Svizzera

I figli piccoli in stazione, lui intrappolato sul treno: un padre critica le FFS

Il fatto è avvenuto alla stazione di Renens, nel Canton Vaud – L'uomo era tornato sul vagone per recuperare degli sci dimenticati quando il convoglio è ripartito nonostante la richiesta ai controllori di tardare di qualche secondo
© KEYSTONE/Valentin Flauraud
Red. Online
19.02.2026 23:30

È l'incubo di ogni genitore: perdere i propri figli in un luogo pubblico, tantopiù se piccoli. Ed è ciò che è capitato qualche giorno fa alla stazione di Renens, nel canton Vaud, al padre di due bambini di 2 e 5 anni. Tutta colpa, a quanto sembra, di un'incomprensione tra l'uomo e i controllori del treno su cui viaggiava. Una disavventura per fortuna finita bene, ma che avrebbe potuto avere risvolti più gravi. «Hanno lasciato che il treno partisse con me a bordo e i miei bambini sulla pedana di attesa» denuncia il genitore sulle colonne della Tribune de Genève.

I tre erano a bordo dell'intercity partito da Yverdon e fermatosi a Renens. Qui scendono dal convoglio, ma, una volta sul binario, il padre si accorge di aver dimenticato gli sci. Decide allora di provare a recuperarli. «Mi sono precipitato all'entrata del treno», racconta l'uomo. «Sulla porta c'erano tre controllori. Ho chiaramente spiegato loro che avevo dimenticato un oggetto a bordo e che i miei figli erano rimasti in stazione. Ho quindi detto loro che sarei salito e ridisceso velocemente». Il padre racconta di aver detto una seconda volta ai controllori di non partire finché non fosse sceso nuovamente. «Uno dei controllori ha annuito, così sono salito».

Una volta tornato a bordo, però, arriva la doccia fredda. Le porte si chiudono e il treno si mette in moto. «Sono stato assalito dal panico», confida. «Le ho provate tutte: ho interpellato il personale di bordo, ho cercato di spiegare l'urgenza e ho chiesto che si agisse. Ho pure tentato di azionare il freno di emergenza e di rompere un vetro». Tutto è però inutile e la situazione sul convoglio si fa sempre più tesa.

A placare un po' gli animi ci pensa un controllore che assicura all'uomo che verrà avvisato di quanto successo il personale della stazione di Renens.

Arrivato a Losanna, il padre scende dal convoglio e prende il primo treno che lo riporta a Renens.  «A quel punto dubitavo che qualcuno avesse veramente avvisato di dare un'occhio ai miei bambini. Ho quindi chiamato la polizia, che ha assicurato che avrebbe mandato una pattuglia per verificare che i miei figli fossero al sicuro».

Arrivato finalmente a destinazione, l'uomo trova subito i due bambini, controllati da due signore. «Grazie al loro intervento, la polizia, con la quale ero ancora al telefono, ha potuto annullare l'invio della pattuglia».

Nonostante il lieto fine, la rabbia del protagonista della vicenda non si placa. «Non solo mi hanno lasciato risalire sul treno facendomi intendere che non sarebbero ripartiti, ma non hanno nemmeno avvisato la stazione quando ho chiesto loro di farlo».

La risposta delle FFS

«Capiamo che la partenza del treno abbia potuto sconvolgere il nostro cliente visto che i suoi bambini erano rimasti in stazione e siamo sollevati che sia riuscito a ritrovare i figli poco dopo grazie all'aiuto congiunto di altri viaggiatori e del nostro personale», spiega sempre alla Tribune de Genève il portavoce delle FFS Frédéric Revaz. E poi precisa: «Dopo aver analizzato nel dettaglio i fatti, i nostri servizi confermano che i nostri collaboratori hanno seguito misure appropriate per aiutare questo cliente in difficoltà».

Ma, allora, perché il treno è ripartito? «Non sembrerebbe che i controllori siano stati avvisati di ritardare la partenza», chiarisce Revaz. Per il portavoce delle FFS, insomma, alla base della disavventura potrebbe esserci stata un'incomprensione perché se lo avesse saputo, il personale avrebbe fatto di tutto per spostare un attimo la partenza.

Le FFS rispediscono al mittente anche l'accusa di non aver avvisato la stazione di Renens di quanto accaduto. I controllori hanno chiamato la polizia dei trasporti che ha trasmesso l'allerta, fa sapere sempre Revaz. Tuttavia, la biglietteria di Renens era già stata avvisata da un cliente, fa sapere sempre il portavoce delle FFS. Quando un membro del personale ha raggiunto i bambini sul binario, il padre era già tornato da loro.

Problemi di comunicazione anche in Ticino

Anche se di tutt'altra natura, pure in Ticino recentemente le FFS sono state criticate per problemi legati alla gestione della comunicazione in caso di imprevisti. Nel nostro cantone, in particolare, a sollevare dubbi era stato il modo in cui era stato fronteggiato il malore di un passeggero che viaggiava su un convoglio TILO. Il fatto era avvenuto lo scorso 26 gennaio sulla linea S10 che collega Como a Biasca. Durante il viaggio verso nord, mentre attraversava la galleria di base del Ceneri, un passeggero si era sentito male.

A denunciare l'accaduto al Corriere del Ticino era stato un lettore secondo il quale la situazione di emergenza non sarebbe stata gestita nel migliore dei modi. Stando al suo racconto, «qualcuno ha chiesto aiuto, invocando la presenza di un medico. Nessuno si è fatto avanti. È stato quindi attivato l’interfono di emergenza. A rispondere, una voce in tedesco». Una criticità, commenta il testimone: «In un convoglio che viaggia in una regione italofona, questo è già il primo segnale di un problema. La situazione è stata spiegata in italiano da un passeggero. Segue musica di attesa. Poi una seconda voce, presumibilmente di polizia, che chiede genericamente se “c’è qualche problema sul treno”. Dopo ulteriori spiegazioni, silenzio. Nessuna direttiva, nessuna istruzione su come assistere la persona colta da malore, nessuna comunicazione chiara su cosa sarebbe successo».

Il lettore prosegue: «Il treno arriva prima a Giubiasco, poi a Bellinzona. Mi sarei aspettato, quantomeno lì, personale qualificato pronto a intervenire. Invece nulla. Scendendo dal treno ho visto il passeggero sdraiato a terra, apparentemente cosciente, mentre il convoglio ripartiva».

Interpellate dal Corriere del Ticino in merito all'accaduto, le FFS avevano fatto sapere – per voce del responsabile della comunicazione della Regione Sud Patrick Walser – che «l'allarme è stato lanciato dal tasto d’emergenza alle 7.37, all'altezza di Giubiasco in direzione Bellinzona. Poiché la lingua utilizzata era l'italiano, la segnalazione è stata immediatamente inoltrata internamente a un responsabile delle operazioni che parlava italiano. Da qui la musica di sottofondo fino al momento in cui è stata stabilita la connessione interna (circa 10-15 secondi) con il responsabile di turno. Tra le 7.40 e le 7.42 un agente è rimasto in contatto con il cliente. Durante la conversazione, il segnalante comunica che la persona è nuovamente in grado di comunicare. Per questo motivo non è stato più richiesto alcun supporto medico sul posto».

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