Berna

L’Iniziativa bussola accelera: consegnate 140 mila firme

Con sette mesi di anticipo, i promotori hanno depositato le sottoscrizioni alla Cancelleria federale - Contrariamente alla decisione del Governo, il testo chiede di sottoporre il pacchetto di accordi con l’UE all’approvazione di popolo e Cantoni - I promotori: «Solo questa procedura protegge la democrazia diretta»
©PETER KLAUNZER
Francesco Pellegrinelli
29.08.2025 17:52

Sono stati sufficienti 11 mesi (ben al di sotto dei 18 previsti dal termine legale) per la raccolta delle 100 mila firme necessarie per l’iniziativa popolare federale «Per la democrazia diretta e la competitività del nostro Paese No a una Svizzera membro passivo dell’UE», nota anche come «Iniziativa Bussola». Questo pomeriggio, il comitato promotore ha consegnato alla Cancelleria federale oltre 140 mila firme, di cui 115 mila autenticate. Ora, la Cancelleria federale procederà alla loro verifica, dopo di che sarà definitivamente chiaro se l’iniziativa sia riuscita.

Mezzo di pressione

L’Iniziativa bussola, lanciata lo scorso settembre, chiede che il nuovo pacchetto di accordi con l’UE sia sottoposto alla doppia maggioranza di popolo e Cantoni. In particolare, il testo prevede che tutti i trattati internazionali di ampia portata – in particolare quelli che comportano una significativa ripresa dinamica del diritto straniero – siano vincolati a un referendum obbligatorio. L’obiettivo dichiarato è esercitare pressione sul Parlamento affinché l’intesa con Bruxelles venga sottoposta a questa procedura rafforzata.

Lo scorso maggio, il Consiglio federale si è infatti espresso a favore della maggioranza semplice, proponendo di sottoporre il pacchetto di accordi con Bruxelles unicamente a referendum facoltativo. In questo modo, per la ratifica sarebbe sufficiente la maggioranza dei votanti. Secondo il Governo, infatti, in casi come quello dell’intesa tra Berna e Bruxelles – attualmente in fase di consultazione – la Costituzione federale non prevede il ricorso al referendum obbligatorio. La decisione, presa a maggioranza e supportata anche da una perizia giuridica dell’Ufficio federale di giustizia, però, è tutt’altro che marginale, in quanto le regole del gioco, in questo caso, possono risultare decisive. L’intesa con Bruxelles sui bilaterali avrebbe infatti maggiori probabilità di essere approvata se fosse sufficiente la sola maggioranza dei votanti. Se invece fosse richiesta anche quella dei Cantoni, il traguardo diventerebbe più difficile da raggiungere: i Cantoni più piccoli della Svizzera centrale e il Ticino – il cui Consiglio di Stato si è recentemente espresso a favore del referendum obbligatorio – sono infatti storicamente più critici nei confronti dei rapporti con l’UE. In questo scenario, le possibilità di una bocciatura alle urne crescerebbero sensibilmente.

La richiesta

La decisione del Consiglio federale non è però definitiva: in teoria, l’Esecutivo potrebbe modificare la propria posizione già l’anno prossimo, in occasione del messaggio che seguirà la consultazione. L’ultima parola sul tipo di referendum (facoltativo o obbligatorio) spetterà comunque al Parlamento, chiamato a pronunciarsi al termine dell’esame del pacchetto, che comprende circa 1.800 pagine tra accordi, spiegazioni e testi di legge svizzeri.

Al riguardo, il comitato dell’iniziativa Bussola ha ribadito la richiesta di portare al voto il testo prima che venga presa una decisione sui trattati con Bruxelles. «Il Consiglio federale e il Parlamento tratteranno l’iniziativa con rapidità o con tattiche dilatorie?», si legge in una nota del comitato. «Con una votazione rapida sull’iniziativa Bussola, il popolo potrebbe decidere con la democrazia diretta se sottoporre o meno i trattati UE alla maggioranza dei Cantoni. Le dispute politiche sulla maggioranza dei Cantoni sarebbero risolte nel modo più democratico possibile». Secondo gli autori dell’iniziativa, i nuovi accordi comportano profonde limitazioni alla democrazia diretta e alla sovranità della Svizzera e, pertanto, devono essere sottoposti a referendum obbligatorio

La clausola

Per rafforzare l’iniziativa, i promotori hanno inserito nel testo una clausola. Nel caso in cui l’iniziativa venisse portata al voto in maniera tardiva, ossia dopo il voto sul pacchetto UE, e nel caso in cui l’iniziativa venisse approvata dal popolo, sarebbe necessaria una nuova votazione sul pacchetto europeo, ben inteso se questo venisse approvato a maggioranza semplice. Un ulteriore strumento di pressione che tuttavia solleva qualche incertezza, considerato che questa forma di retroattività è giuridicamente controversa.