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«Violenza sessuale in zone di guerra»: Israele nella lista nera dell'ONU accanto a ISIS e Hamas

Le Nazioni Unite hanno «inserito Israele nella lista nera dei responsabili di violenza sessuale nelle zone di conflitto»: proteste e critiche dallo Stato ebraico - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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«Violenza sessuale in zone di guerra»: Israele nella lista nera dell'ONU accanto a ISIS e Hamas
Red. Online
28.05.2026 06:20
00:18
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«Altre navi cinesi lasciano lo Stretto di Hormuz»

Secondo la rivista specializzata Lloyd's List, una petroliera è l'ultima di oltre 10 navi cinesi che erano rimaste bloccate nello Stretto di Hormuz ad averne lasciato le acque.

La Hua Lin Wan, una petroliera Aframax di medie dimensioni, di proprietà della compagnia di navigazione cinese Cosco, ha attraversato lo stretto mercoledì, sempre secondo Lloyd's List. Il presidente di Cosco, Lin Ji, ha dichiarato a Lloyd's che la sicurezza dell'equipaggio e della nave è la massima priorità nell'ambito delle operazioni di ritiro delle restanti imbarcazioni dal Golfo.

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Hezbollah rivendica 19 attacchi contro l'Idf nel Libano del sud

Hezbollah ha rivendicato la responsabilità di 19 attacchi contro le truppe israeliane che operano nel Libano meridionale. Lo scrive Al-Jazeera. Il gruppo ha affermato che i suoi combattenti hanno utilizzato una combinazione di razzi, colpi di artiglieria e droni d'attacco per contrastare le forze israeliane in diverse città del sud, tra cui Biyyada, Odaisseh, Qantara e Zawtar el-Charqiyeh.

23:27
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Il Dipartimento del Tesoro USA annuncia nuove sanzioni contro l'Iran

Il Dipartimento del Tesoro USA annuncia nuove sanzioni contro l'Iran e le sue vendite di petrolio, usate da Teheran per finanziare la ricostituzione delle forze armate e di continuare a rappresentare una minaccia per Stati Uniti e i suoi partner nella regione.

«Continueremo ad accrescere la pressione per privare il regime e le sue forze armate delle risorse finanziarie necessarie a minacciare gli alleati e i partner USA in Medio Oriente», ha commentato il segretario al Tesoro Scott Bessent. «Non consentiremo a Teheran di incrementare le entrate petrolifere per ricostituire le proprie forze armate e capacità militari», ha aggiunto.

Le azioni, a sostegno della 'Economic Fury' e del memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale, prendono di mira, tra l'altro, la Sepehr Energy Jahan Nama Pars Company (Sepehr Energy Jahan), braccio commerciale per la vendita di petrolio dello Stato Maggiore delle forze armate iraniane, nonché l'export di greggio della Sepehr Energy Jahan, legato alle navi della flotta ombra disposte a trasportare l'oro nero di pertinenza militare.

Tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, la Sepehr si è avvalsa della Luan Bird Shipping Service LLC, società di noleggio navale con sede negli Emirati Arabi Uniti, per spedire petrolio iraniano in Cina e per versare commissioni alla Growth Trading Co., Limited (con sede a Hong Kong) in cambio del ruolo svolto nelle spedizioni di greggio della Sepehr a bordo delle navi sanzionate Boreas, Siri e Oxis.

In modo analogo, si legge in una lunga nota, Damai Technology Development Limited (Damai Technology), con sede a Hong Kong, ha agito come noleggiatore di diverse navi adibite al trasporto di petrolio iraniano per conto delle forze armate iraniane a partire dalla metà del 2025, compresi i pasdaran. La Growth Trading Co., Limited e la Damai Technology Development Limited sono «designate per aver fornito assistenza materiale, sponsorizzato o prestato sostegno finanziario, materiale o tecnologico - ovvero fornito beni o servizi - a Sepehr».

23:15
23:15
L'Iran lancia missili dal sud del Paese: «Forse scontri nel Golfo»

Le forze armate iraniane hanno lanciato missili da aree del sud del paese verso obiettivi specifici. L'obiettivo preciso di questi missili non è ancora chiaro, ma alcune fonti parlano della possibilità di scontri nelle acque del Golfo Persico. Lo scrive su X l'agenzia di stampa iraniana Fars.

L'agenzia Tasnim riferisce di «suoni di esplosioni legati a uno scambio di fuoco e spari di avvertimento per le navi in violazione nello Stretto di Hormuz» mentre la Mehr afferma: «Le forze armate iraniane hanno aperto il fuoco di avvertimento in direzione di 4 navi in violazione vicino allo Stretto di Hormuz».

22:19
22:19
Salito ad almeno 23 il bilancio dei morti nei raid oggi in Libano

È salito «ad almeno 23» il bilancio di morti in raid attribuiti alle forze israeliane avvenuti in giornata in Libano: lo afferma il giornale L'Orient-Le Jour, parlando di bilancio ancora provvisorio.

La stessa testata specifica che 21 di queste vittime sono state riportate nel Libano meridionale.

22:18
22:18
Beirut, nel raid «mirato» dell'Idf uccisi una donna e due bimbi

Il ministero della Salute del Libano ha riferito che un attacco israeliano avvenuto oggi sulla zona sud di Beirut ha ucciso una donna e due bambini, dopo che l'esercito israeliano aveva affermato di aver «colpito con precisione» quell'area della capitale, senza identificare l'obiettivo.

«L'attacco del nemico israeliano contro la città di Shueifat ha causato un bilancio definitivo di tre martiri, tra cui una donna e la sua bambina neonata, e un bambino di nazionalità siriana, oltre al ferimento di 15 persone, tra cui tre bambini e cinque donne», afferma un comunicato del ministero.

20:56
20:56
Accordo tra USA e Iran, ma Trump vuole altri giorni per pensarci

Dopo settimane di accelerazioni e frenate, i negoziatori di Stati Uniti e Iran sembrano aver trovato un accordo per porre fine alla guerra. L'intesa, secondo le fonti americane e mediorientali citate da Axios, sarebbe stata raggiunta già martedì e sottoposta alla leadership iraniana che si è detta pronta a firmarla. Ma non Donald Trump: il presidente americano vuole pensarci ancora «qualche giorno» prima di prendere una «decisione finale», mentre Teheran - ha ammesso un deputato iraniano - teme «l'imprevedibilità» del tycoon, «incapace di rispettare gli impegni presi».

Nel tentativo di accelerare l'intesa, il ministro degli Esteri e mediatore pachistano, Ishaq Dar, vedrà a Washington il segretario di Stato americano, Marco Rubio. Ma tutto può ancora succedere nel Golfo Persico, di nuovo teatro di attacchi reciproci: nella notte tra mercoledì e giovedì le forze americane hanno abbattuto droni iraniani nello Stretto di Hormuz e colpito per la seconda volta in pochi giorni un sito militare a Bandar Abbas, nel sud dell'Iran. In risposta i pasdaran hanno annunciato di aver preso di mira una base USA nella regione, senza precisare in quale Paese, ma identificato nel Kuwait che ha respinto un attacco di missili e droni. Il Centcom ha denunciato «una grave violazione del cessate il fuoco», che resta sempre appeso a un filo.

Il memorandum di intesa, in attesa sulla scrivania di Trump, prevede una proroga di 60 giorni della tregua durante i quali dovranno essere avviati negoziati sul programma nucleare iraniano, in particolare riguardo allo smaltimento dell'uranio altamente arricchito (che il presidente americano vuole sotto la custodia USA per distruggerlo in Iran o altrove), mentre Teheran si impegna già da ora a non perseguire lo sviluppo della bomba atomica e ad accettare la supervisione dell'Aiea. Come già trapelato, è previsto che l'Iran smini le acque di Hormuz entro 30 giorni, lo Stretto venga riaperto e il transito marittimo torni «illimitato», come prima della guerra ma «senza alcun tipo di pedaggio». D'altro canto, il blocco navale americano ai porti iraniani verrà revocato via via che verrà ripristinata la libertà di navigazione commerciale. Non è previsto quindi alcun ruolo per l'Oman che nella bozza «iraniana» avrebbe dovuto gestire il traffico navale nello Stretto insieme a Teheran. Dopo le minacce di Trump a Mascate, anche Scott Bessent ha avvertito: «L'Oman deve sapere che il Tesoro americano prenderà di mira chiunque cerchi di agevolare l'imposizione di pedaggi per lo Stretto. Ogni partner consenziente sarà sanzionato», ha detto il segretario, dopo aver già adottato restrizioni per la Persian Gulf Strait Authority, l'organismo creato per gestire le richieste di transito attraverso Hormuz. In ballo restano i 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, che la Repubblica islamica potrebbe ricevere in diverse fasi, e la revoca delle sanzioni americane imposte a Teheran.

La bozza finale circolata a Washington non è molto diversa da quella fatta trapelare mercoledì da Teheran, ma in entrambe le versioni sembra essere passato in secondo piano il destino del Libano. Benyamin Netanyahu appare deciso a far saltare il tavolo tra l'alleato americano e l'arcinemico iraniano e ha ampliato la sua offensiva contro Hezbollah, tornando a bombardare anche Beirut, nonostante il veto degli Stati Uniti che temevano una nuova strage di civili, come quella che provocò centinaia di morti all'indomani dell'annuncio della tregua dell'8 aprile. Un «attacco mirato» dell'Idf sulla periferia sud della capitale libanese, roccaforte della milizia, ha centrato l'abitazione di un comandante iraniano, mentre nel sud del Libano i raid hanno causato almeno 14 morti, tra cui dei bambini, alla vigilia di colloqui militari tra i due Paesi la prossima settimana a Washington. Il premier israeliano è tornato a minacciare anche Gaza: «Controlliamo il 60% della Striscia, ma puntiamo al 70», ha annunciato, nonostante l'accordo di tregua dell'ottobre scorso prevedesse il graduale ritiro delle forze israeliane dall'enclave palestinese.

20:48
20:48
L'inflazione USA sale al 3,8% con la guerra in Iran

La guerra in Iran pesa sui portafogli degli americani. Mentre la crescita frena nel primo trimestre, l'inflazione schizza in aprile al 3,8%, ai massimi dal 2023. Per Donald Trump è una doccia fredda, così come per la Fed e il suo nuovo presidente Kevin Warsh.

La volata dei prezzi rischia infatti di complicare l'atteso taglio dei tassi di interesse, rimandandolo per il momento a data da destinarsi. Con l'inflazione Pce, il personal consumption expenditure che la banca centrale usa come uno dei principali indicatori delle pressioni sui prezzi, al 3,8% - quasi il doppio del target del 2% - una riduzione del costo del denaro appare improbabile.

A pesare sull'indice è il balzo della benzina, salita del 5,5%. Ma anche dei costi delle utenze e dei servizi di ristorazione e alloggio, così come i biglietti degli aerei hanno segnato un +20,7% in aprile. Tutte categorie che risentono del caro-petrolio dovuto alla guerra in Iran. Da settimane Trump assicura che non appena il conflitto sarà risolto i prezzi dei carburanti scenderanno. Il caro benzina, è l'analisi del presidente, è il prezzo di breve termine da pagare per la pace nel mondo.

«Sono spiccioli», ha detto nei giorni scorsi minimizzando la frustrazione degli americani, sempre più costretti a fare ricorso ai loro risparmi per fronteggiare gli aumenti a tutto campo. L'analisi del presidente lascia però scettici gli analisti. Anche se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire completamente, ci vorrà del tempo per tornare all'attività pre-guerra. Questo significa che i prezzi del greggio sono destinati a rimanere elevati ancora per un periodo prolungato.

L'impennata dell'inflazione si accompagna a un rallentamento della crescita. Il pil del primo trimestre è stato rivisto al ribasso al +1,6% dal precedente +2%, in seguito alle più deboli spese dei consumatori americani. Nonostante la revisione, la crescita procede e, soprattutto, accelera rispetto all'anemico +0,5% degli ultimi tre mesi del 2025. A trainare l'azienda America fra gennaio e marzo sono stati i consumatori che continuano a spendere anche a fronte del carovita e gli investimenti nell'intelligenza artificiale. Un mix che appare destinato a continuare anche nel trimestre in corso, per il quale la Fed di Atlanta stima una crescita del 4,3%.

Il rallentamento della crescita e il balzo dei prezzi non turbano Wall Street. I listini procedono in rialzo sulla scia dell'ottimismo che un accordo vicino fra Iran e Stati Uniti per mettere fine alla guerra.

16:54
16:54
Il Consiglio dell'UE adotta sanzioni contro i coloni israeliani violenti

Il Consiglio UE ha adottato oggi ulteriori misure restrittive nei confronti di quattro entità e tre persone fisiche nell'ambito del regime globale di sanzioni dell'Unione Europea in materia di diritti umani. I soggetti inseriti nell'elenco sono coloni israeliani estremisti e organizzazioni che li sostengono, responsabili di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania. Lo si legge in una nota.

Tra le designazioni odierne figurano il movimento Nachala e la sua direttrice Daniella Weiss. Attraverso le sue attività, il movimento incoraggia e facilita atti coercitivi che portano allo sfollamento forzato dei palestinesi. Gli avamposti di Nachala ostacolano l'accesso ai terreni agricoli e ai pascoli palestinesi e sono stati fonti persistenti di violenza da parte dei coloni. Molti di questi sono stati costruiti su terreni palestinesi di proprietà privata. Nella sua veste di direttrice del movimento, Daniella Weiss pianifica, dirige e sostiene pubblicamente le azioni di Nachala.

Il Consiglio include nell'elenco anche l'Ong israeliana Regavim e il suo direttore Meir Deutsch. Regavim e la sua leadership esercitano pressioni per la demolizione di proprietà palestinesi con l'obiettivo di estendere il controllo di Israele all'intera Cisgiordania e avviano procedimenti legali a tal fine. L'organizzazione ha inoltre esercitato pressioni per la demolizione di una scuola elementare palestinese finanziata dall'UE nel villaggio di Jabbet al Dhib, vicino a Betlemme, in Cisgiordania.

Misure restrittive sono state imposte anche contro l'Ong Hashomer Yosh e il suo presidente Avichai Suissa. L'organizzazione offre sostegno materiale e coordina i volontari nelle fattorie di allevamento, sostenendo almeno 28 avamposti e insediamenti violenti in Cisgiordania. Recluta inoltre volontari armati e fornisce guardie coinvolte in attacchi violenti. Avichai Suissa è responsabile di aver facilitato e incoraggiato gravi violazioni dei diritti umani in Cisgiordania, nonché di aver sostenuto avamposti fondati da persone designate dall'UE.

Inoltre, il Consiglio inserisce nell'elenco l'associazione cooperativa Amana del movimento dei coloni Gush Emunim. Fin dalla sua creazione, ha svolto un ruolo chiave nell'avvio, nel finanziamento e nella facilitazione di almeno 30 avamposti e insediamenti violenti, compresi avamposti fondati da persone soggette a sanzioni dell'UE. Insieme alla violenza dei coloni che generano, questi avamposti hanno causato un diffuso sfollamento di comunità palestinesi vulnerabili e l'espropriazione di proprietà palestinesi.

16:26
16:26
Netanyahu: «Controlliamo il 60% della Striscia di Gaza, l'obiettivo è il 70%»

«Ad oggi controlliamo il 60% della Striscia di Gaza. Eravamo partiti dal 50% e il mio obiettivo è arrivare al 70%. Siamo in una fase in cui possiamo sfruttare la nostra forza in molte direzioni. Dobbiamo continuare a fare pressione su Hezbollah, ma al momento stiamo tenendo alle strette Hamas». Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu durante una conferenza nella Valle del Giordano.

15:39
15:39
Gli USA chiudono alle compagnie aree iraniane l'accesso ai rifornimenti

Gli Stati Uniti chiudono alle compagnie aeree iraniane l'accesso agli slot di atterraggio, al rifornimento e alla vendita dei biglietti. Lo afferma il segretario al Tesoro Scott Bessent, assicurando che il suo Dipartimento continuerà la campagna 'Economic Fury' contro il regime iraniano. Solo un esito soddisfacente dei negoziati porrà fine a questa spirale discendente.

14:36
14:36
«Colpito un condominio a Beirut»

Il raid israeliano sui sobborghi meridionali di Beirut ha colpito un condominio situato a Choueifat. Lo riporta L'Orient Le jour. Sul luogo dell'attacco, molti giovani si sono precipitati alla ricerca di possibili sopravvissuti. Stanno lavorando a mani nude, in totale disordine, come si vede in un video.

Stando ai media libanesi, un numero imprecisato di vittime si registra nella periferia sud di Beirut, colpita da raid aerei israeliani. Nell'edificio centrato vivevano alcune famiglie. Non sono ancora disponibili ulteriori dettagli.

14:06
14:06
Israele ha attaccato Beirut

L'Idf comunica che poco fa è stata attaccata Beirut. Dopo l'annuncio dell'esercito israeliano di aver lanciato «un attacco mirato su Beirut», i media libanesi riferiscono che il raid ha colpito a Shuwayfat, nella zona sud della capitale. Questo è il primo attacco dell'Idf contro Beirut da tre settimane a questa parte.

Nei giorni scorsi era emersa la contrarietà dell'amministrazione Usa ad eventuali raid sulla capitale libanese perché «in America non vogliono vedere palazzi crollati a Beirut». Ma un alto funzionario israeliano aveva affermato che gli «attacchi mirati» sono esclusi dal diktat del presidente Donald Trump.

«L'obiettivo dell'attacco israeliano a Beirut è un comandante delle unità missilistiche di Hezbollah». Lo riferisce Ynet.

«Secondo una fonte della Difesa, l'obiettivo dell'attacco israeliano avvenuto poco fa nell'area di Beirut era Ali al-Husni, capo della forza missilistica della Divisione Imam Hossein, una milizia iraniana che opera a fianco di Hezbollah», riporta Times of Israel. Non è ancora chiaro se al-Husni sia rimasto ucciso nel raid. L'Idf nel suo messaggio ha reso noto che fornirà ulteriori dettagli.

Frattanto, le sirene sono scattate in diverse aree al confine nord d'Israele a causa di lanci di droni dal Libano. Lo riferisce l'Idf.

Dal canto suo, la compagnia aerea indiana Air India ha annunciato oggi che prorogherà di un mese il blocco dei suoi collegamenti Delhi-Tel Aviv, che resteranno inattivi fino alla fine di luglio. Lo rende noto l'agenzia di stampa Pti, informando che la decisione è stata presa ieri sera. La rotta tra le due capitali è bloccata dall'inizio di aprile e non è stata riattivata neppure a seguito del cessate il fuoco tra i paesi in guerra in Medio Oriente.

La sospensione ha creato seri problemi ai circa 40 mila indiani che lavorano e vivono in Israele: i soli collegamenti attivi sono operati dalle compagnie israeliane El Al, IsraAir, Arkia e Air Haifa, che viaggiano a costi proibitivi.

13:45
13:45
L'Idf ha attaccato «oltre 135 obiettivi di Hezbollah» in Libano

«Nel corso delle ultime 24 ore, l'Idf ha attaccato oltre 135 obiettivi di Hezbollah nelle aree di Tiro, della Valle della Beqaa e del Libano meridionale», riferisce una nota dell'esercito israeliano.

Circa 10 siti di lancio utilizzati dai terroristi di Hezbollah per lanciare razzi contro soldati dell'Idf e civili israeliani sono stati colpiti nelle aree della Beqaa e del Libano meridionale.

Inoltre, è stato attaccato un campo di addestramento di Hezbollah a Brital, nella regione della Beqaa. Durante la notte, l'Idf hanno colpito circa 15 infrastrutture militari a Tiro utilizzate dai terroristi di Hezbollah per preparare attacchi. L'Aeronautica israeliana ha altresì eliminato una cellula terroristica mentre usciva da un sito di lancio utilizzato da Hezbollah per lanciare razzi.

Intanto, le sirene d'allarme stanno suonando nel nord di Israele per il lancio di droni da parte di Hezbollah dal territorio libanese.

''Rispetto il mondo della Torah, ma chiunque non la studi deve arruolarsi nell'esercito'', ha affermato dal canto il premier Benjamin Netanyahu nel corso di una visita presso la base di addestramento della Brigata Hashmonaim, una nuova unità dell'esercito costituita ad hoc per soldati ultra-ortodossi dopo l'attacco del 7 ottobre 2023. Lo riportano i media israeliani.

Le affermazioni arrivano all'ombra delle divergenze con i partiti «haredim» (religiosi) sulla legge per l'ampliamento dell'arruolamento dei giovani ultra-ortodossi che ha portato alla crisi di governo e all'iter legislativo in corso per lo scioglimento anticipato della Knesset.

12:59
12:59
Le minacce di Trump contro l'Oman «un atto di bullismo»

L'Iran ha definito le minacce di Trump contro l'Oman «pericolose» e «un atto di bullismo». «Le minacce di distruggere uno Stato membro delle Nazioni Unite che ha sempre svolto - ha affermato il ministero degli Esteri iraniano in cui il portavoce, Esmail Baghaei - un ruolo costruttivo, efficace e responsabile nella pace e nella sicurezza regionale e che per molti anni si è adoperato nobilmente al servizio della pace e della stabilità regionale come mediatore nei processi diplomatici, non solo violano il principio fondamentale che vieta la minaccia dell'uso della forza, ma rappresentano anche un altro pericoloso segnale della normalizzazione dell'illegalità e delle prepotenze nelle relazioni internazionali».

12:58
12:58
Milizia anti-Hamas a Gaza annuncia l'uso di droni avanzati

La milizia di Gaza guidata da Ashraf al-Mansi, che opera contro Hamas nel nord della Striscia con il sostegno di Israele, ha pubblicato video che mostrano uno dei suoi membri mentre manovra un drone militare pesante. Lo riferisce Times of Israel.

È il primo filmato diffuso dalle milizie anti-Hamas di Gaza, che fino ad ora erano state viste principalmente utilizzare armi leggere. Un comunicato pubblicato sulla pagina Facebook di al-Mansi afferma che «l'Esercito Popolare guidato da Ashraf al-Mansi nel nord di Gaza annuncia l'avvenuta introduzione in servizio di droni avanzati». Il generale di brigata Ghassan Dehini, considerato il comandante di diverse milizie a Gaza, ha annunciato che «sono state condotte diverse operazioni con successo» utilizzando i nuovi droni.

11:47
11:47
«Violenza sessuale in zone di guerra»: Israele nella lista nera ONU accanto a ISIS e Hamas

Le Nazioni Unite hanno «inserito Israele nella lista nera dei responsabili di violenza sessuale nelle zone di conflitto, affiancandolo alle organizzazioni terroristiche più brutali al mondo: Hamas e Stato islamico». Lo ha annunciato l'ambasciatore di Israele all'Onu, Danny Danon, sul suo profilo X, affermando che «si tratta di una decisione politica» scollegata «dai fatti e dalla realtà».

In seguito alla scelta dell'Onu, non ancora annunciata ufficialmente dall'organizzazione internazionale, Israele ha deciso di sospendere la cooperazione con l'ufficio del segretario generale Antonio Guterres, secondo quanto riferito dal sito web di notizie Ynet che cita sempre l'ambasciatore Danon.

Non sono state foirnite «prove, documenti e risposte dettagliate a ogni accusa. Abbiamo invitato i rappresentanti dell'Onu a recarsi sul posto per verificare di persona le cose e loro hanno ovviamente scelto di non farlo. Quando i fatti non si adattano alla loro narrazione, l'Onu semplicemente la cambia», ha affermato l'ambasciatore nel suo messaggio pubblicato su X, aggiungendo: «Continueremo a difendere la verità e a smascherare queste calunnie di sangue. La verità vincerà», ha sottolineato Danon.

09:08
09:08
«Gli attacchi di Israele in Libano sono inaccettabili»

Gli attacchi e agli avvertimenti di evacuazione nel sud del Libano da parte di Israele «sono inaccettabili». Lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares a margine del Gymnich a Cipro sottolineando come «Israele deve comprendere che i palestinesi e i libanesi hanno il suo stesso diritto di avere uno Stato in sicurezza e pace e su questo l'Europa deve avere una voce».

Alvare ha poi dichiarato che «un inviato speciale Ue» per i negoziati con la Russia «forse non è necessario, abbiamo già le nostre istituzioni i nostri canali. Quello che è importante è che l'Ue abbia una voce. Non possiamo cominciare a correre in qualsiasi direzione. La cosa importante è avere una voce, più di una persona».

08:48
08:48
Francesca Albanese nuovamente sanzionata dagli USA

Gli Stati Uniti hanno nuovamente inserito nella lista delle persone sanzionate Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati che aveva duramente criticato Israele.

Nei giorni scorsi le sanzioni erano state revocate in risposta a un'ordinanza giudiziaria, ma l'amministrazione Trump aveva precisato che era una misura temporanea.

Intanto, l'esercito israeliano ha ordinato oggi l'evacuazione di diversi edifici della città di Tiro e delle zone circostanti nel sud del Libano, in vista delle operazioni previste contro Hezbollah nonostante la tregua in corso.

«Allerta urgente per i residenti libanesi, in particolare gli abitanti di Tiro (...) per la vostra sicurezza, dovete evacuare immediatamente e dirigervi a nord del fiume Zahrani», ha scritto su Telegram Avichai Adraee, portavoce dell'esercito israeliano.

06:33
06:33
«L'Iran non cederà alle richieste USA: Trump minaccia, ma poi implora un accordo»

Il presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, nonché deputato, Ebrahim Azizi, ha dichiarato ieri sera che l'Iran non si lascerà intimidire dagli Stati Uniti e non cederà sulle sue «linee rosse». «L'Iran non si lascerà scoraggiare dalla retorica di Trump e non si allontanerà dalle sue linee rosse: il diritto all'arricchimento dell'uranio, il possesso di uranio arricchito, l'autorità sullo Stretto di Hormuz e la revoca delle sanzioni. Ormai tutti sanno che Trump, per salvarsi da questo vicolo cieco strategico, un giorno ricorre all'arma delle minacce e il giorno dopo implora un accordo!», ha scritto su X Ebrahim Azizi.

06:29
06:29
Missili e droni sul Kuwait

L'agenzia di stampa nazionale del Kuwait riferisce che sirene d'allarme risuonano in tutto il Paese e l'esercito kuwaitiano ha dichiarato che le difese aeree stanno «respingendo attacchi ostili di missili e droni». Lo riferisce la versione online di Al Jazeera.

«Lo Stato Maggiore dell'Esercito precisa che qualsiasi esplosione udita è il risultato dell'intercettazione degli attacchi ostili da parte dei sistemi di difesa aerea», ha dichiarato l'esercito.

«Si richiede a tutti di attenersi alle istruzioni di sicurezza emanate dalle autorità competenti», si legge nel comunicato.

06:27
06:27
Droni di Hezbollah nel nord di Israele

Una donna soldato dell'Idf è rimasta uccisa e due riservisti sono rimasti feriti ieri in un attacco con un drone di Hezbollah nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano. Lo rende noto l'esercito, citato da Times of Israel.

La donna uccisa è stata identificata come il sergente Rotem Yanai, 20 anni.

Secondo una prima ricostruzione, i due droni lanciati da Hezbollah sono esplosi in una zona militare al confine. Uno dei droni ha ucciso Yanai mentre correva verso un rifugio. Il secondo drone ha ferito gravemente un riservista e ne ha ferito un altro in modo meno grave.

06:21
06:21
Il punto alle 6

Gli Stati Uniti hanno condotto nuovi attacchi in Medio Oriente contro un sito militare iraniano che rappresentava una «minaccia» per le truppe statunitensi e la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Lo afferma un giornalista della Reuters su X citando un funzionario americano, secondo il quale gli Stati Uniti hanno anche intercettato droni lanciati da Teheran.

Secondo quanto riferito da un funzionario americano ad Axios, l'Iran ha lanciato quattro droni unidirezionali contro una nave commerciale statunitense. Le forze armate statunitensi hanno abbattuto i droni e attaccato un'altra unità iraniana di lancio a terra.

I Pasdaran hanno quindi annunciato di aver preso di mira una base americana in rappresaglia agli attacchi sferrati in precedenza dalle truppe di Washington nel sud dell'Iran. Lo riferisce la televisione di Stato Irib

I media iraniani, secondo quanto riporta Al Jazeera, riferiscono che quattro imbarcazioni che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz sono state costrette a tornare indietro. La notizia è stata poi confermata dalla tv di Stato iraniana.

Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni nei confronti della Persian Gulf Strait Authority, l'organismo creato per gestire le richieste di transito attraverso lo Stretto di Hormuz. «Il Tesoro mantiene la massima pressione sull'Iran», ha detto il segretario al Tesoro Scott Bessent.