Friburgo

Kerzers, ecco perché diversi passeggeri dell'autopostale in fiamme non sono riusciti a fuggire

A impedire loro di mettersi in salvo un mix fatale di fattori: il posizionamento delle porte, la velocità di propagazione del fuoco, le alte temperature raggiunte e i materiali impiegati per costruire il mezzo
© KANTONSPOLIZEI FREIBURG
Red. Online
12.03.2026 15:46

Il bilancio dell'incendio scoppiato la sera di martedì su un autopostale a Kerzers è di sei morti e cinque feriti. All'origine del rogo il gesto intenzionale di un uomo che ha cosparso sé stesso e il veicolo di benzina prima di appiccare le fiamme. Il mezzo di trasporto si è così trasformato in pochissimo tempo in una trappola mortale. Ecco, ma perché diversi passeggeri non sono riusciti a fuggire rimanendo intrappolati sul bus? Vediamo di fare chiarezza.

Spacciato chi era seduto in fondo

«I passeggeri seduti in fondo all'autopostale non avevano alcuna possibilità di mettersi in salvo», spiega al Blick Hans Hutter, autista di autobus ora in pensione. «Questo perché le fiamme sono partite dal centro del mezzo intrappolando così chi si trovava nella parte posteriore». Già, perché sul fondo il bus non possedeva porte: le uniche presenti erano quella al centro e quella a lato della postazione del conducente. Entrambe erano però irraggiungibili da coloro che si trovavano in fondo al mezzo perché sbarrate dalle fiamme.

E inutili, in questi casi, sono anche i martelli di sicurezza installati sul mezzo per spaccarne i finestrini garantendo così un'altra via di fuga. «Fumo e fiamme si sono propagati all'interno del veicolo a una velocità impressionante. Reagire correttamente in una situazione come questa, trovare i martelli, staccarli dalla loro custodia e spaccare un vetro è praticamente impossibile», analizza Hutter.

La velocità con cui il mezzo di trasporto ha preso fuoco è del resto impressionante e ben visibile nei video che documentano la tragedia. Cinquanta secondi dopo che del fumo inizia a uscire dal veicolo, si vedono le prime fiamme propagarsi verso l'esterno. Non ci vuole poi molto prima che tutto l'autopostale sia divorato dal fuoco.

La modalità di propagazione dell'incendio rende subito chiaro agli occhi di Hutter che quanto avvenuto a Kerzers non poteva essere un semplice incidente. «In caso di guasto al mezzo, generalmente il fuoco si sviluppa nel vano motore, che si trova sul fondo del bus. In queste situazioni, i passeggeri possono così mettersi in salvo scappando in avanti».

Fatale l'accelerante

Due fattori hanno insomma contribuito a rendere l'autobus una trappola mortale: il luogo dal quale sono partite le fiamme e la loro rapidissima propagazione. Quest'ultima è stata resa possibile dalla benzina utilizzata dal presunto autore del folle gesto come accelerante. «La benzina ha fatto sì che sul mezzo si raggiungessero molto velocemente temperature altissime», spiega al Blick Siegfried Brockmann, ricercatore specializzato in incidenti stradali alla fondazione tedesca Björn Steiger. «A causa di ciò, i materiali del bus si sono infiammati in pochi secondi. Se fossimo stati in presenza di un incendio normale, le fiamme avrebbero impiegato molto più tempo a propagarsi. Nel caso di Kerzers, invece, in meno di trenta secondi si sono sviluppate temperature superiori ai 1.000 °C e fumi tossici. In tali condizioni, nessun essere umano sarebbe stato in grado di sopravvivere più di trenta secondi. Ogni respiro distrugge infatti gli alveoli polmonari».

Quel materiale sintetico

Non solo l'accelerante usato dal presunto autore del rogo ha giocato un ruolo fondamentale nell'incendio del bus, anche i materiali utilizzati all'interno dell'autopostale hanno avuto un ruolo di rilievo. Secondo Sabyasachi Gaan, chimico all'Istituto federale di prova dei materiali e di ricerca (Empa) di San Gallo, il mezzo è stato divorato dalle fiamme in pochi minuti a causa della natura sintetica di numerose componenti di cui era fatto. In un'intervista al Tages-Anzeiger ha spiegato: «Si pensi ai rivestimenti dei sedili, alle maniglie, alle porte, alle guarnizioni. La plastica viene utilizzata perché è leggera e riduce il consumo di energia, ma anche per ragioni estetiche e per l'isolamento acustico. Inoltre, in un autobus moderno c'è molta elettronica». Il problema, ha evidenziato, è che «i polimeri sono composti da idrocarburi e sono quindi intrinsecamente infiammabili. È paradossale che proprio i materiali progettati per essere difficilmente infiammabili, a seconda del tipo di polimeri, possono poi produrre fumi ancora più tossici».

Il fattore tempo

Se i passeggeri seduti sul fondo dell'autopostale non avevano alcuna possibilità di mettersi in salvo, «quelli che si trovavano nella metà anteriore avevano circa novanta secondi per provare a fuggire dalla porta davanti», spiega Brockmann. Spaccare i finestrini con i martelli di sicurezza o scappare dall'uscita di emergenza posizionata sul tetto non erano dunque opzioni percorribili in termini di tempo.

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