Ginevra teme le proteste del G7 ed è corsa ai pannelli di legno

Le tavole in legno compensato delle falegnamerie ginevrine si stanno ormai esaurendo, così come le attrezzature per montare le installazioni di protezione. E questo non è un caso. Sulle rive del Lemano, in questi giorni, si sta respirando un'aria sempre più tesa in vista dell'imminente G7. Il vertice internazionale, in programma nella vicina Evian-les-Bains (in territorio francese) da lunedì 15 a mercoledì 17 giugno, riunirà i leader più potenti del pianeta a pochi chilometri dalla frontiera svizzera. E la preoccupazione non manca, soprattutto per chi possiede un negozio o un'azienda in centro. Il pensiero di tutti corre infatti all'altro summit mondiale, il G8 del 2003, organizzato sempre a Evian-les-Bains, durante il quale le proteste avevano infiammato anche la vicina città svizzera causando danni a vetrine e negozi nel cuore del centro.
«Il legno ormai sta finendo»
I ginevrini hanno deciso quindi di giocare d'anticipo facendo installare le classiche strutture di protezione in legno compensato davanti alle vetrine nelle strade del «salotto buono» cittadino. Ovvero nelle zone considerate più a rischio manifestazione. «La maggior parte delle attività commerciali ha optato per queste misure di protezione», ha spiegato Flore Teysseire, segretario generale dell'associazione di categoria Genève Commerce all'agenzia Keystone. E i costi per garantirsi questo tipo di «barriera» non sono di certo irrisori, le cifre vanno dai 3 mila ai 10 mila franchi. Di più. Alcuni negozi della centralissima rue du Rhône hanno addirittura deciso di restare chiusi per tutto il periodo del vetrice. Per altri, invece, è semplicemente troppo tardi, come riporta il portale Watson. Le falegnamerie ginevrine stanno ormai esaurendo le scorte di legno con cui realizzare i pannelli protettivi: «Sono già al completo con gli ordini o hanno a malapena qualche rimasuglio di materiale». Una situazione che sta spingendo queste attività «verso il limite della loro capacità».
Chiusure e danni economici
A impensierire i negozianti e cittadini è, in particolare, una manifestazione autorizzata prevista nella giornata di domenica. Anche se i danni più grossi potrebbero non essere solo quelli di una vetrina spaccata e vandalizzata. Per proteggere la propria attività, diversi esercizi e aziende, come detto, terranno chiuso. Altri limiteranno le aperture. E questo con delle inevitabili ripercussioni a livello economico, difficili da quantificare. «In molti non vogliono divulgare le proprie perdite di fatturato in situazioni simili», spiega il portale d'Oltralpe. «Ma è probabile che questo impatto si protragga per tutta la settimana del summit». Senza calcolare gli oneri derivanti da rallentamenti e tempi d'attesa più lunghi al confine per gli approfonditi controlli doganali. Code e disagi che renderanno più difficili gli spostamenti a cavallo del confine, lavoratori compresi, «con conseguenti ripercussioni per le attività commerciali, in particolare per bar e ristoranti».
Sicurezza a suon di milioni
Non solo. A far discutere negli scorsi giorni sono stati anche i costi legati all’organizzazione e al mantenimento della sicurezza a margine del G7. Una questione che - lo ricordiamo - tocca anche la Svizzera, in particolare i cantoni di Ginevra, Vaud e il Vallese che stanno allestendo un dispositivo di sicurezza monstre: controlli rafforzati alle frontiere, mobilitazione di polizia, supporto intercantonale, impiego previsto di circa 4 mila militari. Con un costo che, secondo le stime, si aggira tra i 24 e i 25 milioni di franchi e che potrebbe anche essere ritoccato al rialzo. E questo solo per quanto riguarda il fronte sicurezza e controlli. Sul fronte dei danneggiamenti, a Ginevra il Cantone ha già deciso il via libera a uno stanziamento di 6 milioni per sostenere i commercianti che dovessero subire danneggiamenti tra il 12 e il 18 giugno in relazione al summit.


