Latte per bebè contaminato, i casi salgono a 16

Occorre fare chiarezza sul latte per l’infanzia contaminato. Ne è convinto l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), che ha annunciato di aver aperto una inchiesta per capire che cosa sia successo esattamente. E, soprattutto, in che modo sia avvenuta la contaminazione da tossina cereulide. In un’intervista al Blick, il direttore supplente dell’USAV, Michael Beer, ha spiegato che «sono in corso le analisi di laboratorio». Di conseguenza, «la prossima fase consisterà nel ricostruire quanto accaduto». Qualora emergesse che le aziende hanno reagito in ritardo o non hanno adempiuto ai propri obblighi di diligenza, potrebbero essere inflitte multe o avviati procedimenti penali. In Svizzera, secondo quanto ha confermato oggi al Corriere del Ticino l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), finora sono 16 le segnalazioni giunte con sintomi riconducibili al consumo dei prodotti interessati. Nessun caso riguarda il Ticino. «Fortunatamente, i bambini ora stanno meglio», ha aggiunto l’UFSP.
La scorsa settimana, a titolo precauzionale, le autorità hanno disposto che i campioni dei prodotti forniti dalle famiglie colpite fossero sottoposti a una doppia analisi di laboratorio: «Ciò significa che i campioni saranno esaminati dal Laboratorio cantonale di Basilea Città e successivamente dal Laboratorio cantonale di Ginevra per rilevare la presenza di cereulide. Questo doppio controllo è ancora in corso, pertanto al momento non disponiamo di risultati certi». In tutti i casi, sottolinea l’UFSP, «non è possibile stabilire in modo definitivo un nesso causale tra la malattia e il prodotto, anche se viene rilevata la presenza di cereulide. Infatti, esiste sempre la possibilità che un bambino soffrisse, ad esempio, di un’infezione (non diagnosticata) o che non tollerasse il prodotto». Da parte delle autorità, tiene comunque a sottolineare l’Ufficio federale della sanità, l’azione è stata tempestiva: «La prima segnalazione di Nestlé al nostro ufficio - nel dicembre scorso - indicava che la Svizzera non era interessata dal problema del cereulide». Successivamente, il 5 gennaio, «l’USAV è stato informato dalle autorità cantonali che la Svizzera era interessata dalla contaminazione. In quel momento era nota solo nei prodotti Nestlé. Di conseguenza, abbiamo pubblicato il richiamo svizzero del prodotto». Insomma, «l’USAV ha agito in conformità con la legge. Da allora, il nostro ufficio ha pubblicato immediatamente tutti i richiami e informato il pubblico tramite i social network, il sito web e i media».
Nel frattempo, numerosi prodotti di Nestlé, ma anche di Danone, Vitagermine, Lactalis e Hochdorf Swiss Nutrition sono stati ritirati. In Svizzera così come in altri Paesi europei. Proprio Danone è finita nel mirino della Fondazione svizzerotedesca per la protezione dei consumatori, che ha accusato il gruppo di aver tardato nel richiamare i lotti del marchio Aptamil. Sollecitato in proposito dal Blick, il direttore aggiunto Beer ha spiegato di condividere «l’insoddisfazione per la reazione delle imprese, soprattutto se tardiva. È inaccettabile che alcune tossine possano contaminare gli alimenti senza che ci sia un intervento immediato. In presenza di rischi potenziali per la salute, occorre procedere senza indugio a un richiamo su larga scala». I produttori devono infatti fare tutto il possibile per prevenire la contaminazione e controllare più rigorosamente i propri fornitori. Detto ciò, Beer ha comunque voluto invitare alla calma: «Non prevediamo ulteriori massicci richiami. I genitori che acquistano latte per l’infanzia non hanno motivo di preoccuparsi».
Alla base del problema, ricordiamo, vi è una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus estremamente resistente al calore, e che non viene quindi eliminata con la bollitura. Nei lattanti, i sintomi possono comparire entro 5 ore e di norma permangono dalle 6 alle 24 ore. Ora, come detto, si vuole capire in che modo la cereulide sia finita nei lotti. «Sotto la supervisione e su indicazione degli organi esecutivi cantonali, le aziende alimentari hanno il compito di dimostrare come si è verificata la contaminazione», ha spiegato l’UFSP. «La sicurezza degli alimenti e delle materie prime utilizzate è infatti di loro competenza: devono garantire, controllare e dimostrare di utilizzare e commercializzare solo materie prime e alimenti sicuri».