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Dopo due ore nella Situation Room, «Donald Trump non ha preso alcuna decisione sull'accordo con l'Iran» – Israele, il DFAE allenta le raccomandazioni di viaggio – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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21:28
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«Trump non ha preso alcuna decisione sull'Iran»
La riunione nella Situation Room è durata circa due ore ma Donald Trump non ha preso alcuna decisione sull'accordo con l'Iran. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti.
L'amministrazione Trump ritiene di essere vicina a un accordo ma ci sono ancora alcune questioni da discutere, fra le quali lo sblocco dei fondi iraniani, riporta il New York Times citando alcune fonti.
19:56
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L'Iran: «Nessun accordo definitivo» con gli Stati Uniti
La diplomazia iraniana afferma che non è stato ancora raggiunto «nessun accordo definitivo» con gli Stati Uniti, riferiscono i media statali iraniani.
Nonostante i continui scambi di messaggi, l'Iran non ha ancora raggiunto un accordo definitivo con gli Stati Uniti e attenderà di vedere se Washington porrà effettivamente fine a quello che Teheran definisce un blocco navale illegale, ha dichiarato alla televisione di Stato il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, scrive Iran International. Baghaei ha affermato che l'Iran «ha detto addio al linguaggio del 'devo' 47 anni fa» e che i governi occidentali non possono dettare le condizioni alla Repubblica Islamica.
«Prendiamo le nostre decisioni basandoci sugli interessi e sui diritti del popolo iraniano», ha aggiunto. Ha inoltre affermato che quello che Washington ha definito un blocco navale è illegale fin dall'inizio, definendolo sia una violazione del cessate il fuoco sia un'interruzione della libertà di navigazione internazionale. Baghaei ha concluso dicendo che Teheran attenderà di vedere se gli Stati Uniti daranno seguito concretamente alla loro posizione dichiarata o se si tratta semplicemente di una «affermazione propagandistica».
19:51
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Le affermazioni di Trump su un possibile accordo sono «un misto di verità e menzogne»
Le affermazioni del presidente statunitense Donald Trump su un possibile accordo con l'Iran sono «un misto di verità e menzogne» e non rispecchiano la bozza di accordo attualmente in fase di revisione a Teheran, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Fars News, vicina alle Guardie Rivoluzionarie, citando fonti informate. Lo scrive Iran International.
L'agenzia afferma che la bozza, presentata come «impegno reciproco», è nelle fasi finali di approvazione in Iran, ma non è stata ancora presa una decisione definitiva. Secondo Fars, Trump ha rivendicato la vittoria presentando punti che contraddicono il testo della bozza, pur affermando che il blocco statunitense verrà revocato.
L'agenzia nega inoltre che l'Iran abbia accettato di riaprire lo Stretto di Hormuz senza pedaggi o condizioni, affermando che tale clausola non è presente nella bozza. Teheran riaprirà lo stretto dopo la revoca del blocco, sulla base di accordi propri, che potrebbero includere monitoraggio, ispezioni, servizi e misure di sicurezza.
E respinge l'affermazione di Trump secondo cui l'Iran avrebbe smantellato o distrutto il proprio materiale nucleare, affermando che fonti informate hanno definito tale asserzione infondata e assente dal memorandum. La notizia dell'agenzia iraniana afferma che la parte più importante della bozza è il pagamento immediato di 12 miliardi di dollari in beni iraniani congelati, aggiungendo che Teheran non passerà a nessuna fase successiva dei negoziati finché il denaro non sarà sbloccato.
Ha inoltre affermato che un cessate il fuoco completo in Libano, in linea con la posizione di Hezbollah, è un altro punto chiave. Fars ha dichiarato che l'Iran passerà alla fase successiva dei colloqui, che include l'allentamento delle sanzioni e la questione nucleare, solo se tali condizioni saranno soddisfatte, e che qualsiasi accordo finale si baserà sulle linee rosse della Repubblica Islamica e sulla «completa sfiducia» nei confronti degli Stati Uniti.
18:18
18:18
«La situazione in Libano è inimmaginabile, non è una tregua»
«La situazione va oltre i limiti dell'immaginabile. Ci sono più di un milione di sfollati e, dopo gli ultimi ordini di evacuazione del governo israeliano, molte persone si stanno spostando nuovamente». È l'allarme lanciato da Conrado Alonso, capomissione di Medici Senza Frontiere in Libano, che denuncia l'emergenza in atto nel Paese.
«Questa non è una tregua - afferma Alonso - perché gli attacchi sono costanti e, da quando è stata annunciata ad aprile, ci sono stati bombardamenti e attacchi contro le persone». Il capomissione spiega che «cercare di fornire una risposta umanitaria in queste condizioni è difficile perché anche le strutture sanitarie subiscono attacchi diretti da parte delle forze israeliane».
Una situazione di crisi vissuta dal rappresentante di Msf a Nabatiye, nel sud del Paese, dove il 26 maggio «le squadre di soccorso cercavano di salvare le persone ancora in vita nei luoghi sotto attacco e il personale medico-sanitario cercava di ripararsi all'interno dell'ospedale per non essere colpito dalle bombe».
A mettere a rischio i civili, inoltre, racconta Alonso, è il meccanismo di diffusione degli ordini di evacuazione, «emessi a mezzanotte, quando le persone cercano di riposare». Da quel momento, «in meno di un'ora Israele inizia a bombardare e questo dimostra la mancanza di limiti in questa guerra e di rispetto per i principi umanitari, fra cui la distinzione tra civili e combattenti».
18:17
18:17
Francesca Albanese: «La situazione a Gaza è destinata a peggiorare»
«La situazione a Gaza è destinata a peggiorare, anche se smettono di bombardare, anche se smettono di uccidere quotidianamente, come fanno. Certo, non muoiono più a centinaia ogni giorno, ma muoiono a decine a settimana».
Lo ha detto oggi a Roma Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi.
Le condizioni nella Striscia, ha aggiunto, «sono insostenibili. L'area agricola, cioè la capacità di sopravvivere di Gaza, se Israele sparisse e li rinchiudesse come faceva prima dell'ottobre del 2023, è ridotta all'1,5%. Non c'è possibilità di sopravvivere senza un intervento massiccio dall'esterno».
«La Corte di giustizia internazionale ha dichiarato che l'occupazione è illegale. Israele deve ritirare le truppe da Gaza, da Cisgiordania a Gerusalemme Est, deve smantellare le colonie e smettere di sfruttare le risorse palestinesi» ha commentato la relatrice.
In Europa, ha aggiunto, «tante volte si è negato il genocidio perché apparentemente non c'è ancora una pronuncia della Corte di Giustizia internazionale» ma, ha aggiunto, «io voglio ricordare che quando la Corte si pronuncia, comunque non c'è adempimento alle norme internazionali». Perché «adempiere alla decisione della Corte di Giustizia che dichiara l'occupazione illegale significa smettere di commerciare con Israele (non solo con le colonie), smettere di armare e di ricevere beni e servizi di provenienza israeliana. E' questo che lo Stato italiano deve fare, e non per antipatia nei confronti di Israele, ma perché Israele come Stato della comunità internazionale si deve conformare al diritto internazionale».
18:05
18:05
Israele, il DFAE allenta le raccomandazioni di viaggio
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha allentato le raccomandazioni di viaggio riguardanti Israele: se in febbraio invitava in linea di massima di non andarci, ora sconsiglia recarvisi per viaggi turistici e «non urgenti».
«Dato che la situazione è tornata a un livello paragonabile a quello precedente agli attacchi militari contro l'Iran, la raccomandazione è stata riportata al livello precedente», ha spiegato il DFAE a Keystone-ATS.
Rimane tuttavia generalmente sconsigliato recarsi in alcune regioni del Paese, in particolare nelle zone di confine con la Striscia di Gaza, con il Libano e lungo la Cisgiordania occupata. La situazione di sicurezza è «estremamente instabile e la sua evoluzione è incerta», ha aggiunto il Dipartimento.
Il 28 febbraio 2026, giorno degli attacchi israelo-americani contro l'Iran, il DFAE aveva sconsigliato in generale i viaggi verso Israele. «Questa raccomandazione è rimasta in vigore fino alla pubblicazione odierna», ha dichiarato il DFAE.
18:04
18:04
Messaggio di evacuazione per i residenti di Zefta, nel sud del Libano
Il portavoce in lingua araba dell'Idf ha diffuso un messaggio di evacuazione per i residenti di Zefta, nel sud del Libano, invitandosi a spostarsi a nord del fiume Zahrani. «Per la vostra sicurezza, vi esortiamo con forza ad allontanarvi dall'area delle operazioni. Chiunque si trovi vicino agli operativi di Hezbollah, alle sue infrastrutture o alle sue armi, mette in pericolo la propria vita», si legge nel post dell'esercito israeliano.
18:03
18:03
Donald Trump nella Situation Room per «prendere una decisione definitiva» sull'Iran
Donald Trump nella Situation Room per «prendere una decisione definitiva» sull'Iran. Lo afferma il presidente sul suo social Truth. «Mi riunirò ora, nella Situation Room, per prendere una decisione definitiva», ha scritto.
L'Iran deve accettare che non avrà mai un'arma nucleare o una bomba. Lo stretto di Hormuz deve essere immediatamente aperto, senza pedaggi, per il traffico marittimo senza restrizioni, in entrambe le direzioni«.
Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth. »Tutte le mine, se ce ne sono, verranno eliminate. L'Iran completerà l'immediata rimozione e/o detonazione di tutte le mine rimaste, che non saranno molte«, ha aggiunto il presidente.
18:02
18:02
Raid israeliani nel distretto di Sidone, tre morti
Tre persone sono state uccise dai raid israeliani lanciati sul villaggio di Khrayeb, nel distretto di Sidone, situato nella parte meridionale del Libano. Lo riporta l'Orient-Le Jour. Diversi attacchi sono stati inoltre lanciati anche sui villaggi di Sarafand, vicino a un ospedale governativo, e Baissariyeh, situati all'interno del medesimo distretto.
In precedenza il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva confermato che le truppe delle Forze di Difesa israeliane hanno attraversato il fiume Litani e avanzato verso «punti strategici» nel sud del Libano. Lo ha dichiarato durante una visita al confine settentrionale.
«Le nostre forze hanno attraversato il Litani e avanzato verso una posizione di forza. Operiamo anche a Beirut, nella valle della Beqaa e lungo l'intero fronte, colpendo duramente Hezbollah», ha affermato il premier israeliano.
Nel corso di una visita alle truppe, il capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir ha affermato che «la manovra (in Libano) verso nuove aree, continua a respingere il nemico, distruggendone le capacità e colpendolo sistematicamente, anche in questo momento le truppe stanno avanzando. Ogni colpo contro Hezbollah è anche un colpo contro l'asse iraniano e contro l'investimento iraniano nella regione. Siamo pronti a qualsiasi sviluppo e manteniamo un alto livello di preparazione anche nei confronti dell'Iran».
«Oltre 7.500 miliziani sono stati eliminati dall'inizio della guerra, di cui 2.500 dall'inizio dell'operazione 'Ruggito del Leone'. Continueremo a colpire il nemico», ha aggiunto. «La minaccia dei droni rappresenta una sfida, ma la supereremo», ha detto.
La tv libanese Al-Jadeed ha dal canto suo riferito, citando una fonte della sicurezza, che circa 17 carri armati e bulldozer D9 dell'Idf sono avanzati ed entrati durante la notte nel villaggio di Dabin, nel sud del Libano, provenendo dalla direzione della città di Al-Khayyam. Le forze dell'esercito libanese schierate all'ingresso del villaggio si sono ritirate all'arrivo dell'Idf, dirigendosi verso nord in direzione della città di Hasbiya.
13:43
13:43
Teheran: «La gestione di Hormuz è nostra, Trump prende batoste»
Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, ha affermato che la gestione dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran si è ormai consolidata a livello internazionale.
Ha aggiunto che i Paesi ora richiedono l'autorizzazione, pagano delle tariffe e attraversano il canale sotto la guida della Marina delle Guardie Rivoluzionarie.
Scrivendo su X, Rezaei ha affermato che il presidente Donald Trump è l'unica persona che non vuole accettare la realtà. «Di tanto in tanto manda il suo esercito ad aprire lo stretto. Arrivano, vengono sconfitti e tornano indietro», scrive Rezaei.
07:58
07:58
Il punto alle 8.00
Gli USA e l'Iran hanno compiuto buoni progressi sull'estensione del cessate il fuoco, ma il presidente Donald Trump non è ancora pronto ad approvare l'accordo. Lo ha detto il vicepresidente JD Vance, secondo cui «ci stiamo confrontando su un paio di punti relativi alla formulazione del testo. Abbiamo fatto molti progressi in tal senso». Parlando coi media poche ore dopo che fonti USA hanno riferito che le due parti avrebbero raggiunto l'intesa, Vance ha espresso l'auspicio che si continuino «a fare progressi» per mettere il tycoon «nella posizione di poter avallare l'accordo». Anche se, «ovviamente, la questione è ancora da definire». «È difficile dire esattamente quando, o se, il presidente firmerà il memorandum. Non posso garantire che ci arriveremo, ma allo stato attuale sono abbastanza fiducioso», ha aggiunto. Secondo le ipotesi circolate, l'accordo estenderebbe la tregua per altri 60 giorni e consentirebbe il transito di merci attraverso lo Stretto di Hormuz, dando il via ai negoziati sulle questioni più spinose come il programma nucleare iraniano. Se approvato, rappresenterebbe il passo più importante verso la pace dall'inizio del conflitto, il 28 febbraio. Il possibile accordo è maturato dopo una serie di attacchi reciproci tra USA e Iran, l'ultimo episodio del genere dall'entrata in vigore del cessate il fuoco all'inizio di aprile. Trump non ha ancora dato il via libera e l'Iran non ha commentato la notizia della proposta di accordo, riportata da Axios. L'agenzia di stampa iraniana Tasnim, citando una fonte vicina al team negoziale, ha riferito che il testo della possibile intesa non è stato ancora finalizzato né confermato. Il Pakistan, che svolge il ruolo di mediatore, ha annunciato che il suo ministro degli Esteri, Ishaq Dar, incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio a Washington il 29 maggio, malgrado il significato della visita non sia chiaro. Il tycoon ha ripetutamente affermato che la fine della guerra è vicina sin da metà marzo, malgrado le due parti abbiano mostrato scarsi progressi pubblici verso un terreno comune. L'Iran, ad esempio, ha chiesto la revoca delle sanzioni, lo sblocco dei beni all'estero e il ritiro delle forze statunitensi dalla regione. Washington ha chiesto all'Iran di smantellare il suo programma nucleare, che Teheran afferma essere a fini pacifici, oltre che la consegna del materiale fissile altamente arricchito.
Intanto però, il Dipartimento del Tesoro USA ha annunciato nuove sanzioni contro l'Iran e le sue vendite di petrolio, usate da Teheran per finanziare la ricostituzione delle forze armate e continuare a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti e i suoi partner nella regione. «Continueremo ad accrescere la pressione per privare il regime e le sue forze armate delle risorse finanziarie necessarie a minacciare gli alleati e i partner USA in Medio Oriente», ha commentato il segretario al Tesoro Scott Bessent. «Non consentiremo a Teheran di incrementare le entrate petrolifere per ricostituire le proprie forze armate e capacità militari», ha aggiunto. Le azioni, a sostegno della Economic Fury e del memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale, prendono di mira, tra l'altro, la Sepehr Energy Jahan Nama Pars Company (Sepehr Energy Jahan), braccio commerciale per la vendita di petrolio dello Stato Maggiore delle forze armate iraniane, nonché l'export di greggio della Sepehr Energy Jahan, legato alle navi della flotta ombra disposte a trasportare l'oro nero di pertinenza militare. Tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, la Sepehr si è avvalsa della Luan Bird Shipping Service LLC, società di noleggio navale con sede negli Emirati Arabi Uniti, per spedire petrolio iraniano in Cina e per versare commissioni alla Growth Trading Co. Limited (con sede a Hong Kong) in cambio del ruolo svolto nelle spedizioni di greggio della Sepehr a bordo delle navi sanzionate Boreas, Siri e Oxis. In modo analogo, si legge in una lunga nota, Damai Technology Development Limited (Damai Technology), con sede a Hong Kong, ha agito come noleggiatore di diverse navi adibite al trasporto di petrolio iraniano per conto delle forze armate iraniane a partire dalla metà del 2025, compresi i pasdaran. La Growth Trading Co., Limited e la Damai Technology Development Limited sono «designate per aver fornito assistenza materiale, sponsorizzato o prestato sostegno finanziario, materiale o tecnologico - ovvero fornito beni o servizi - a Sepehr».
