IA, quei fantasmi generati sulla via del profitto

Verrebbe da scomodare Asimov. Già, non fosse assolutamente banale farlo. Eppure si torna a quegli scenari, a quella fantascienza che introduceva una tecnologia capace di distruggere l’umanità e di causare la fine del mondo. Difficile non pensarci oggi - davvero, chi non lo ha fatto? -, anche con una certa nostalgia, a fronte di quanto emerso nel corso degli ultimi giorni sull’intelligenza artificiale. Si è partiti, mercoledì, con le dimissioni da Anthropic di un giovane ricercatore, il 27.enne britannico Jacob Coxon. Lasciando il colosso tecnologico per cui lavorava - dopo essere passato anche da OpenAI -, Coxon ha avvertito: «Le persone che costruiscono l’IA credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio». Un suo collega, ancora in Anthropic, Evan Hubinger ha quindi rincarato: «C’è una probabilità superiore al 10% che nel prossimo decennio l’IA possa arrivare a uccidere tutti gli esseri umani». Affermazioni che hanno fatto rapidamente il giro del mondo. E che nel weekend hanno trovato pronta replica - non in controtendenza, si badi bene - nei vertici delle società che stanno dominando la corsa alla stessa tecnologia. «Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di intelligenza artificiale», ha scritto Dario Amodei all’interno di un breve saggio pubblicato sabato. E Sam Altman, fondatore di OpenAI, ha dato ragione al CEO di Anthropic, fino a prova contraria uno dei suoi principali concorrenti. E poi è arrivato Elon Musk, reduce da pesanti investimenti nella propria «startup» dedicata all’intelligenza artificiale, xAI: «Dario ha ragione». D’accordo, ma che cosa ci sta sfuggendo? Perché dopo un’epoca di accelerazioni, oggi gli stessi colossi della tecnologia provano a rallentare? Perché è proprio questo aspetto, in realtà, a non tornare. Abbiamo imparato, negli ultimi due decenni, a osservare la crescita, spietata ed esponenziale, della Silicon Valley e dei suoi singoli attori, e allora non possiamo non sospettare che dietro questa richiesta di un rallentamento ci siano interessi aziendali, se non sistemici, di qualche tipo. Non riusciamo a credere all’epifania altruistica di Amodei, che pure apre la sua riflessione dai potenziali «incredibili benefici» dell’IA, tra sanità, economia, democrazia, arrivando a citare persino la morte del padre, «a causa di una malattia curata pochi anni dopo la sua scomparsa». Ora chiede più prudenza, e quindi più regole per affrontare la corsa verso la frontiera. La richiesta riguarda l’introduzione di valutatori esterni integrati nelle aziende, di un coordinamento democratico e di un coordinamento globale (anche «con i governi autoritari»). I riferimenti alla Cina si sprecano. «Le misure che propongo per far avanzare la frontiera a un ritmo sicuro non saranno facili. Ma credo che sia nostro dovere, nei confronti dell’umanità, provarci», conclude. L’impressione che offre il CEO di Anthropic - con il gigante che si prepara alla quotazione in Borsa - è di voler consolidare la propria posizione alla guida del mercato dell’IA anche attraverso lo sfruttamento di un’idea pubblica di cura alla sicurezza. In questo senso, non stupiscono neppure le reazioni positive e convergenti di Altman e Musk, come a non voler lasciare il primato della prudenza a Amodei. E poi le misure dettate ricordano una forma di barriera all’ingresso per potenziali nuovi concorrenti, oltre che un’asticella etica che rischia di mettere spalle al muro la Cina stessa. C’è anche l’elemento della paura. Non è bizzarro che a introdurla siano stati proprio i principali attori tecnologici americani? Generare nella popolazione - e in chi ambisce a entrare nel business - un fantasma per poi trovare un antidoto a quello stesso spettro. Dalle nostre parti si direbbe: fare e disfare. Con la politica che osserva sullo sfondo (neppure tanto in secondo piano), spesso complice. Donald Trump ieri parlava di «forze negative che vogliono rallentare l’IA». Sa che non esiste una strategia di rallentamento, bensì di consolidamento. Il tempo per rallentare - vedi regolare - lo sviluppo esponenziale del settore è già passato. E lo sa bene. Non può non saperlo.


