Tecnologia e politica

Il no della Svizzera a Palantir è ormai un caso internazionale

Il Tribunale commerciale di Zurigo è chiamato a decidere nei prossimi giorni su una causa intentata dal colosso americano contro la rivista Republik - La questione ha avuto un’eco mediatica enorme ed è finita addirittura nelle aule dei Parlamenti di Gran Bretagna e Germania
Palantir ha intentato causa contro la rivista zurighese «Republik» davanti al Tribunale commerciale di Zurigo. ©ANDREAS BECKER
Dario Campione
25.02.2026 19:00

Davide contro Golia è una metafora un po’ abusata. Ma forse pertinente quando si tratta di riassumere, in poche parole, la «guerra giudiziaria» condotta da un’azienda il cui valore in Borsa si aggira attorno ai 309 miliardi di dollari contro una piccola start-up svizzera d’informazione digitale, priva di pubblicità (per scelta) e sostenuta da poco più di 30 mila abbonati.

Nei prossimi giorni, il Tribunale commerciale di Zurigo sarà chiamato a esprimersi su un’azione «contro-dichiarativa» intentata dall’americana Palantir contro il portale giornalistico-investigativo zurighese Republik. Quest’ultimo, l’8 e il 9 dicembre scorsi aveva pubblicato un’inchiesta in due puntate sulla presenza di Palantir in Svizzera. E aveva rivelato come l’azienda di data intelligence di Denver (Colorado) non fosse mai riuscita, in sette anni, a ottenere contratti con le strutture civili e militari elvetiche, nonostante un pressing continuo e costante ad altissimo livello.

Per anni «lo Stato Maggiore dell’Esercito della Confederazione ha valutato i prodotti» e i software di Palantir e, alla fine, in un rapporto che, di fatto, è l’asse portante dell’inchiesta di Republik, ne ha sconsigliato l’uso per il pericolo concreto ed «elevato» che «i dati fossero trasmessi al Governo degli Stati Uniti». Fortissime preoccupazioni sono state espresse anche «riguardo ai rischi reputazionali associati a Palantir», società sostenuta dall’amministrazione di Washington. Un’azienda tecnologica, scrive ancora Republik, tra le «più controverse al mondo».

I software sviluppati negli ultimi 10 anni dalla big tech di Denver forniscono ai militari «informazioni di intelligence che possono influenzare le decisioni di uso della forza letale - si legge ancora nell’inchiesta di Republik - Servono come strumento di sorveglianza per la polizia e sono impiegati da grandi aziende per l’ottimizzazione dei processi decisionali. I critici accusano l’azienda di Denver di portare la sorveglianza di massa e la guerra automatizzata a un nuovo livello», soprattutto grazie «alla mancanza di regolamentazione e al disprezzo dei diritti umani. Palantir stessa riconosce apertamente che i suoi strumenti sono pensati per “ottimizzare la catena di uccisione” nella guerra moderna».

I co-fondatori di Palantir, il miliardario libertario di destra Peter Thiel e l’attuale CEO Alex Karp, non hanno infatti mai nascosto, né tantomeno negato, che i software sviluppati dalla loro azienda siano stati pensati anche per essere utilizzati come arma letale. Anzi: è ormai noto che proprio Karp, in una telefonata con alcuni investitori, ha detto una volta: «Palantir è qui per sconvolgere. E, quando necessario, spaventare i nostri nemici e occasionalmente ucciderli».

«Falso e fuorviante»

Il 18 dicembre, dieci giorni dopo l’uscita dell’inchiesta, la società americana ha scritto un lungo post sul proprio blog intitolato Correzione: come la rivista online Republik ha distorto un rapporto governativo su Palantir, e ha accusato la rivista di Zurigo di aver dipinto «un quadro falso e fuorviante», soprattutto nell’interpretare il rapporto dell’Esercito elvetico. Tra Natale e Capodanno, poi, Palantir si è rivolta direttamente alla redazione di Republik chiedendo la pubblicazione integrale di una replica giudicata, però, «infondata» dal portale investigativo.

Di fronte al rifiuto, alla fine di gennaio 2026 Palantir ha intentato un’azione legale contro-dichiarativa su cui, come detto, si esprimerà il Tribunale commerciale di Zurigo.

Ma che cos’è, veramente, Palantir? Un libro-inchiesta - L’anima nera della Silicon Valley (Solferino) - uscito poche settimane fa aiuta a rispondere a questa domanda. Lo ha scritto Luca Ciarrocca, a lungo corrispondente da New York per Il Giornale di Indro Montanelli e fondatore, nel 1999, di Wall Street Italia. Nel volume, Ciarrocca ricostruisce l’ascesa di Peter Thiel a partire dagli anni universitari a Stanford, quando nel giovane immigrato di origini tedesche, nato a Francoforte nel 1967 e giunto negli USA dopo aver vissuto in Sudafrica, prende forma un’idea nuova di potere, fondata sulle reti più che sulla visibilità, sull’influenza culturale più che sul consenso pubblico. Thiel prima cofonda PayPal e poi diventa uno dei grandi investitori di Airbnb e di Facebook, intuendo in anticipo rispetto a molti altri la natura «tentacolare» delle piattaforme digitali e la loro capacità di ridisegnare i rapporti sociali, economici e politici.

Con Airbnb, spiega Ciarrocca, Thiel «ha la conferma che i comportamenti di massa, una volta innescati, si sviluppano indipendentemente dalle leggi vigenti. Con Facebook, vede che dirigere il flusso delle informazioni con algoritmi e post volontari di milioni di utenti orienta l’opinione pubblica più di un comizio. Impara le regole per costruire, nell’era di Internet, nuovi monopoli privati che sfruttano i lati più delicati della vita delle persone: fiducia e identità».

Il cuore oscuro di questa traiettoria è Palantir, l’azienda con cui Thiel trasforma i dati in infrastruttura strategica del nostro tempo. «La sostanza sta tutta in una missione chiara e in un nome che da solo ne racconta ambizione e rischio: Palantir», appunto. Scrive Ciarrocca: «È un omaggio a John Ronald Tolkien e, allo stesso tempo, un inquietante avvertimento». Nel mondo fantastico del Signore degli anelli, «i palantíri sono le pietre veggenti che permettono di vedere eventi lontani, ma che, se usate senza la giusta disciplina, possono essere manipolate dal nemico per mostrare una realtà distorta, corrompendo l’anima di chi le guarda. È la metafora perfetta per la nuova azienda che oggi è sinonimo di sorveglianza e controllo».

Un mondo distopico

Palantir è una società specializzata nell’analisi dei dati di intelligence. Dalla sanità alla sicurezza nazionale, dalla sorveglianza predittiva - che richiama esplicitamente l’immaginario di Minority Report, il mondo distopico raccontato da Philip K. Dick e portato sullo schermo da Steven Spielberg - fino ai teatri di guerra come Gaza o la stessa Ucraina, Palantir diventa il simbolo di un potere algoritmico che promette efficienza e prevenzione, ma solleva interrogativi profondi su libertà, controllo e responsabilità democratica.

«Il monopolio dei media tradizionali si è dissolto, sostituito da un arcipelago digitale frammentato, un’arena dove la verità dipende da chi controlla gli algoritmi. Il fondatore di Palantir si muove all’incrocio tra tecnologia, finanza, sorveglianza e media come un oligarca orwelliano dell’era digitale. Prepara un futuro in cui il controllo è nell’ombra, gestito dall’intelligenza artificiale e dalle menti umane dietro di essa, e pervasivo». Riassume il New York Times: «Palantir unisce i mondi della tecnologia digitale, dell’IA e dell’industria della difesa, promettendo di rendere il mondo più trasparente ai suoi clienti, che si tratti del Pentagono, dell’Esercito israeliano o dell’Immigration and Customs Enforcement», la terribile ICE che negli Stati Uniti di Donald Trump dà letteralmente la caccia agli immigrati. «Agli occhi dei suoi critici - aggiunge il giornale newyorchese - sta costruendo uno Stato di sorveglianza più efficiente per un’epoca di autoritarismo incipiente».

Deputati contro

Le valutazioni del rapporto delle Forze armate svizzere e, soprattutto, la grande eco internazionale seguita all’inchiesta di Republik non sono andate giù all’azienda statunitense. Di quanto sta accadendo a Zurigo e della prossima decisione del Tribunale commerciale della città sulla Limmat si sono occupati molti giornali stranieri.

Ma il caso è addirittura finito nelle aule di due Parlamenti: a Westminster, dove il deputato laburista di Norwich Clive Lewis ha parlato di Palantir come di «un’organizzazione da cui il Governo britannico dovrebbe stare molto lontano: penso che l’Esercito svizzero abbia ragione a essere sospettoso», ha detto Lewis.

E al Bundestag, dove il deputato dei Verdi Konstantin von Notz, esperto di intelligence ed ex capo della commissione parlamentare per la supervisione dei servizi segreti, ha detto: «Dopo le rivelazioni svizzere, il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt, che ha dichiarato di stare valutando se permettere alla polizia di tutto il Paese di utilizzare il software statunitense, deve finalmente dire addio a Palantir».