La furia di Donald Trump contro gli alleati: «Non ci aiutano»

Donald Trump chiama, l’Europa non risponde. In una conferenza stampa convocata oggi attorno alle 10 del mattino (le 16 in Svizzera) alla Casa Bianca, il presidente degli USA è tornato con la solita ruvidezza a rimproverare gli alleati di non volerlo aiutare nella campagna contro il regime degli ayatollah e, soprattutto, di non voler partecipare alla soluzione dello stallo nello Stretto di Hormuz, crocevia per il traffico mondiale di petrolio.
«Meno dell’1% del nostro greggio passa da Hormuz. Alcuni Paesi, invece, ne ricevono molto di più - ha detto Trump - il Giappone ne riceve il 95%, la Cina il 90%, molti Paesi europei ne ricevono parecchio. La Corea del Sud ne riceve il 35%. Quindi vogliamo che vengano ad aiutarci con lo Stretto».
Toni perentori, quasi ultimativi. Che però non hanno avuto, almeno per il momento, alcun riscontro.
La frustrazione nelle parole del presidente è apparsa evidente. In particolare, quando ha recitato la telefonata tipo avuta con i leader di alcuni Paesi «Preferiremmo non essere coinvolti, signore», ha detto con tono canzonatorio. Confermando subito dopo le ragioni che lo hanno portato nei mesi scorsi a criticare apertamente gli alleati: «Se mai avessimo bisogno di aiuto, loro non ci sarebbero per noi», ha ripetuto.
Un trattamento derisorio
«È mancata, nel trattamento derisorio del presidente verso gli alleati riluttanti a fornire forze per scortare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, qualsiasi discussione sul fatto che non li abbia consultati prima di iniziare gli attacchi contro l’Iran», ha scritto nella sua diretta il New York Times. Ed è mancata, soprattutto, l’analisi sulle contromosse che il regime iraniano avrebbe potuto attuare in caso di attacco. Anche se, pure su questo, il presidente degli Stati Uniti ha sostenuto il contrario.
«Sapevo da molto tempo dello Stretto, che sarebbe stata un’arma: lo avevo previsto, avevo previsto tutto questo. Non abbiamo bisogno di nessuno - ha insistito Trump - Siamo la nazione più forte del mondo. Ma la sicurezza dello Stretto di Hormuz è una prova, perché da anni dico che se mai avessimo avuto bisogno degli alleati, loro non ci sarebbero stati». La rabbia del presidente degli USA è esplosa soprattutto contro Keir Starmer, il primo ministro laburista del Regno Unito. Trump ha raccontato di aver parlato domenica con Starmer, il quale gli ha detto: «Sto incontrando il mio team per prendere una decisione» sulla possibilità di inviare aiuti per riaprire lo Stretto di Hormuz. «Perché devi incontrare il tuo team? - è stata la risposta infuriata del tycoon - Non volete farlo? Noi siamo stati con voi. Siamo il vostro alleato più antico e spendiamo molti soldi per la NATO e per tutte queste cose per proteggervi».
Il Regno Unito «sta collaborando con gli alleati a un piano fattibile per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma non si tratterà di una missione della NATO, ha però ribadito Starmer nel primo pomeriggio di oggi. «Voglio essere chiaro: non sarà, né è mai stato previsto che sia, una missione della NATO», ha detto Starmer.
Un’altra telefonata, stavolta con il presidente francese Emmanuel Macron, avrebbe avuto un esito diverso. Almeno secondo Trump, sicuro che Parigi interverrà con le sue unità navali per proteggere lo Stretto di Hormuz. Una certezza che il Financial Times ha subito picconato. Proprio mentre Trump parlava in conferenza stampa, il giornale britannico scriveva, citando una fonte dell’Eliseo, che la Francia invierà navi nel Golfo Persico soltanto una volta cessate le ostilità tra USA, Iran e Paesi confinanti. La stessa fonte ha aggiunto che la Francia sta invece discutendo con altri Paesi europei e del Golfo la creazione di una forza di pattugliamento congiunta una volta terminati i combattimenti.
«Non è la nostra guerra»
«Questa non è la nostra guerra, anche se gli interessi europei sono direttamente in gioco», ha detto oggi pomeriggio Kaja Kallas, alta rappresentante UE per la politica estera, dopo aver incontrato i capi delle diplomazie dei 27 a Bruxelles. «Per ora - ha aggiunto Kallas - l’Unione Europea non cambierà il mandato né espanderà l’operazione Aspides in Medio Oriente per aiutare a proteggere il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz».
Era stata proprio Kaja Kallas a suggerire che espandere verso il Golfo Persico l’operazione Aspides (missione diplomatico-militare di sicurezza marittima che l’UE ha attivato in risposta agli attacchi Houthi contro le navi nel Mar Rosso, ndr) potesse essere il modo più semplice per aiutare a superare lo stallo nello Stretto di Hormuz. Ma la proposta ha incontrato il no di molti Paesi, a partire dalla Germania. «Questa non è la nostra guerra; non siamo stati noi a iniziarla - ha detto Boris Pistorius, ministro tedesco della Difesa - la Germania vuole soluzioni diplomatiche e inviare più navi da guerra nella regione non aiuterà a raggiungere questo obiettivo».
