Sisma

In Colombia si scava tra le macerie, intanto si attiva la solidarietà internazionale

La Svizzera ha destinato un milione di franchi per sostenere il Paese latinoamericano colpito lunedì da un sisma di magnitudo 7.4 – Le vittime sono oltre 250, mentre i dispersi sono 3 mila – Nel frattempo stanno riaprendo i primi aeroporti, ma la via del caffè rimane bloccata
© AP/Fernando Vergara
Red. Online
12.08.2026 20:53

In Colombia si continua a scavare tra le macerie, mentre il bilancio dei morti continua a salire di ora in ora. Al momento sono 254 le vittime accertate del terremoto di magnitudo 7.4 che lunedì ha devastato la parte occidentale del Paese latinoamericano. I feriti sono almeno 700 e più di 3 mila i dispersi. Secondo le autorità locali, 101 persone sono morte a Pereira e 95 a Cali, terza città del Paese. Proprio a Cali, il crollo di alcuni piani di un ospedale ha intrappolato diversi pazienti, mentre circa 600 persone sono state assistite in strada. L'ONU stima circa 5 mila abitazioni danneggiate e decine di edifici crollati. Le scosse di assestamento registrate nelle ore successive al sisma sono oltre un centinaio. Tra le vittime accertate - fanno sapere le agenzie di stampa - c'è anche Juan Alberto Barrios, famoso ex giocatore della nazionale colombiana di basket. Secondo le prime ricostruzioni, l'ex nazionale sarebbe rimasto intrappolato sotto le macerie di un edificio crollato a Cali. Barrios aveva anche lavorato come allenatore e insegnante nelle scuole di Cali e aveva giocato nella nazionale colombiana tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80. La Federazione colombiana di pallacanestro ha confermato la notizia ed espresso il proprio cordoglio per la sua scomparsa.

C'è ancora speranza

Ma la speranza, a quasi tre giorni dal terremoto, non si spegne. Poche ore dopo il salvataggio di una giovane estratta dalle macerie ieri a Cali, un'altra donna, Daniela Largo, di 32 anni, è stata estratta viva nella notte dopo aver trascorso 36 ore sotto le macerie a Pereira, uno dei comuni più devastati. La notizia è stata riportata da Noticias Caracol, che ha spiegato come l'operazione sia stata piuttosto laboriosa: per raggiungere la donna sono stati necessari ben due scavi. Durante l'operazione, le è stato somministrato ossigeno tramite una maschera ed è stato aperto un varco nella parte superiore delle macerie, perforando quattro lastre di cemento sopra di lei. Contemporaneamente, è stato scavato un tunnel dal basso, attraverso il quale i soccorritori sono finalmente riusciti a estrarla.

Solidarietà internazionale

Di fronte a una tragedia di queste dimensioni la macchina dei soccorsi si è immediatamente attivata. La Colombia ha ricevuto proposte di aiuti economici da diversi organismi multilaterali per un valore complessivo superiore a 1,3 miliardi di dollari, come riportano oggi le agenzie di stampa. Ad annunciarlo è stato il vicepresidente José Manuel Restrepo, spiegando che le risorse saranno destinate a fronteggiare l'emergenza e ad avviare la ricostruzione delle aree colpite. «Paesi di tutto il mondo si sono fatti avanti», ha detto Restrepo, citando tra gli altri Svezia, Turchia, Stati Uniti, El Salvador, Giappone, Messico, Ecuador, Brasile e anche la Svizzera. Paesi che hanno anche offerto squadre internazionali per sostenere le operazioni di soccorso, oltre ad aiuti umanitari, finanziari e materiali. Il governo colombiano ha sottolineato che il sostegno internazionale sarà destinato sia alla gestione dell'emergenza sia alla successiva fase di ricostruzione nelle aree maggiormente colpite dal sisma.

Un milione dalla Svizzera

Come detto, anche la Svizzera ha deciso di sostenere la Colombia. E ha destinato la cifra di un milione di franchi. Gli aiuti finanziari - spiegano le agenzie di stampa - saranno utilizzati per generi alimentari, alloggi temporanei e approvvigionamento idrico. Non sarà invece inviata, da parte di Berna, una squadra di soccorso con cani, ha dichiarato oggi alla radio pubblica svizzerotedesca SRF il vice ambasciatore svizzero a Bogotà Fabian Hayoz. L'obiettivo è infatti quello di rafforzare le capacità umanitarie locali piuttosto che far arrivare esperti dalla Confederazione. A complicare la situazione si aggiunge il fatto che il governo colombiano è in carica da pochi giorni. Inoltre, mancano informazioni da molte aree remote. In ogni caso, la Svizzera ha già una forte presenza nel dipartimento del Chocó, particolarmente colpito dal disastro, il che permette di adattare «rapidamente e facilmente» gli aiuti con i partner locali, ha spiegato Hayoz. Nella giornata di ieri il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha indicato di non essere a conoscenza di cittadini elvetici morti o feriti a seguito del sisma. Nello Stato andino sono registrati circa 2.800 svizzeri, mentre i viaggiatori che si sono annunciati sono 130.

Riaprono gli aeroporti

Intanto, in Colombia, si inizia a intravvedere qualche piccolo spiraglio di normalità. L'Aeronautica Civile ha confermato nella giornata di oggi la riapertura di sei dei sette aeroporti del Paese. Gli scali di Cali e Quibdó operano regolarmente, mentre Armenia, Buenaventura e Manizales hanno ripreso i voli commerciali con specifiche limitazioni operative. In merito ai progressi, la ministra dei Trasporti Elsa Noguera ha commentato: «Buenaventura riattiva i suoi voli commerciali! Con l'Aerocivil ristabiliamo l'operatività commerciale nel suo aeroporto. Andiamo avanti!».

Rimane invece sospesa l'attività passeggeri all'aeroporto Matecaña di Pereira, che limita la sua operatività ai soli voli di Stato e umanitari. La pista di decollo e di atterraggio presenta infatti delle lesioni e la torre di controllo è stata danneggiata. Una situazione che si presenta analoga anche nello scalo di Cartago. Rimane anche temporaneamente chiuso l'aeroporto di Popayán, non per i danni subiti dal terremoto ma poiché bloccato dalle ceneri del vulcano Puracé che ha ripreso l'attività a seguito del sisma. 

Quasi 70 mila indigeni colpiti

Ad essere direttamente colpiti dal terremoto sono stati anche 68.500 indigeni. È il dato che riporta la prima stima diffusa dall'Organizzazione nazionale indigena della Colombia (ONIC), secondo cui l'emergenza ha interessato comunità nei dipartimenti di Caldas, Chocó, Quindío, Risaralda e Valle del Cauca. L'Organizzazione ha rilevato danni a migliaia di abitazioni e segnalato il rischio di frane, in particolare nelle aree montuose di Risaralda, Caldas e Valle del Cauca. Secondo il rapporto, ben 46 comunità indigene hanno registrato un'intensità sismica di VI grado sulla scala Mercalli, con 2.581 abitazioni gravemente danneggiate e 5.954 persone direttamente colpite. La ONIC ha chiesto alle autorità colombiane una valutazione dei danni che tenga conto delle specificità delle comunità indigene, il censimento delle abitazioni rurali e il monitoraggio delle repliche nelle prossime 72 ore. La Guardia indigena, da parte sua, sta raccogliendo informazioni nei territori e coordinando le segnalazioni alle autorità. A Bogotà è stato inoltre allestito un centro di raccolta per gli aiuti destinati alle comunità indigene colpite.

La via del caffè

La tragedia che ha toccato la Colombia sta avendo anche delle ripercussioni negativo sull'economia del Paese, in particolare per quanto riguarda le esportazioni di caffè che stanno subendo una grave interruzione logistica a causa del terremoto. A pesare sullo smercio sono le frane e i blocchi lungo diverse strade strategiche che conducono al porto di Buenaventura (Valle del Cauca), uno snodo attraverso il quale transita oltre il 60% dell'export internazionale di caffè. Al momento, «la strada per Buenaventura non è percorribile dai veicoli commerciali stranieri, inclusi quelli per l'esportazione e l'importazione», ha spiegato a tal proposito Gustavo Gómez, presidente dell'Associazione nazionale degli esportatori di caffè (Asoexport), confermando che le esportazioni di caffè colombiano sono «praticamente paralizzate». L'impatto dell'emergenza è aggravato dal fatto che il sisma ha colpito in particolare la cosiddetta «Regione del Caffè», dove si trovano la maggior parte degli impianti di lavorazione e dei mulini. Anche nelle zone meno colpite, come Huila, Tolima, Cauca e Nariño, la mancanza di accesso per i veicoli merci sta complicando il trasporto del caffè verso gli altri porti, tra cui quelli di Puerto Antioquia, Cartagena e Santa Marta.  

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