«La storia del Monte di Dunzio va salvata pietra dopo pietra»

Splüi (rifugi naturali sotto le rocce), grà (strutture per l’essiccazione delle castagne), vigere (apiari): il recupero del Monte di Dunzio passa dalla salvaguardia delle testimonianze della civiltà contadina che per secoli ha modellato il territorio nella frazione di Aurigeno, tra il Comune Terre di Pedemonte e la Vallemaggia. Era proprio questo l’antico itinerario dei contadini, vista la pericolosità dell’attraversamento delle gole di Ponte Brolla, prive di un passaggio pratico e sicuro. Grazie al progetto promosso dalla Fondazione Monte di Dunzio, creata nel 2021, numerosi manufatti rurali un tempo ridotti a ruderi sono stati restaurati e inseriti in un percorso didattico che punta a far rivivere la memoria storica del luogo.
Raccolti 900 mila franchi
«C’è stata una risposta che è andata oltre le aspettative», dichiara al Corriere del Ticino il presidente Domenico Paladino, sottolineando come il sostegno ricevuto e l’interesse suscitato dimostrino «la voglia di scoprire un mondo che rischia di sparire e che ormai quasi non c’è più». Un patrimonio fatto di lavoro, ingegno e vita quotidiana che, spiega, va preservato «pietra dopo pietra» e tramandato alle generazioni future.
«Nel giro di sei mesi abbiamo elaborato il progetto, stimando una spesa di 850 mila franchi. Da quel momento è iniziata la ricerca dei finanziamenti e, alla fine, siamo riusciti a raccoglierne 900 mila, superando l’obiettivo iniziale», ricorda ancora il nostro interlocutore. Nel 2023 si apre dunque un cantiere per ristrutturare una prima grà. Una scelta compiuta «per dimostrare il nostro impegno. Una volta concluso quel primo intervento, sono seguiti gli altri». Oggi, su un’estensione del diametro di cinque chilometri, sono ventiquattro i punti d’interesse valorizzati, quindici dei quali con tanto di codice a matrice che - inquadrato sul posto con il proprio dispositivo - porta i visitatori (delle tre lingue nazionali) a saperne di più.

Un piccolo punto informativo
«Restano ancora alcuni interventi da completare, tra cui altri stabili rurali e diversi tratti di muri a secco lungo i sentieri. Nel frattempo, abbiamo pure ricevuto un’importante donazione da parte di uno svizzero tedesco: un piccolo rustico, restaurato, e un terreno di 1.350 metri quadrati. In quella costruzione vorremmo realizzare un punto informativo per i visitatori».
L’idea del museo etnologico
Parallelamente, lo stesso ente ha promosso una modifica del Piano regolatore, allo scopo di tutelare gli oggetti culturali di valore storico della zona. «Non tutti gli edifici possono beneficiare di questa protezione, ma quelli che testimoniano attività tradizionali o forme storiche di utilizzo del territorio meritano una particolare attenzione. Per questo motivo si è resa necessaria un’adeguata base pianificatoria». Una modifica, attualmente in consultazione, che rappresenta una garanzia per il futuro. «Ci offre maggiore sicurezza giuridica e ci permette di proseguire, coscienti del riconoscimento di questi manufatti».
Ma non è tutto. Perché, grazie a un altro generoso contributo immobiliare, simile al precedente, ma dalle dimensioni più confortevoli, potrebbe aprirsi un nuovo capitolo con ulteriori ambizioni. «Proprio qui - rivela Paladino - vorremmo creare un museo etnologico dedicato alla storia e alle tradizioni locali».

Tra canapa e cappelle
Un’idea, però, che non rientra nel piano finanziario di 900 mila franchi portato avanti fino a oggi. «Stiamo cercando aiuti specifici. Anche perché, per concretizzarla, è necessario sistemare il tetto oltre a effettuare altri lavori. Come sempre in questi casi, è necessario preparare molta documentazione da sottoporre alle diverse realtà che potrebbero sostenerci». Infine, l’esperto evidenzia come la storia di Dunzio sia ricca e le opere da mettere in campo siano ancora molte, nonostante in pochi anni siano state recuperate numerose testimonianze del passato. «Sopra i nuclei abitati, si trovano ad esempio alcune strutture legate all’antica lavorazione della canapa, che potrebbero entrare a loro volta nel progetto. Abbiamo inoltre appena completato il restauro delle cappelle. Il nostro obiettivo rimane quello di preservare questo patrimonio e trasmetterlo alle generazioni future, affinché la memoria storica del Monte di Dunzio non vada perduta».
