Il ricordo

Quello sguardo sempre avanti

Ci sono persone che lasciano un vuoto e altre che, insieme al vuoto, lasciano una direzione; Giancarlo Olgiati apparteneva a queste ultime
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Paride Pelli
21.08.2026 15:43

Ci sono persone che lasciano un vuoto e altre che, insieme al vuoto, lasciano una direzione. Giancarlo Olgiati apparteneva a queste ultime.

Per me è difficile parlarne soltanto attraverso ciò che ha fatto. Ero molto legato a lui e, prima ancora dell’avvocato, del politico, dell’intellettuale, del collezionista e del mecenate, ricordo l’uomo. La sua generosità, la curiosità inesauribile, la capacità di appassionarsi e soprattutto quella straordinaria attitudine a guardare sempre avanti.

Giancarlo è stato un uomo di visione e di lungimiranza. Lo è stato nel mondo della società civile, nella cultura e nell’arte, che per lui non erano mai un semplice ornamento, ma conoscenza, emozione, curiosità.

Con l’inseparabile compagna di vita, sua moglie Danna, ha costruito negli anni un sodalizio straordinario. Insieme hanno dato vita a una collezione unica, frutto di competenza e sensibilità, ma anche di intuizioni e incontri. E poi hanno scelto di condividerlo, questo tesoro, trasformando una passione privata in un patrimonio offerto alla comunità. La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati rappresenta oggi una presenza fondamentale nella vita culturale di Lugano e del Ticino e ha respiro ormai internazionale.

Ma pensando a Giancarlo in queste ore, tornano alla mente soprattutto le tante conversazioni. Si poteva cominciare parlando d’arte e ritrovarsi poco dopo a discutere di politica cantonale, di civica, di economia o dei fragili equilibri geopolitici. Impressionavano la lucidità del suo pensiero e la rapidità con cui sapeva analizzare e collegare i fatti. A 88 anni d’età, aveva una mente ancora affamata di presente. L’esperienza e la memoria non gli servivano per rifugiarsi nel passato, ma per comprendere ciò che stava accadendo e provare a intuire quello che sarebbe successo domani e perfino dopodomani.

Avrebbe avuto mille ragioni per voltarsi indietro e contemplare ciò che di grande aveva costruito. Ma non era quello che gli interessava. C’era sempre un prossimo progetto, un artista da scoprire, un’opinione da discutere, qualcosa da capire. Aveva ancora tanta fame di vita.

Lo avevo capito anche nell’ultima intervista rilasciata al Corriere del Ticino quando gli chiesi quali erano i suoi sogni nel cassetto, e mi rispose che avrebbe voluto raccontare le proprie emozioni e tramandare il suo sapere ai collezionisti più giovani, «in modo divertente e senza prendermi troppo sul serio», perché comprendessero che la Storia dell’Arte è più importante delle «eccessive follie finanziarie del mercato».

C’era molto di Giancarlo in quelle parole. La cultura, l’ironia, il desiderio di trasmettere. E soprattutto, ancora una volta, il futuro. Interrogato su un sogno, non fece un bilancio della propria vita: parlò di qualcosa che avrebbe voluto ancora fare. E fino all’ultimo, insieme a Danna, ha continuato a progettare.

L’imminente mostra dedicata a Jannis Kounellis, organizzata dalla Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, era stata da lui fortemente voluta. Doveva essere il prossimo appuntamento. Ora sarà inevitabilmente qualcosa di più: una mostra nel suo ricordo, ma soprattutto il suo ultimo progetto, quasi un testamento culturale.

C’è qualcosa di profondamente coerente in tutto questo. Giancarlo Olgiati se ne va lasciandoci non soltanto ciò che ha fatto, ma qualcosa che deve ancora accadere. Una mostra ancora da inaugurare. Opere ancora da guardare. Un futuro che aveva già cominciato a immaginare. 

Giancarlo era troppo curioso del presente e troppo interessato al domani per consegnarsi soltanto ai ricordi. Forse il modo più giusto per ricordarlo è allora continuare a fare ciò che ha fatto fino all’ultimo. Guardare avanti.

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