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Frontalieri, altra stangata fiscale in arrivo: stavolta tocca a chi è sposato

Un piccolo tesoretto potrebbe materializzarsi dall’imposta alla fonte dei «vecchi» lavoratori - Gli italiani assoggettati al sistema precedente e con il coniuge che lavora in Italia, si vedranno aumentare o persino raddoppiare l’imposta alla fonte - Ma per il Ticino le entrate fiscali potrebbero crescere
Fisco sempre meno amico dei frontalieri. ©Gabriele Putzu
Dario Campione
19.01.2024 06:00

L’accordo tra Svizzera e Italia sulla tassazione del lavoro frontaliero riserva una sorpresa potenzialmente molto significativa per il Canton Ticino. In un periodo in cui la ricerca di nuovi fondi è spasmodica e il dibattito sui tagli dilania la politica, un piccolo tesoretto potrebbe materializzarsi dall’imposta alla fonte dei “vecchi” frontalieri. La notizia, confermata al CdT dal capo dell’ufficio delegato alla materia, Michele Scerpella, è questa: i lavoratori italiani assoggettati al vecchio sistema, sposati e con il coniuge che ha un reddito in Italia, vedranno considerevolmente aumentare, persino raddoppiare, la propria imposta.

Il motivo è semplice: con la nuova intesa salta uno degli “aggiustamenti” dell’accordo del 1974, nello specifico quello che a fronte della riduzione dei ristorni dal 40 al 38,8%, obbligava il Ticino a non assoggettare alla Tabella C (doppi redditi) i frontalieri che risiedono nella fascia di confine dei 20 km.

«Di fatto - dice Scerpella - si pone fine a una stortura che durava dal 1985, quasi 40 anni. Allora, il Ticino pose all’Italia un problema: molti frontalieri, invece di rientrare ogni sera a casa si fermavano a dormire in Svizzera. Per questo, il Cantone chiese di ridurre la percentuale dei ristorni. In effetti, la riduzione ci fu, ma in cambio la parte italiana chiese e ottenne di non tenere conto, per quella sola tipologia di frontalieri, del reddito del coniuge».

Con il nuovo accordo, questa clausola è ovviamente venuta meno. I “vecchi” frontalieri il cui coniuge lavora in Italia saranno inseriti nella cosiddetta “Tabella C” e si vedranno quindi applicare un’aliquota più alta di quella sin qui pagata. Tutto questo si sapeva, era noto. O almeno, lo sapevano certamente i tecnici delle due parti al momento della stipula della nuova intesa. Chi è rimasto spiazzato, invece, sono stati i contribuenti. E nelle chat dei frontalieri, in queste ore, sta esplodendo una nuova polemica.

«C’è da sottolineare un’altra cosa - aggiunge tuttavia Scerpella - è vero che i frontalieri con il coniuge lavoratore in Italia pagheranno di più, ma i frontalieri celibi o nubili saranno assoggettati al moltiplicatore medio cantonale del 79% e non più, come prima, a quello del 100%. Pagheranno, quindi, meno tasse».

Nessuno, al momento, sa quante persone saranno coinvolte in questo cambiamento, né quali saranno gli effetti sulle casse del Cantone. Non è da escludere, tuttavia, che il Ticino possa vedere aumentare, anche in modo considerevole le proprie entrate fiscali relative all’imposta unica.

«Sfuttare tutte le possibilità»

Il tema dei frontalieri fa discutere anche la politica cantonale. Dopo l’articolo apparso sul CdT a firma Samuele Vorpe, Donatella Negrini e Marco Bernasconi - nel quale si sostiene che le deduzioni sociali sono un regalo all’Italia - il Centro e la Lega interrogano il Governo con due atti parlamentari. La deputata Maddalena Ermotti-Lepori (Centro) vorrebbe sapere se il Consiglio di Stato condivide l’interpretazione degli autori dell’articolo, secondo cui il Cantone, da un profilo giuridico, potrebbe avere la competenza di escludere le deduzioni generali e sociali dal calcolo dell’imposta alla fonte per i nuovi frontalieri. «In un momento in cui allo Stato mancano le risorse, e si parla solo di tagli al bilancio, varrebbe la pena di sfruttare tutte le possibilità per aumentare le entrate», chiosa Ermotti-Lepori. Simile il tenore dell’interrogazione di Aldi. La deputata leghista ritiene che «un elemento cruciale per le casse cantonali e comunali sarà l’interpretazione che si darà al nuovo accordo e in particolare se questo verrà interpretato nel senso di permettere al Canton Ticino di non considerare più nel calcolo dell’imposta alla fonte le deduzioni generali e sociali per i nuovi frontalieri». Aldi chiede, ad esempio, se l’Esecutivo «ha già avuto modo di chinarsi sulla questione dell’eventuale riconoscimento delle deduzioni per i nuovi frontalieri e come intende interpretare il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri».