Società

La povertà silenziosa dei pensionati: «Le richieste di aiuto aumentano»

Nel 2023 le domande di soccorso presentate da anziani in difficoltà a Pro Senectute Ticino e Moesano sono cresciute del 25% - Il direttore Paolo Nodari: «I motivi principali sono da ricondurre ad alloggio, mezzi ausiliari e salute» - Non tutti conoscono i propri diritti
© Christof Schuerpf
Francesco Pellegrinelli
11.12.2023 06:00

Alla mensa sociale di Fra Martino Dotta - trasferita da ottobre alla Masseria di Cornaredo - ci sono anche loro: semplici pensionati. Si danno appuntamento per condividere un pasto. Un momento ricreativo, ma anche di dura necessità. Il peso di cassa malati, affitto e rincari, a fine mese, si fa sentire. Alcuni di loro ricevono una prestazione complementare a sostegno di una pensione che non sempre copre il fabbisogno vitale. Una condizione che in Ticino tocca una fetta ben più ampia del piccolo gruppo di avventori. «Effettivamente tra gli ospiti, sia al centro Bethlehem di Lugano sia a casa Martini a Locarno, ci sono anche pensionati», commenta Fra Martino Dotta. «Alcuni vengono per la semplice compagnia o per il fatto di trovare un pasto pronto a un prezzo simbolico di cinque franchi. In generale, però, nel 2023 abbiamo visto come le richieste di assistenza presentate al fondo di solidarietà della Fondazione Francesco siano aumentate».

Uno su tre

«In realtà i casi sono così diversi e numerosi che non saprei neppure da dove cominciare», attacca dal canto suo Paolo Nodari, direttore di Pro Senectute Ticino e Moesano. «Per il 2023 stimiamo un aumento di aiuti finanziari accordati pari a circa il 20%». Le difficoltà principali delle persone sono da ricondurre innanzitutto ad alloggio (conguagli, riscaldamento, pigioni), mezzi ausiliari e necessità legate alla propria salute. «Anche il numero di richieste è aumentato in modo considerevole: circa il 25%». Una realtà difficile da accettare all’interno di un Paese dove la maggior parte dei pensionati è benestante, se non addirittura facoltosa. Eppure, 200.000 anziani (quasi il 14%, rispetto al 6% della popolazione attiva) vivono sotto la soglia di povertà e altri 100.000 appena sopra tale limite. I problemi finanziari, in genere, nascono da una concomitanza di fattori, spiega ancora Nodari. «È chiaro che sull’arco di una vita professionale ci possono essere difficoltà e imprevisti che incidono sulla quota dei contributi previdenziali versati e quindi sull’importo della rendita. Parliamo comunque di persone che hanno un passato lavorativo alle spalle».

I fattori di rischio

Secondo uno studio promosso da Pro Senectute nel 2022 il primo fattore di rischio per la povertà nell’anzianità è il basso livello di istruzione. Un secondo fattore è il passato migratorio e, per quanto riguarda il genere, il sesso femminile. Sempre secondo il monitoraggio nazionale, il 13,9% degli over 65 ha un reddito mensile sotto la soglia della cosiddetta «povertà assoluta» (2.279 franchi). Percentuale che, in Ticino, sale al 29,5%. «Questo dato ci pone all’ultimo posto sulla scala della povertà nella popolazione anziana in Svizzera», chiosa ancora Nodari. Quasi un anziano su tre, in Ticino, vive questa condizione. Ed è proprio in queste situazioni che il servizio di consulenza di Pro Senectute può fare la differenza: «Sul territorio disponiamo di 25 assistenti sociali». La possibilità di essere ascoltati e di condividere la propria esperienza con professionisti del settore spesso si rivela fondamentale per trovare la soluzione adeguata.

Le prestazioni complementari

Tra gli strumenti che il sistema sociale mette a disposizione, a cui i pensionati in difficoltà possono ricorrere, vanno sicuramente menzionate anche le prestazioni complementari (PC). Un aiuto pubblico che non tutti gli anziani conoscono: «Lo studio di Pro Senectute ha mostrato come effettivamente vi sia un mancato ricorso alle prestazioni complementari per cattiva conoscenza del sistema», osserva Nodari. «Molti anziani non sanno di averne diritto». Di qui, l’importanza della consulenza sociale. Altre volte invece si tratta di una scelta deliberata: «Semplicemente rinunciano a causa della complessità del dossier, oppure per un senso di vergogna». La richiesta di una prestazione complementare per molti anziani non viene infatti vissuta come un diritto, ma come una richiesta di tipo assistenziale. Infine, ci sono i casi limite, ossia quegli stranieri che rinunciano a presentare una domanda per il timore di veder compromesso il proprio permesso di dimora.

A queste ragioni se ne aggiunge un’ultima, altrettanto pratica, di carattere legislativo: «La recente revisione della legge sulla prestazione complementare del 2021, che entrerà in vigore a tutti gli effetti dal 2024, obbliga gli eredi a restituire le prestazioni ricevute negli ultimi dieci anni, nell’ambito della successione». Alcuni pensionati sono infatti beneficiari di prestazioni e, allo stesso tempo, proprietari della loro abitazione. «In caso di successione, con il passaggio di proprietà, gli eredi sono quindi tenuti a restituire parte delle prestazioni ottenute dal beneficiario». Piccola parentesi, osserva ancora Nodari: «Molti anziani pensano - a torto - che avendo una proprietà, all’estero o in Ticino, non possono beneficiare della prestazione complementare. Ma non è così. È chiaro che la sostanza, a dipendenza del valore, può portare a una riduzione della rendita».

Rinunciare a tutto

Ma in definitiva - chiediamo - il sistema pensionistico (visti i numeri degli anziani a rischio di povertà) è ancora efficiente? Risponde ancora alle necessità per cui è stato pensato? «Per la maggioranza della popolazione questo sistema, basato sui tre pilastri, funziona e garantisce condizioni di vita più che dignitose. Il sistema della prestazione complementare è stato introdotto come soluzione transitoria per ovviare al fatto che l’AVS non riusciva a garantire la copertura del fabbisogno vitale delle persone». Chiaramente è perfettibile, ma quel che conta, per Nodari, è prendere coscienza che la povertà nell’anzianità in Svizzera esiste ancora: «È una forma di povertà sommersa e poco evidente. Pertanto è importante parlarne, individuando i giusti correttivi per porvi rimedio». L’obiettivo, insomma, è fare in modo che queste persone, terminata la propria vita lavorativa, non debbano rinunciare ad ogni esperienza e che possano vivere la propria vecchiaia con maggiore serenità. «La povertà non ha solo un impatto finanziario sulle persone. Chi vive questa condizione - conclude Nodari - spesso soffre di solitudine e presenta uno stato di salute peggiore».

«Per chi vive sul filo può essere decisivo»

A complicare la situazione di molti anziani, oltre all’atteso aumento dei premi di cassa malati, quest’anno c’è anche la questione affitti. Lo scorso primo dicembre l’Ufficio federale delle abitazioni ha infatti deciso, per la seconda volta da inizio anno, di aumentare il tasso ipotecario di riferimento, necessario per calcolare le pigioni. «Si tratta chiaramente di un ulteriore fattore di destabilizzazione», commenta Nodari. L’affitto, per la maggior parte delle persone, rappresenta infatti la principale voce di spesa mensile. «Sicuramente questa decisione metterà in difficoltà parte di quelle persone che dispongono di una copertura limitata al minimo vitale. Considerato che già oggi molti anziani vivono sulla soglia della povertà, questo aumento avrà un impatto negativo sul loro equilibrio finanziario». A essere toccati dall’aumento del tasso, e quindi delle pigioni, saranno anche i beneficiari di prestazioni complementari. Nel calcolo relativo al diritto alle prestazioni, la pigione viene infatti calcolata fino a determinati limiti di costo, le cosiddette pigioni massime. «Il nuovo aumento del tasso ipotecario di riferimento mette quindi in grave difficoltà chi beneficia di queste prestazioni», osserva Nodari. «Queste persone, se hanno già raggiunto la pigione massima e quindi esaurito il margine previsto per pagare l’affitto aumentato, dovranno privarsi di altri beni necessari», ha commentato dal canto suo Alain Huber, direttore di Pro Senectute Svizzera per il quale «i sussidi per l’affitto previsti da questo regime non sono più al passo con i tempi».