«In Germania è finita la stabilità del sistema partitico»

Giovanni de Ghantuz Cubbe è ricercatore associato al Dipartimento di Scienze politiche della Goethe-Universität di Francoforte, dove quest’anno ha tenuto un corso su «Fascismo, nazionalsocialismo e l’estremismo di destra odierno in Italia e Germania».
«È in corso, in molte democrazie occidentali, una trasformazione degli assetti partitici tradizionali - dice de Ghantuz Cubbe al Corriere del Ticino - Si tratta di un processo graduale che, negli ultimi anni, ha conosciuto una significativa accelerazione. In Germania, al di là della più stretta attualità, emerge chiaramente come la crisi non riguardi soltanto la CDU, ma anche la SPD, nonostante il risultato in Meclemburgo. La stagione della stabilità del sistema partitico tedesco è conclusa. E le ragioni sono molteplici: la crescente sfiducia di una parte degli elettori verso i partiti tradizionali; le difficoltà emerse nella gestione delle crisi degli ultimi anni; l’abilità di Alternative für Deutschland (AfD) di intercettare e canalizzare il malcontento politico e sociale. A questi fattori si aggiungono dinamiche più propriamente ideologiche e di appartenenza partitica: tra le forze conservatrici e di destra moderata e quelle della destra radicale ci sono aree di sovrapposizione, confini in parte permeabili e spazi di competizione».
Voto ideologico, quindi, o voto pragmatico? «Le ragioni del consenso ad AfD sono molteplici e riguardano la polarizzazione sociale e politica, le crisi internazionali, il rapporto con la Russia, l’immigrazione e l’economia, tanto a livello nazionale quanto nei singoli Länder. Questioni percepite in modo diverso nelle due ex Germanie - dice ancora de Ghantuz Cubbe - A Est, assume particolare rilievo la “riattivazione”, in chiave populista, di un’identità specificamente “orientale”, distinta e in parte contrapposta a quella dei cittadini dell’Ovest. Un’identità che, nella narrazione di AfD, è spesso presentata come minacciata dalle élite della Germania occidentale. Oltre a “riappropriarsi” del passato, AfD sembra però riuscire ad appropriarsi con successo anche del futuro. Accanto ai temi immigrazione e asilo, infatti, l’ambito in cui, secondo i dati attuali, gli elettori le riconoscono una maggiore competenza è proprio il “futuro”. Un dato che evidenzia la capacità non soltanto di intercettare le preoccupazioni dell’elettorato, ma anche di incarnare le aspettative di cambiamento».
Oltre ad AfD, domenica in Germania ha vinto anche la Linke. Due successi che, secondo de Ghantuz Cubbe, non sono sovrapponibili. «Si tratta di contesti differenti: Berlino, in particolare, rappresenta da sempre un caso peculiare, da studiare separatamente nelle analisi elettorali. Anche le motivazioni del voto sono profondamente diverse. E non è neanche opportuno stabilire parallelismi tra le forze politiche collocate agli estremi opposti dello spettro politico. Esiste, tuttavia, a mio avviso, una prospettiva dalla quale è possibile accostare i due risultati elettorali: quella della trasformazione degli assetti partitici tradizionali, cui accennavo in precedenza. Se a destra, AfD si colloca al primo posto a livello nazionale nei sondaggi, a sinistra, la SPD è superata dai Grüne e si trova a competere con la Linke, due forze politiche che non possono essere ricondotte senza riserve all’area del “mainstream” politico. La FDP, dal canto suo, si attesta intorno al 4%. Interessante è infine la posizione di Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), che potrebbe esercitare un’influenza rilevante, ma che sta faticando ad affermarsi. Nel loro insieme, queste dinamiche restituiscono l’immagine di un sistema partitico in trasformazione, in cui gli equilibri tradizionali appaiono sempre più fragili».
