Lutto

Il collezionista illuminato

Uomo politico dalla grande sensibilità civile, avvocato di fama internazionale ma soprattutto appassionato e attento cultore d’arte moderna e contemporanea, Giancarlo Olgiati si è spento a Lugano all’età di 88 anni lasciando un profondo vuoto ma anche una prestigiosissima eredità culturale
© CdT/Archivio
Matteo Airaghi
21.08.2026 21:00

Anche sintetizzando, come si è costretti a fare quando se ne vanno personaggi del calibro di Giancarlo Olgiati, è difficile spiegare in poche righe le ragioni per cui lutti come questo lasciano un vuoto grande anche a livello collettivo e della società civile di un Paese, di un mondo o di una comunità.  Nel caso dell’avvocato Olgiati dovremmo almeno ricordare  la sua dimensione di uomo politico, attivo come deputato per tre legislature in Gran Consiglio, di grande equilibrio, autenticamente liberale e capace di affascinare e di ascoltare anche chi non la pensava come lui. Dovremmo ricordare anche i suoi successi professionali come avvocato e notaio titolare di uno studio luganese di fama internazionale e grande esperto di questioni legate al diritto e al mercato dell’arte. Dovremmo appunto, ma sappiamo che a lui piacerà essere ricordato soprattutto come cultore e collezionista di arte moderna e contemporanea almeno per tre ragioni principali: perché questa è stata la grande passione e il vero interesse della sua esistenza; perché grazie all’arte ha conosciuto sua moglie Danna con la quale ha saputo costruire uno straordinario sodalizio umano e professionale che nemmeno la morte potrà incrinare; e infine perché, grazie alla sua lungimiranza, è proprio il suo amore per l’arte che, attraverso la Collezione resa patrimonio pubblico a disposizione della collettività, e al suo sguardo sempre aperto al futuro, lascerà un’eredità culturalmente concreta al futuro del Paese e di tutti coloro che credono nel valore materiale e immateriale della conoscenza. Tutto quello che è stato Giancarlo Olgiati (il suo carattere, i suoi valori, le sue convinzioni, le sue intuizioni e persino le sue debolezze) in fondo è confluito nel suo modo di rapportarsi all’arte e di credere fermamente nella possibilità di trasmettere agli altri, senza dare l’impressione di impartire noiose lezioni, quelle emozioni e quelle storie  di vita e di talento. Ed è così che, come gli ripetevamo sempre, lui era diventato un vero collezionista illuminato capace anche di indignarsi da par suo e di criticare ferocemente le storture e le contraddizioni di un mondo sempre più schiavo del mercato e della mera dittatura del denaro. «Collezionare non è solo un atto di possesso, ma un atto di amore e di responsabilità verso l’arte e la sua storia» ripeteva sempre con emozione sincera e proprio questo ha fatto anche della sua vicenda umana una storia speciale che non andrà mai dimenticata.

«La mia attività di collezionista- ricordava nell’ultima intervista al nostro giornale-fu sin dall’inizio un percorso solitario, segnato soprattutto dagli acquisti di opere del Nouveau Réalisme. Fu Arman, conoscendo la mia passione per Balla, a introdurmi nel 1985 alla Galleria Fonte d’Abisso, dove acquistai due opere di Balla e conobbi Danna, titolare della Galleria (specializzata nei futuristi) e che sarebbe diventata la compagna della mia vita. Da quel momento la Collezione è cresciuta con coerenza e discrezione, guidata da un’intesa mai venuta meno. Ogni acquisto è stato condiviso. Frequentando il mondo dell’Arte abbiamo anche visitato insieme molte gallerie, vere scuole di formazione, e abbiamo costruito una Collezione centrata sull’arte italiana - dal Futurismo alla Pop Art romana, all’Arte Povera e al Neo Astrattismo - in dialogo con le avanguardie storiche (russe e dada) e contemporanee (Nouveau Réalisme, Pop e Neo Pop) internazionali. Il “fil rouge”, che dà riconoscibilità alla Collezione, è dunque l’astrattismo e la riflessione sull’oggetto.

Accanto alle opere, Danna ha avuto il merito di formare una fondamentale collezione di libri, manifesti e documenti originali sul Futurismo, oggi esposta nel nostro Spazio museale». Con la consapevolezza dunque di essere i custodi e in un certo senso gli aedi capaci di trasmetterla al futuro di una preziosa memoria culturale fatta di estetica ed emozioni, di meraviglia e di sapere. Giancarlo e Danna intuirono presto che, per essere presenti nel panorama svizzero, dovevano mettere al centro della loro Collezione l’arte italiana e del sud delle Alpi. Solo così si sarebbero distinti dalle altre collezioni svizzere che guardavano a Parigi fino agli anni Sessanta e poi a New York fino ai nostri giorni. Molto importante a riguardo si è rivelata l’attenzione per gli anni del secondo dopo guerra con la raccolta di opere di grandi maestri italiani quali Fontana, Manzoni, Burri, Castellani, ecc… Un capitolo a sé riguarda poi l’Arte Povera attraverso i suoi protagonisti rappresentati nella Collezione con opere molto significative.

Ed è questa la grande eredità culturale per la collettività di un collezionista che non ha mai smesso di pensare al futuro. A chi ha avuto la fortuna di conoscerlo da vicino invece rimarrà bene impressa la sua tenacia, il suo ottimismo, la sua spontanea simpatia e quel sorriso affabile di chi la sa lunga senza mai farlo pesare. La sua profonda coscienza liberal-democratica non era soltanto un credo politico ma anche uno stile di vita e di approccio ai problemi e alle questioni private e pubbliche. Inesauribile fonte di aneddoti, racconti, curiosità e segreti legati al mondo dell’arte e della cultura, Giancarlo Olgiati aveva però  la sempre rara capacità di ascoltare e di imparare con umiltà e profondo senso del rispetto per il punto di vista dell’interlocutore, chiunque egli fosse. Anche di questo gli saremo grati per sempre.

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