore.

