Camorino

«Integrazione e accoglienza»: tolti i veli al Centro migranti

La struttura, realizzata in zona «Ala Munda», si appresta ad ospitare dal 1. ottobre i richiedenti l’asilo attribuiti al Cantone e prevede un ruolo diretto del Dipartimento delle istituzioni — Il capoufficio Federico Chiesa: «Studiate le soluzioni ottimali»
© Ti-Press / Massimo Piccoli
Irene Solari
28.09.2025 17:30

Accoglienza, apertura e integrazione. Sono le parole usate per descrivere il nuovo Centro cantonale polivalente di Camorino nel quartiere «Ala Munda», la cui inaugurazione è avvenuta sabato alla presenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni e presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del sindaco di Bellinzona Mario Branda. La nuova struttura prevede il ruolo diretto dell’amministrazione cantonale (tramite il DI) nella sua gestione in termini logistici, amministrativi, di sorveglianza e di presa a carico sanitaria. «Gli ospiti sono il fulcro di tutto il Centro, abbiamo studiato le soluzioni migliori per garantire un’accoglienza e un’integrazione sul territorio», spiega Federico Chiesa, capoufficio del Centro cantonale polivalente, tracciando il profilo del nuovo stabile che inizierà ad accogliere i primi ospiti mercoledì 1. ottobre.

Investimento da 13,5 milioni

«In questi anni è stato fatto un lavoro importante», prosegue Chiesa. La struttura, realizzata con un investimento di 13,5 milioni di franchi, si sviluppa su tre piani e dispone di quasi 170 posti letto (oltre agli spazi comuni e amministrativi). Qui saranno accolti parte dei migranti attribuiti al Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione nel corso della prima fase di integrazione. Gli ospiti, durante il soggiorno a Camorino, parteciperanno ad attività occupazionali, integrative, formative e scolastiche per i più piccoli, in attesa che venga loro attribuito un appartamento. Ma non solo richiedenti l’asilo: la struttura è a disposizione anche di chi fugge da situazioni di violenza domestica.

Pressione e risposte

Un’idea, quella del progetto, che ha visto la luce già una decina di anni fa, sull’onda della pressione migratoria del 2015-2016. «Abbiamo capito che serviva un Centro gestito direttamente dallo Stato», evidenzia Chiesa. Centro che può contare anche sulla collaborazione con la Croce Rossa (che opera su mandato del Dipartimento sanità e socialità) a livello psicologico e sociale. «Per capire come realizzare al meglio questa struttura abbiamo fatto un giro in sette centri di accoglienza migranti della Svizzera, oltre a quelli presenti in Ticino. Volevamo vedere come lavoravano e alcune realtà sono state illuminanti». Sulla base di queste osservazioni sono quindi stati adattati dei concetti strutturali e gestionali, «pensando anche all’ambito della sicurezza».

Personale in civile

E proprio riguardo alla sicurezza, rileva Chiesa, è stata scelta una linea precisa: «Gli agenti di sicurezza e il personale sanitario lavoreranno in civile per permettere una maggiore vicinanza agli ospiti e fare in modo che anche alla vista la loro presenza sia meno evidente. Abbiamo anche ridotto leggermente la presenza di questo personale rispetto ad altre strutture». Una scelta fatta per evitare di creare troppa dipendenza dalla struttura nei richiedenti l’asilo e lasciare loro più indipendenza. «Anche perché il Centro è pensato per soggiorni dai 9 ai 12 mesi, dopodiché gli ospiti saranno comunque seguiti ma senza più una struttura d’accoglienza. Quello che vogliamo fare è quindi riuscire a creare un equilibrio con l’obiettivo che le persone, che hanno un vissuto molto difficile, siano pronte a trovare la loro indipendenza una volta fuori». In tal senso il Centro è stato studiato in modo da essere il più possibile uno spazio aperto: «Gli ospiti usciranno per le loro necessità quotidiane, come la spesa, proprio per abituarsi a vivere sul territorio e integrarsi al meglio».