Il caso

Lo spot di Trump pagato con i soldi pubblici non va più in onda

Una giudice federale ha ordinato all'amministrazione di sospendere la diffusione delle inserzioni pubblicitarie per esaltare la figura del presidente americano – Secondo indiscrezioni, per l'operazione sarebbero stati spesi ben 20 milioni di dollari attinti dal denaro dei contribuenti
© Alex Brandon
Irene Solari
12.10.2026 09:00

Stop allo spot di Donald Trump. È proprio il caso di dirlo. Una giudice federale - la notizia è delle ultime ore - ha infatti ordinato all'amministrazione Trump di sospendere, almeno per il momento, la diffusione delle inserzioni pubblicitarie finanziate con i soldi dei contribuenti e create per esaltare la figura del presidente americano. La decisione è stata presa dalla giudice Jennief Rochon e ha una durata di 14 giorni; durante questo periodo l'autorità deciderà se imporre un blocco più lungo alla diffusione dei video. Sospeso altresì qualsiasi pagamento tramite fondi pubblici legato alla loro messa in onda. Ma non solo. Nel mentre, fanno sapere le agenzie di stampa, proseguono anche le azioni legali in merito alla questione. Fra i promotori dell'azione legale contro gli spot, definiti da Trump come «pubblicità patriottica», figura infatti l'organizzazione Common Cause, che ha accusato il Governo di aver diffuso non messaggi di interesse pubblico, ma propaganda politica a favore dei repubblicani in vista delle elezioni di midterm. Il Ministero della Giustizia non ha al momento preso posizione in merito all'ordinanza della giudice.

Un frame del video promozionale.
Un frame del video promozionale.

«Love Me»

Facciamo un passo indietro per ricordare i punti salienti della vicenda. Innanzitutto lo spot al centro delle controversie. Si intitola «Love Me» (amami, n.d.r.), dura 30 secondi: è l'inserzione pubblicitaria studiata appositamente per promuovere l'immagine del presidente americano Donald Trump oltre alle sue idee politiche. Immagini molto evocative che giocano sul chiaroscuro con tanto di bandiera a stelle e strisce in bella mostra, montaggio serrato e frasi a effetto. A meno di un mese dalle elezioni di midterm (in programma martedì 3 novembre) Trump e il suo staff hanno deciso che era il momento di dare un segnale forte. Lo spot è infatti stato diffuso dalla Casa Bianca con una dicitura che parla molto chiaro: «Pubblicità politica, Governo degli Stati Uniti», a mo' di «annuncio di pubblica utilità». Sullo schermo scorrono diverse scritte che elogiano i successi dell'amministrazione Trump, come «la rinascita dell'industria manifatturiera americana». A fare da sfondo come colonna sonora è, appunto, la canzone «Love Me» del cantautore americano JMSN. Peccato che il tutto sia finanziato dai soldi dei contribuenti americani, sulle cui tasche pesa già l'inflazione, oltre all'aumento del costo dei carburanti, dovuti alla guerra in Iran. 

La difesa patriottica

Lo spot era stato diffuso a tappeto l'ultima settimana di settembre su diverse reti tra le quali Fox News, CNN Msnbc, durante le partite di football, e i notiziari di Cbs Abc e Nbc oltre a molti talk show. Il servizio di monitoraggio pubblicitario AdImpact, all'origine del video, aveva riportato la somma inizialmente spesa dal Governo statunitense per la messa in onda dei filmati promozionali: oltre 14 mila dollari. Una cifra non di certo esorbitante, soprattutto se paragonata a quelle spese - a suon di decine di milioni di dollari - fatte per le emittenti televisive in vista delle elezioni di metà mandato. Ma, a risultare anomalo è «l'uso del denaro dei contribuenti» per finanziare una pubblicità del presidente americano. La Casa Bianca, come riportato dalla CNN, aveva preferito non rivelare ulteriori dettagli sul finanziamento dello spot, «ma lo ha difeso definendolo parte di «annunci di pubblica utilità» volti a promuovere l'orgoglio nazionale. «Lo spot è educativo e dichiaratamente patriottico».  

Quei 20 milioni di dollari

Una cifra, quella indicata in un primo momento, che però è lievitata molto rapidamente. Non senza sollevare polemiche. A inizio ottobre, infatti, il New York Times ha rivelato che il denaro pubblico usato dal presidente americano per finanziare la campagna di spot autocelebrativi ammonterebbe a ben 20 milioni di dollari. Il quotidiano ha precisato che i soldi sono stati attinti dal Dipartimento per la sicurezza interna. Secondo la ricostruzione del NYT, il tycoon avrebbe incaricato Russell T. Vought, direttore dell'Office of Management and Budget (l'ufficio che gestisce il bilancio federale), di trovare i fondi nell'ambito dell'amministrazione. Mark Paoletta, consulente legale dell'ufficio bilancio, e Will Scharf, consulente legale della Casa Bianca, hanno dichiarato l'operazione legittima e il 20 settembre è stato siglato un contratto con la LMD, un'agenzia di marketing del Maryland. Naturalmente, sulla vicenda, sono piovute le critiche del fronte Dem ma anche quelle da parte repubblicana. Tra i punti sollevati, la possibile violazione delle leggi federali che vietano l'uso di fondi pubblici per «fini di pubblicità o propaganda». La Casa Bianca, dal canto suo, aveva replicato che si trattava di un «servizio pubblico» e che nelle pubblicità non si invitava a votare nessun candidato in particolare.

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