Maltempo

«L'hotel è distrutto, e mio papà non vuole nemmeno vederlo»

La grandinata dello scorso 25 agosto aveva costretto la famiglia Casparis a chiudere il Ronco - Analizzata la situazione, si è imposta la decisione di saltare un’intera stagione di attività - «È un lungo “calvario”»
© CdT/Gabriele Putzu
Paolo Galli
22.11.2023 06:00

«È come se fosse stato bombardato». Guido Casparis aveva descritto così, il suo hotel, all’indomani della grandinata che lo aveva praticamente distrutto. Era il 25 agosto scorso. Da allora sono passati tre mesi. Ma l’hotel Ronco, a Ronco sopra Ascona, è ancora chiuso. E chiuso resterà a lungo. «La prossima stagione è saltata». E per «prossima stagione», Casparis intende l’intero 2024. Sì, non riaprirà presto, tutto il contrario. «I lavori? Devono ancora iniziare. Siamo ancora nella fase di raccolta dei preventivi per l’assicurazione. È un “calvario”». Mentre pronuncia quella parola, «calvario», salta la linea. E dobbiamo farglielo ripetere. «È un “calvario”». E noi glielo abbiamo pure fatto ripetere due volte. Ci diciamo dispiaciuti. «Ma non abbiamo fretta, ormai. L’assicurazione lo aveva subito sottolineato: i lavori sarebbero durati dai sei ai dodici mesi. E la stagione quindi sarebbe saltata, era risultato chiaro in fretta. Lo sapevamo. E se aprissi a metà stagione, a luglio-agosto, avrei sicuramente problemi a reclutare il personale stagionale. Quindi un anno lo saltiamo, sperando che sia uno soltanto. E riapriremo a marzo 2025». Un’eternità, praticamente diciotto mesi di inattività.

Le magagne

Casparis, quando lo avevamo sentito dopo la drammatica grandinata, dopo quella serata che avevamo descritto come «infernale», si esprimeva con un filo di voce appena. Oggi, che di tempo ne è passato, sembra essere più fatalista nel descrivere i danni accumulati dalla struttura. Ma è chiaro che diciotto mesi è il tempo che potrebbe servire, quasi, per una costruzione integrale. «In pratica è così. Manterremo lo scheletro, quello sì, ma rifaremo tutti gli interni». Il danno principale è stato la rottura del tetto, causata dalla grandinata. «Quello è stato il danno base. Ma la cosa peggiore è un’altra: la pioggia, fortissima, che è caduta nei giorni seguenti. E una superficie di 600 metri quadri non riesci a coprirla con i teloni. L’acqua è così penetrata nella struttura, come se non ci fosse un domani. Usciva persino dalle prese elettriche. E se quando le cose funzionano è bello avere uno stabile antico, be’, a volte escono anche le magagne». E sorride, amaro, Guido Casparis. Una di queste magagne è quella rappresentata dall’assenza di un sottotetto. La rottura delle tegole ha offerto un comodo ingresso all’acqua, che è penetrata direttamente.

Il dolore del capofamiglia

«La piscina assomiglia al deposito di un giardiniere», aveva detto lo stesso albergatore a fine agosto. «Sì, era un serbatoio di foglie. Ma anche tutte le tende erano state strappate via. Insomma, non è rimasto nulla di veramente sano, nella struttura». Per fortuna l’assicurazione sta coprendo tutti i costi principali, il che permette alla famiglia Casparis di mantenere l’attività. «Riusciamo nel frattempo a gestire le altre attività che abbiamo». Aprendo il sito internet del Ronco, si viene reindirizzati al Jazz Hotel di Ascona o all’Hotel du Lac di Locarno. Già, ma il personale del Ronco? «Essendo un’attività stagionale, non avevamo contratti a tempo indeterminato. Ma certo non è stato piacevole per nulla, e per nessuno». E poi, l’incidente è capitato nel periodo peggiore dell’anno. «A fine agosto, già, quando in Ticino la stagione offre ancora due mesi di attività. Sapete come si dice, ovvero che nei primi sei mesi di apertura copri la stagione, ma sono gli ultimi due che ti portano fieno in cascina per l’inverno». E oltre a questo, c’è un discorso sentimentale. «Parliamo dell’albergo di famiglia. I miei genitori l’hanno gestito per cinquant’anni. Noi qui siamo cresciuti. Ora fa male vederlo ridotto così. Mio papà non ha nemmeno voluto passare a vederlo, non se la sente». Il paese si è fatto sentire. «Sì, abbiamo sentito vicinanza. D’altronde noi abbiamo bisogno di Ronco, ma Ronco ha bisogno dell’albergo».