Sotto la lente

Le tre porte del Constellation ancora sotto esame

Al centro dell'attenzione degli inquirenti sono finite, per ragioni diverse, l'uscita di sicurezza posizionata nel seminterrato, la porta d'entrata del bar posizionata al pianterreno e la porta di servizio che si trova sempre al pianterreno
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Red. Online
04.03.2026 19:00

Sono essenzialmente tre le porte del Constellation su cui si sta indagando dopo l'incendio scoppiato la notte di Capodanno costato la vita a 41 persone: l'uscita di sicurezza posizionata nel seminterrato, la porta d'entrata del bar posizionata al pianterreno e la porta di servizio che si trova sempre al pianterreno. Per tutte e tre, infatti, sono emerse criticità. Ecco allora che nel dossier riguardante il rispetto delle norme antincendio, che Le Temps ha potuto consultare, la questione delle vie di fuga è sempre più importante.

Le prescrizioni di sicurezza

Va innanzitutto detto che il regolamento, datato 2015, dell'Associazione degli istituti cantonali di assicurazione contro gli incendi (Association des établissements cantonaux d’assurance incendie, AEAI) dice che i locali che possono accogliere fino a 100 persone devono avere due vie di fuga. Secondo i rapporti dell'ex capo della sicurezza di Crans-Montana, in carica nel 2018 e nel 2019 quando sono stati effettuati gli ultimi controlli, la capacità del seminterrato era stata limitata a 100 persone, fumoir compreso, perché disponeva di due vie di fuga: l'uscita di sicurezza (identificata come tale, munita di segnaletica luminosa e la cui porta possedeva una maniglia antipanico composta da una barra orizzontale di facile apertura) e le scale che portano al pianterreno e alla porta d'entrata (entrambe segnalate con un cartello).

Ma era una via di fuga?

Al pianterreno le cose si fanno invece un po' più complicate. Già, perché anche qui la capacità acconsentita era di 100 persone, ma c'era solo una porta segnalata come via di fuga: la porta d'entrata del bar (che fungeva come una delle due vie di fuga per il seminterrato). Al pianterreno mancava insomma una seconda via di fuga. La cosa era stata segnalata sia dal Comune, sia dal Cantone nel 2015 al momento della domanda di costruzione della veranda. «Il ristorante, compresa la veranda, potrà accogliere 100 persone se si predisporrà un'altra uscita di soccorso di 90 cm», scriveva l'Office cantonal du feu (il corrispettivo vallesano di quello che in Ticino è Ufficio della difesa contro gli incendi). «L'attuale porta ovest (quella di servizio per intenderci, ndr.) sarà considerata come un'uscita di sicurezza e d'evacuazione per l'interno dello stabile attuale e segnalata come tale», esigevano quindi l'allora capo della sicurezza e la Commissione della difesa contro gli incendi dell'allora comune di Chermignon (diventato poi comune di Crans-Montana dopo la fusione). Nella documentazione si trova poi uno schizzo con annotazioni a colori indicante questa porta come via di fuga.

Ora, il punto è che la notte di Capodanno la porta ovest era considerata una porta di servizio e non una via di fuga. Vetrata e con un chiavistello montato da Jacques Moretti per tenerla chiusa, questa porta di servizio era stata forzata dai pompieri intervenuti per prestare soccorso alle persone intrappolate all'interno del locale. La porta non era poi dotata di maniglia antipanico e non era segnalata da pannelli luminosi.

Insomma, la vera funzione di questa porta di servizio rimane indeterminata. Anche perché dal 2015 al 2026 sembrerebbe che nessuno si sia preoccupato di verificare che venisse effettivamente trasformata in via di fuga. Nella documentazione presentata dal Comune niente indica che l'esigenza di fare della porta di servizio una via di fuga fosse effettivamente entrata in vigore e comunicata ai coniugi Moretti. Nei controlli del 2018 e del 2019, del resto, la problematicità di questa porta non era stata menzionata.

Interrogati in merito alla reale funzione della porta di servizio, né Jacques né Jessica Moretti hanno detto di essere stati informati di che cosa diceva il documento del 2015 quando fu fatta domanda di costruzione per la veranda. La domanda di costruzione, in effetti, era stata depositata dal proprietario dell'immobile (ad oggi non ancora interrogato) e non reca la firma dei coniugi Moretti.

Il fatto che la porta ovest dovesse essere una via di fuga non era dunque noto a nessuno. Per tutte le persone interrogate da inizio gennaio, in effetti, essa non era altro che una porta di servizio.

Perché la porta di servizio era stata chiusa?

Un'altra domanda senza risposta è perché la porta di servizio fosse stata chiusa a chiave. «Quella porta era utilizzata da impiegati e fornitori», aveva spiegato agli inquirenti Jessica Moretti. «Non veniva mai chiusa».

«Non bisognava chiuderla perché la gente la utilizzava per uscire, per andare a fumare», aveva dal canto suo detto Jacques Moretti. La pratica di lasciare la porta di servizio aperta è poi stata confermata anche dagli interrogatori di diversi dipendenti.

Queste affermazioni sono però state contraddette da quanto dichiarato da un agente di sicurezza esterna agli inquirenti a metà febbraio. Come riportato dalla RTS, egli aveva detto di aver sentito, al suo arrivo al locale la sera del 31 dicembre, una conversazione in cui Jessica Moretti diceva a due impiegati che la porta di servizio doveva restare chiusa per evitare che la gente si imbucasse. Una versione, quella dell'agente di sicurezza, che sembra confermata dalle informazioni in possesso di Le Temps che parla di altri elementi del dossier d'indagine che dimostrerebbero come quella sera venisse portata un'attenzione particolare alla chiusura del chiavistello della porta di servizio.

Nella sua prima udienza come imputato, Jacques Moretti aveva accusato un cameriere di un altro locale di proprietà della coppia, venuto quella sera a portare il ghiaccio al Constellation, di aver chiuso la porta a chiave. Il cameriera, tuttavia, aveva respinto le accuse al mittente durante l'interrogatorio avvenuto a inizio gennaio sostenendo anzi di aver aperto la porta di servizio per far uscire un cliente.

I problemi della porta d'entrata

Anche la porta d'entrata del bar, designata ufficialmente come via di fuga, presentava problemi di sicurezza. Il nocciolo della questione, in questo caso, era il senso di apertura, verso l'interno e non verso l'esterno, come invece dovrebbe essere. Durante il controllo del bar avvenuto nel 2019, alla voce «apertura delle porte d'entrata verso l'esterno» era stata crociata la casellina «no». Un segno di non conformità dice l'allora responsabile comunale della sicurezza. Nel rapporto fatto dopo il controllo, questo aspetto era segnalato nella lista delle misure a lungo termine (da due a cinque anni). «In caso di cambiamento della porta principale, il senso di apertura dovrà essere invertito (direzione di fuga)», si legge.

Chiusa anche l'uscita di sicurezza nel seminterrato

Infine, pure l'uscita di sicurezza presente nel seminterrato sarebbe stata chiusa la notte del rogo. È quanto aveva affermato nel proprio interrogatorio il buttafuori sopravvissuto all'incendio. «Le indicazioni date al personale del Constellation nella notte di Capodanno erano di tenere le due porte di sicurezza chiuse (un in realtà è quella che viene definita "di servizio") e di consentire l'accesso e l'uscita solo dalla porta principale. Ho sentito parlare Jessica con i suoi collaboratori, dicevano che le porte dovevano rimanere chiuse». Secondo l'uomo, la gerente «aveva paura che i clienti entrassero senza pagare».

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