La «Radice» ha trovato casa in una «Betulla» per famiglie

La cooperativa di alloggio «Radice» ha finalmente trovato la sua casa. Il progetto, nato a Locarno due anni fa, ha infatti concluso la sua prima operazione immobiliare acquisendo da un proprietario privato l’edificio «La Betulla» in centro Città, a due passi da piazza Grande e dalla Ferriera. Il traguardo, sottolinea al Corriere del Ticino la presidente Giulia Augugliaro, è stato raggiunto più rapidamente del previsto: «Pensavamo di riuscire ad arrivare a questo punto solo nel 2030, dal momento che si tratta di un modello ancora poco diffuso in Ticino. Già da dicembre, quindi, nei 13 appartamenti dello stabile con pigioni calcolate in base ai costi, cioè senza scopo di lucro, ci saranno dei nostri soci e, la prossima primavera, è in programma un’inaugurazione aperta al pubblico». Inaugurazione che avverrà quando anche il processo partecipativo per la definizione e l’organizzazione degli spazi comuni sarà in uno stato più avanzato.
Senso di appartenenza
«L’idea è mettere a punto, insieme ai condomini, un modo di vivere lo stabile che favorisca relazioni di vicinato, partecipazione e senso di appartenenza». Secondo la nostra interlocutrice, senza un intervento, l’oggetto sarebbe stato verosimilmente demolito e sostituito con appartamenti più piccoli e, dunque, più redditizi, a discapito dei nuclei familiari.
«Oggi siamo molto soddisfatti della scelta. Casa Betulla ci aveva interessati fin dall’inizio perché risponde pienamente ai valori contenuti nella nostra Carta. Si trova in una posizione centrale, vicina ai servizi e ben collegata ai trasporti pubblici. Inoltre, offre numerosi appartamenti adatti alle famiglie. Si tratta di una combinazione piuttosto rara. Siamo convinti di contribuire anche a contrastare fenomeni come la gentrificazione e la crescente turistificazione del quartiere Rusca».
Altre due soluzioni in cantiere
La realtà - che, come detto, è sulla piazza appena dal 2024 - oggi conta 68 soci adulti e 24 bambini, ma la lista d’attesa si allunga di settimana in settimana. Quali strategie entrano in gioco, a questo punto, affinché tutti gli aderenti possano avere un tetto «cooperativo» sopra la testa? Presto detto: «Stiamo valutando la possibilità di sopraelevare l’edificio, dai cinque attuali, di almeno un piano, o anche due, per creare ulteriori abitazioni. Si tratta di un obiettivo che ci piacerebbe concretizzare e, nel frattempo, continuiamo a esplorare nuove opportunità e proprio in questo periodo stiamo approfondendo due possibili progetti: uno nel Bellinzonese e un altro sempre nel Locarnese».
Per quanto riguarda gli aspetti finanziari, Augugliaro non entra nel merito, ma spiega che ogni persona adulta che si aggiunge al gruppo versa una quota di 28.000 franchi: «A questa si aggiunge poi una pigione, calcolata secondo i costi effettivi. La quota d’alloggio, invece, viene integralmente restituita al momento in cui si lascia l’appartamento».
Alla ricerca del dialogo
E, ancora: «Per noi è stato molto importante instaurare fin dall’inizio un dialogo. C’è chi ha deciso di mantenere il proprio contratto di locazione e in questi casi non è previsto alcun aumento dell’affitto; altri avevano già in programma un trasloco oppure hanno colto questa occasione per cambiare casa. Vi sono poi coloro che hanno scelto di entrare nella cooperativa e diventare soci, cosa che ci ha fatto molto piacere».
Nessun aiuto pubblico, o quasi
È stato un percorso impegnativo, perché non è semplice spiegare con chiarezza gli obiettivi della cooperativa, superare alcuni pregiudizi e, al tempo stesso, trovare un equilibrio tra i nostri vincoli statutari, la sostenibilità finanziaria e le aspettative degli abitanti, sempre nel pieno rispetto dei loro diritti».
Nonostante l’iniziativa sia orientata alla pubblica utilità, in Ticino non esistono facilitazioni sotto il profilo finanziario: «L’unico sostegno di cui abbiamo beneficiato proviene dalla Confederazione, tramite un fondo dedicato. Grazie a questo strumento, abbiamo ottenuto un prestito agevolato che dovrà essere rimborsato nell’arco di ventitré anni».



