La crisi nera del «sì lo voglio»: matrimoni in calo anche in Ticino

In tutto il mondo occidentale, il matrimonio è entrato in crisi. E il Ticino non fa eccezione. Secondo i dati dell’Ufficio cantonale di statistica (USTAT), lo scorso anno sono state celebrate 1.140 unioni, di cui 37 tra persone dello stesso sesso. Per ritrovare un dato così basso - se non consideriamo il periodo pandemico - bisogna scorrere la statistica fino al 1979, quando i matrimoni furono 1.054. «In generale, la diminuzione dei matrimoni è una tendenza degli ultimi decenni», osserva Francesco Giudici, responsabile del settore Società dell’USTAT. «Non a caso, il basso tasso di nuzialità si accompagna a un ritardo nella ricerca del primo figlio da parte delle coppie. In sostanza, si nota tra le generazioni più recenti un innalzamento dell’età nel processo di transizione verso l’età adulta». Anche perché, a fronte di un periodo di formazione più lungo, tutto viene posticipato. «Soprattutto per chi sceglie di seguire una formazione terziaria, dopo la laurea segue un periodo di inserimento nel mondo del lavoro. E questo può richiedere del tempo e ritardare l’eventuale desiderio di metter su famiglia».
Secondo Giudici, in sostanza, il cambiamento della società ha prodotto una sequenza diversa con cui si compiono alcuni passaggi fondamentali. «Se prima si procedeva nell’ordine con matrimonio - convivenza sotto lo stesso tetto - figli, oggi non è più così. Non a caso, nel 2024 il 38,2% dei bambini è nato fuori dal matrimonio». Una percentuale in aumento, dice Giudici, che fa ben capire come negli anni si sia assistito a «un cambiamento generazionale forte, nel quale il matrimonio non è più concepito come una tradizione obbligatoria». Per la stessa ragione, nel corso degli ultimi cinquant’anni l’età media alle prime nozze è cresciuta di otto anni per entrambi i sessi, fissandosi nel 2023 a 35,9 anni per gli uomini e a 33,9 anni per le donne. E anche osservando i dati dello scorso anno si nota in effetti come, su 1.140 unioni, al momento del matrimonio la maggioranza degli sposi avesse tra i 30 e i 34 anni.
Più fattori interconnessi
«Quanto sta avvenendo in Ticino non sembra discostarsi dall’evoluzione registrata negli ultimi decenni in tutta l’Europa continentale, compresi i Paesi nordici, dove invece fino a non molto tempo fa l’istituzione del matrimonio teneva e la fecondità rimaneva più elevata. Il calo dei matrimoni, del resto, è molto forte ed evidente anche in Paesi come Italia, Francia e Spagna», spiega Valentina Rotondi, professoressa in tecnologie e salute pubblica alla SUPSI. «In generale - prosegue - assistiamo a un calo sia del tasso di fecondità, ma anche della formazione di relazioni stabili, non necessariamente all’interno dell'istituto del matrimonio». E i motivi sono molteplici, spesso interconnessi tra loro. «Una prima causa è sicuramente la secolarizzazione delle società occidentali. Se prima il matrimonio di fatto era un matrimonio religioso, venendo meno la componente religiosa si attenua anche la necessità di contrarre un matrimonio». La seconda ragione, invece, è interconnessa con il tema della fecondità. «Se prima i figli erano tutti concepiti all’interno del matrimonio, ora questo non si giustifica più neppure dal punto di vista proprio dell'accettazione sociale. Di riflesso, spesso il matrimonio viene posticipato, così come viene posticipata la nascita di un figlio». In sostanza, sostiene la professoressa, «oggi l’istanza individuale precede l’accettazione sociale», e questo ha messo in crisi anche l’istituto del matrimonio.
Ma, accanto a ragioni di matrice culturale-sociologica, si affiancano anche cause che hanno a che fare con la psicologia. Ancora Rotondi: «Viviamo in un’epoca storica contraddistinta da una generale sfiducia nel futuro. Ciò fa sì che sia più difficile impegnarsi in qualcosa, e anche questo contribuisce a rendere meno attraente il matrimonio».
Chi si lascia
Ma se sempre meno coppie convolano a nozze, parallelamente cresce il numero di quelle che decidono di lasciarsi. Lo scorso anno, in Ticino i divorzi sono stati 657. Un dato che, tuttavia, non ha conosciuto negli ultimi tempi una vera e propria esplosione. Anche se costantemente sopra quota 600, il numero di divorzi si mantiene infatti piuttosto stabile da 30 anni. «In media - dice la professoressa Rotondi - se meno persone si sposano, meno persone possono divorziare. Inoltre, è probabile che chi matura la decisione di sposarsi - oggi non più così scontata - ci arrivi dopo una certa ponderazione. E quindi in qualche modo potrebbe essere più motivato e, di riflesso, sul medio periodo avere meno probabilità di divorziare».
A colpire, però, è un altro aspetto, legato alla durata del matrimonio. «Se nel 2003, in media, un matrimonio durava 14,3 anni, nel 2024 questo dato è aumentato a 18,2», rileva da parte sua Giudici. In pratica, perciò, si divorzia dopo molti più anni passati insieme. Perché? «Possiamo ipotizzare due ragioni», evidenzia Giudici. «La prima è legata al fatto che se meno coppie si sposano, quelle che effettivamente decidono di farlo sono probabilmente più propense a restare insieme a lungo. L’altra ipotesi è invece connessa con l’aumento della speranza di vita».
«Il grey divorce»
E qui si inserisce un altro dato interessante, ossia che il 42% dei divorzi avviene tra coniugi con più di 50 anni. «Al giorno d’oggi - dice Giudici - i cinquantenni e i sessantenni stanno fisicamente molto meglio di prima, e possono più facilmente prendere in considerazione l’idea di rifarsi una vita. Anche perché il divorzio è socialmente accettato». Un’ipotesi ribadita anche dalla professoressa Rotondi: «Ci sono unioni contratte in un periodo storico in cui il matrimonio era un fatto sociale, e in cui l’ipotesi di divorziare non era contemplata. Ora, invece, si arriva all'età dei capelli grigi con la consapevolezza che, se la relazione non funziona più, si può divorziare». Un fenomeno, quello della separazione in età matura, che negli Stati Uniti è stato ribattezzato «grey divorce» e che oggi viene sempre più studiato. «La crisi di coppia spesso avviene quando si materializza un cambiamento di routine. Ad esempio, quando i figli escono di casa, i genitori si trovano a dover costruire una nuova normalità uscendo da una routine genitoriale durata molti anni. Lo stesso avviene quando uno dei due coniugi esce dal mercato del lavoro. In pensione, insomma, ci si trova costretti improvvisamente a cambiare abitudini, e questo può avere un impatto anche sulla relazione di coppia». E la crisi che ne consegue, oggi più che in passato può portare alla scelta di lasciarsi.
Meno di una su due prende il cognome del marito
Dai dati raccolti dall’Ufficio cantonale di statistica emerge un altro dato piuttosto curioso, quello relativo alla scelta del cognome. Per quanto riguarda gli uomini, una volta contratto il matrimonio più di uno su nove sceglie di tenersi il proprio cognome. Eppure, c’è anche chi decidere invece di adottare quello della moglie. Per quanto riguarda il Ticino, nel 2024 il 93,7% dei mariti ha deciso di tenersi il cognome da celibe, mentre l’1,5% (ossia 15 persone) ha optato per quello della moglie. Una tendenza, questa, sostanzialmente in linea con i dati nazionali, dove lo scorso anno il 93,5% degli uomini ha deciso di mantenere il proprio cognome.
Invece, per quanto riguarda la scelta delle donne, il nostro cantone appare decisamente distante dal resto del Paese. Dai dati statistici del 2024 emerge infatti che «appena» il 44,4% delle donne ha deciso di prendere il cognome del marito una volta convolate a nozze, mentre il 47,1% ha preferito conservare il proprio. Insomma, meno di una donna su due ha deciso di rinunciare al proprio nome da nubile. Insieme al Ticino, gli unici due altri Cantoni che mantengono percentuali attorno al 40% sono Ginevra (44,5%) e Basilea Città (47,8%). Al contrario, quasi tutti gli altri Cantoni registrano percentuali molto più elevate: si va dal 54,2% di Vaud all’80,6% di Appenzello Esterno.
«Non abbiamo una chiara spiegazione per la tendenza ticinese», ammette in proposito Francesco Giudici dell’Ufficio cantonale di statistica. «È tuttavia ipotizzabile che il nostro cantone risenta maggiormente dell’influenza della vicina Italia, dove non è consuetudine che la moglie abbandoni il proprio cognome da nubile per prendere quello del marito». Anche perché, aggiunge Giudici, «molte delle coppie che si sposano in Ticino sono di nazionalità mista, quindi ad esempio da cittadini svizzeri e italiani».