Il caso

Latte in polvere contaminato: in Svizzera segnalati 9 casi di bebè malati, ma nessuno in Ticino

A fornire i dati è l'Ufficio federale della sanità pubblica il quale precisa che «le malattie da cereulide non sono soggette a obbligo di notifica» – Si stanno analizzando i prodotti consumati dai bambini per rilevare la presenza della tossina: i primi risultati sono attesi entro la fine della settimana
© Shutterstock
Mattia Darni
12.02.2026 09:00

Fino al 10 febbraio, l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) ha ricevuto 9 segnalazioni da parte di genitori i cui bebè presentano sintomi potenzialmente riconducibili al consumo di latte in polvere contaminato da cereulide. Queste provenivano da diverse regioni della Svizzera, ma nessuna dal Ticino. A fornire i dati, da noi contattato, è l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) il quale precisa però che «le malattie da cereulide non sono soggette a obbligo di notifica». I casi di cui si è dunque a conoscenza sono solo quelli segnalati all'USAV direttamente dai genitori.

Andrà poi stabilito se ci sia un nesso tra lo stato di salute dei neonati e l'ingestione di latte in polvere potenzialmente contaminato. «I prodotti consumati dai bambini sono attualmente analizzati in laboratorio per rilevare la presenza di cereulide; si potrà così confermare o escludere un nesso tra la malattia e il prodotto in questione», precisa l'UFSP. «I primi risultati sono attesi entro la fine della settimana. Fino ad allora, un nesso tra le malattie e gli alimenti per bambini consumati non è né escluso né dimostrato». A indagare in questo senso è l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria in collaborazione con le autorità cantonali e le aziende coinvolte. L'obiettivo è tracciare la sorgente della contaminazione nella catena internazionale di produzione e approvvigionamento per identificare tutti i prodotti contaminati e ritirarli così dal mercato, non appena vi sia anche un solo sospetto di pericolo per la salute dei consumatori.

Il problema, segnalato per la prima volta da Nestlé in dicembre, ha del resto assunto dimensioni considerevoli nelle ultime settimane. Numerosi prodotti di NestléDanone, Vitagermine, Lactalis e Hochdorf Swiss Nutrition sono stati ritirati in diversi Paesi tra i quali la Svizzera, la Francia, il Belgio, la Germania e la Gran Bretagna. Tutte queste nazioni stanno inoltre indagando per verificare se i sintomi riscontrati nei bebè siano da mettere in relazione all'ingestione dei prodotti contaminati. In Francia, addirittura, il consumo di latte contenete elevate quantità di cereulide potrebbe essere all'origine del decesso di tre neonati.

Vomito e diarrea

Torniamo però in Svizzera per capire come stiano i neonati per i quali è stata inoltrata una notifica all'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria. «I genitori interessati riferiscono di vomito e diarrea, talvolta accompagnati da spossatezza e/o da una diminuzione dell'assunzione di liquidi da parte dei bambini», fa sapere l'UFSP.

Ma che cosa è la cereulide? Si tratta di una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus la quale è estremamente resistente al calore e quindi non viene eliminata tramite bollitura. Nei lattanti, in caso di ingestione, i sintomi possono comparire entro cinque ore e di norma permangono dalle 6 alle 24 ore. In rari casi, il consumo di riso o pasta contaminati ha causato danni agli organi e, in casi molto rari, decessi tra adulti e bambini. «Esistono tuttavia solo pochi dati scientifici sugli effetti concreti sui lattanti», precisa l'Ufficio federale della sanità pubblica.

Alle aziende il compito di fare chiarezza

Resta poi da capire come la cereulide sia finita in numerosi lotti di latte in polvere. «Sotto la supervisione e su indicazione degli organi esecutivi cantonali, le aziende alimentari devono dimostrare come si è verificata la contaminazione», spiega l'UFSP. «La sicurezza degli alimenti e delle materie prime utilizzate è infatti di loro competenza. Nell'ambito dell'obbligo di autocontrollo che hanno, devono garantire, controllare e dimostrare di utilizzare e commercializzare solo materie prime e alimenti sicuri».

In concreto, all'origine della contaminazione da cereulide ci sarebbe un olio ricco di acido arachidonico prodotto dall'azienda cinese Cabio Biotech contenuto in vari latti in polvere. A confermarlo alla Neue Zürcher Zeitung è stato l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria. A questo punto è dunque importante capire se i prodotti di tutte le aziende che si sono rifornite dell'olio di Cabio Biotech siano contaminati. «Potenzialmente sì», risponde l'UFSP. «Le aziende devono risalire alle catene di produzione sotto la supervisione delle autorità cantonali competenti per identificare e ritirare i lotti effettivamente contaminati. A causa della complessità delle catene di approvvigionamento internazionali, non è ancora possibile escludere completamente che altri prodotti possano essere interessati».

Mancano dati

In seguito ai numerosi richiami di prodotti in più di 60 Paesi, lo scorso 2 febbraio l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha stabilito per la prima volta livelli massimi di riferimento per la cereulide. La Svizzera non ha però seguito facendo altrettanto. «Il regolamento sull'igiene prevede un valore limite per il Bacillus cereus negli alimenti secchi per lattanti. A causa della mancanza di dati, tuttavia, né in Svizzera né nell'UE esiste un contenuto massimo legale per la tossina cereulide negli alimenti», chiarisce l'Ufficio federale della sanità pubblica. «L'EFSA ha pubblicato una dose acuta di riferimento (ARfD) per la cereulide nei neonati, questo valore indica la quantità massima stimata di una sostanza che può essere assunta nel corso di una giornata senza rischi riconoscibili per la salute. L'ARfD è comunque una raccomandazione: non si tratta di un valore massimo giuridicamente vincolante, né in Svizzera né nell'UE. È importante sottolineare che gli alimenti per lattanti, come tutti gli alimenti, devono essere ritirati dal mercato e dal commercio già al minimo sospetto di un possibile rischio per la salute. Questo principio continua ad applicarsi anche se ora esiste un valore indicativo», conclude l'UFSP.

Correlati
Latte in polvere, «gestione inaccettabile»
La Fondazione per la protezione dei consumatori accusa il gigante alimentare francese Danone di «gravissime lacune» nel ritiro del prodotto contaminato da cereulide: «Un caso del genere non deve ripetersi»