In silenzio per colmare il vuoto di Crans-Montana

Non c’è silenzio più terribile di quello del dolore. A cui però bisogna dare voce, perché come ci insegna Shakespeare «il dolore che non parla sussurra al cuore troppo gonfio e lo invita a spezzarsi». A Bellinzona, stasera, il silenzio, la tristezza, le emozioni, le paure e anche lo sconcerto per la tragedia di Crans-Montana sono stati condivisi da chi ha preso parte al momento di raccoglimento promosso dalle sezioni giovanili dei partiti. Mezzo migliaio le persone che vi ha aderito. Anziani e ragazzi, famiglie, alcuni politici, che hanno voluto ricordare, nella giornata di lutto nazionale, le vittime del dramma di Capodanno ed abbracciare i loro familiari e coloro che sono ancora ospedalizzati, nella speranza che possano riprendersi il più rapidamente possibile.
Uno fianco all'altro
Dalla stazione il silente corteo (aperto da tre persone con una candela) ha attraversato il centro storico per concludersi davanti a Palazzo delle Orsoline, dove sono esposte le bandiere a mezz’asta. Una tragedia senza confini, che ha scioccato tutto il mondo. Che va superata collettivamente. Ecco il senso profondo di camminare uno fianco all’altro, con gli occhi lucidi, quando è impossibile trovare le parole per descrivere un dolore incommensurabile. Un bisbiglio, uno sguardo, le lacrime, un abbraccio, una stretta di mano. Ogni gesto è prezioso per non sentirsi soli, per cercare di trovare una risposta alle numerose domande che dal 1. gennaio ognuno di noi si è posto. Solo restando uniti si potrà colmare il vuoto in attesa della giustizia, della verità.
Il senso di sospensione
In una città semideserta, con i negozi prossimi alla chiusura e qualche lavoratore che rincasava frettolosamente, il momento di raccoglimento voluto quale segno di rispetto e di vicinanza ha avuto un effetto emotivo molto intenso. Ha generato un senso di sospensione costringendo pure chi non vi ha partecipato a confrontarsi con sé stesso. Il corteo ha occupato simbolicamente il vuoto lasciato da chi purtroppo non c’è più. La metafora di una sofferenza infinita, terribile, straziante, sorda. Molti avevano una rosa bianca, come nel pomeriggio durante la cerimonia tenutasi a Martigny, ad indicare la memoria ed il ricordo. Il vagito di un neonato, a metà viale, ha interrotto per un attimo la quiete, il silenzio. Rendendo questo momento ulteriormente carico di pathos. Di emozioni condivise che servono a sentirsi comunità, ad essere più resilienti nei confronti delle disgrazie.
