Tecnologia e sviluppo

Le imprese elvetiche puntano decise sull’intelligenza artificiale

Due studi confermano la crescita esponenziale dell’utilizzo dell’IA nella maggioranza delle aziende svizzere – Scarti significativi sono dettati dai settori produttivi e dalle dimensioni degli impianti – Nei gruppi più grandi gioca un ruolo predominante soprattutto l’automazione dei processi interni
L'intelligenza artificiale sta sempre più entrando nei modelli di sviluppo delle aziende elvetiche. ©GAETAN BALLY
Dario Campione
20.05.2026 06:00

Non diversamente da tutto il resto della società, l’intelligenza artificiale (IA) caratterizzerà sempre di più le aziende svizzere nei prossimi anni. Una prospettiva confermata in contemporanea da due differenti studi: il primo, è un’analisi dei bilanci pubblicati questa primavera dalle cinquanta maggiori società quotate in Borsa condotta dall’Awp Finanznachrichten AG, una delle principali agenzie elvetiche di notizie economiche; il secondo, reso noto ieri mattina, è l’esito di un sondaggio sulla diffusione e sull’utilizzo dell’IA tracciato dalla UBS su un campione di 2.500 imprese del nostro Paese.

Il boom dell’IA, spiegano i ricercatori dell’AWP, si coglie chiaramente leggendo i bilanci delle maggiori aziende svizzere: il termine «Intelligenza artificiale», infatti, compare otto volte più spesso rispetto a due anni fa. Nei rapporti relativi al 2023, anno in cui al momento della pubblicazione dello studio i modelli linguistici di grandi dimensioni come ChatGPT erano già accessibili al grande pubblico da oltre un anno e l’esplosione dell’IA era appena iniziata, l’intelligenza artificiale era citata in media solo 4,5 volte. Due anni dopo, la media delle citazioni è salita a 37.

Un utilizzo diffuso

Circa il 60% delle imprese svizzere sentite dalla UBS dichiara invece di impiegare già l’IA, con scarti significativi a seconda delle dimensioni aziendali e del settore. L’uso è particolarmente diffuso nelle grandi imprese e nei rami della conoscenza digitalizzati, come l’informatica e la comunicazione, i servizi finanziari e l’industria farmaceutica. Restano invece molto indietro altri comparti quali l’edilizia, i trasporti, la sanità, il commercio e le industrie tradizionali del legno, della carta e del tessile.

Nella pratica, si legge nel rapporto pubblicato da UBS, l’IA è utilizzata soprattutto per applicazioni a bassa soglia: circa la metà delle aziende la impiega per l’analisi dei dati e il supporto alle decisioni o per migliorare prodotti e servizi esistenti. L’automazione dei processi aziendali gioca un ruolo importante soprattutto nei gruppi più grandi. Solo una minoranza ha fatto della nuova tecnologia il cuore del proprio modello di affari, con l'eccezione del segmento informatico.

Ambiti di applicazione

Sin qui, in estrema sintesi, il quadro che emerge dalle due ricerche. Per commentare le quali il Corriere del Ticino ha sentito Peter Gruber, docente di Finanza, Imprenditorialità e Applicazioni dell’intelligenza artificiale all’USI di Lugano, ateneo nel quale è anche direttore accademico del master in Financial Technology and Computing e componente del gruppo di lavoro sull’IA.

«Il futuro dell’intelligenza artificiale dentro le aziende - dice subito Gruber - dipende ovviamente dagli àmbiti di applicazione. In tutti quelli nei quali si lavora con i dati o nei quali si producono informazioni, il ruolo dell’IA aumenterà di sicuro nei prossimi 10-20 anni». In questi settori, «parlare di rivoluzione non è esagerato». Rivoluzione non è una parola troppo forte: nella storia dello sviluppo tecnologico c’è sempre voluto tempo perché l’utilizzo dei nuovi strumenti si affermasse. Con l’intelligenza artificiale, questo tempo si è ridotto fino quasi ad annullarsi. «Io stesso - dice Peter Gruber - ho vissuto più di una volta una sensazione di meraviglia. C’è sempre sorpresa per la velocità del progresso, ma oggi è tutto veramente incredibile».

La sfida della verifica

Quando si parla di IA e imprese, inevitabilmente si finisce anche per chiedersi se saranno maggiori i rischi o le opportunità. Se e quanto il lavoro degli uomini lascerà spazio alla macchina.

Stando al rapporto UBS, «in media, le aziende svizzere tendono a vedere l’IA più come un’opportunità», soprattutto in vista di un incremento di produttività. I settori ad alta digitalizzazione (TIC, finanza) sono quelli che guardano più spesso all’IA in modo positivo. «Al contrario, le aziende dei settori meno digitalizzati (istruzione, cultura industria del legno, della carta e del tessile) vedono nell’IA soprattutto un rischio per la loro attività. «L’IA non ci ruberà il lavoro, ma potrebbe farlo chi sa usare meglio l’intelligenza artificiale. Se guardiamo alla storia del lavoro - commenta Gruber - 500 anni fa, 98 persone su 100 erano agricoltori. Oggi soltanto 2 su 100 lavorano la terra. Il progresso ha sempre riorientato il lavoro, nulla c’è di nuovo. L’IA va vista come una opportunità, anche di fare qualcosa di più interessante».

Il rischio vero, sostiene il docente dell’USI, «è per chi fa finta che questa tecnologia non esista. Io credo che non ci sia l’opzione di ignorare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Le aziende e i singoli devono continuamente informarsi e proseguire la formazione, aumentare le competenze nel campo dell’IA. Chi non lo facesse sarebbe tagliato fuori».

Per le imprese, in particolare, «è fondamentale sistemare i dati nel modo migliore - spiega Gruber - la prima sfida è quindi la digitalizzazione, rendere disponibili all’IA tutte le informazioni. La carta in cantina o i vecchi dischetti in formati illeggibili servono a nessuno».

In questo scenario, la Svizzera può fare la sua parte. «Il nostro Paese è pronto più di altri a questa sfida - dice Gruber - ma, ripeto, è necessario formare i lavoratori di oggi, formare gli studenti e i lavoratori di domani e digitalizzare tutte le informazioni e i dati disponibili». Una sfida - è questa l’ultima riflessione del docente dell’ateneo luganese - che dovrà fare i conti con «lo sviluppo della capacità di verifica dei risultati prodotti dall’IA. La maggior parte degli utilizzatori attuali dell’IA probabilmente non lo fa. Ma è necessario. Per questo è indispensabile una formazione in tal senso, sapere come fare una verifica oggi è indispensabile».