«Love Me», la pubblicità per Trump pagata dai contribuenti fa già discutere

Si intitola «Love Me» (amami, n.d.r.), dura 30 secondi ed è il nuovo spot pubblicitario studiato per promuovere l'immagine del presidente americano Donald Trump e le sue politiche. Immagini che giocano sul chiaroscuro, bandiera a stelle e strisce in bella mostra, montaggio serrato e frasi a effetto: la data delle elezioni di midterm (3 novembre) è ormai già ben visibile all'orizzonte e per Trump e il suo staff è tempo di scendere in campo. Lo spot è infatti stato diffuso dalla Casa Bianca con una dicitura che parla molto chiaro: «Pubblicità politica, Governo degli Stati Uniti», a mo' di «annuncio di pubblica utilità». Sullo schermo scorrono diverse scritte che elogiano i successi dell'amministrazione Trump, come «la rinascita dell'industria manifatturiera americana». A fare da sfondo come colonna sonora è, appunto, la canzone «Love Me» del cantautore americano JMSN.
Orgoglio nazionale
Lo spot, come riporta la CNN, ha iniziato a circolare mercoledì in tutto il Paese, trasmesso via cavo su canali come Fox News e su piattaforme di smart TV. Il servizio di monitoraggio pubblicitario AdImpact, dietro al video, ha affermato che il Governo ha speso al momento oltre 14 mila dollari per la messa in onda del filmato promozionale. Una cifra non di certo da capogiro, soprattutto se paragonata a quelle spese - a suon di decine di milioni di dollari - fatte per le emittenti televisive in queste ultime settimane prima delle elezioni di metà mandato. Ma, a risultare anomalo è «l'uso del denaro dei contribuenti» per finanziare una pubblicità del presidente americano. Senza contare che lo spot «non menziona alcuna competizione elettorale o candidato». La Casa Bianca, fa sapere l'emittente americana, non ha voluto fornire ulteriori dettagli su come venga finanziato lo spot, «ma lo ha difeso definendolo parte di «annunci di pubblica utilità» volti a promuovere l'orgoglio nazionale». «Lo spot è educativo e dichiaratamente patriottico», ha affermato un portavoce della Casa Bianca in una dichiarazione. «Dovremmo essere orgogliosi del nostro Paese».

Mai così in basso
Anche perché, negli ultimi tempi, non si può certo dire che l'opinione pubblica stia sorridendo al Tycoon. La popolarità del presidente americano ha infatti subito un tracollo, soprattutto negli ultimi mesi, dopo la guerra in Iran (con tutte le conseguenze del caso sull'economia a stelle e strisce). «Mai così in basso» titolavano i recenti sondaggi sull'indice di gradimento di Trump tra le fasce della popolazione americana: secondo gli ultimi dati, solo il 29% delle persone si dichiara soddisfatto del suo operato. Il punto più basso di tutta la carriera politica del Tycoon. L'indagine è stata condotta la scorsa settimana dall'agenzia di stampa Reuters e dall'istituto Ipsos. La cifra risulta ancora inferiore rispetto al 35% della settimana ancora anteriore. Anche tra i Repubblicani, l'immagine pubblica del presidente sembra aver perso un po' del suo solito lustro: in una settimana il gradimento è sceso di quasi dieci punti percentuali, passando dall'82 al 73%. A pesare è principalmente l'aumento del costo della vita generato dalla guerra in Iran, vista generalmente con occhio negativo dai cittadini americani.
Promesse disattese
Dopo tutto Trump, nel momento in cui si era insediato per la seconda volta alla Casa Bianca nel gennaio 2025, aveva promesso a gran voce di frenare l'inflazione e di mettere fine alle guerre all'estero (il suo indice di gradimento, allora, si attestava al 47%). Eppure, nel febbraio di quest'anno, Stati Uniti e Israele hanno deciso di lanciare una guerra contro l'Iran, che finora non solo non è riuscita a piegare il Paese mediorientale, ma ha anche causato non pochi grattacapi all'economia mondiale con le limitazioni allo smercio del petrolio e le conseguenti impennate dei prezzi del carburante. Una piega che non è piaciuta nemmeno a una frangia di suoi (ormai ex) fedelissimi appartenenti al movimento MAGA (Make America Great Again) che a inizio agosto avevano annunciato la volontà di staccarsi dal fronte repubblicano e di fondare un proprio partito: «America first». Ad esprimersi senza giri di parole, parlando di un vero e proprio tradimento, era stata Marjorie Taylor Greene, nota politica e imprenditrice statunitense, ex membro della Camera dei rappresentanti per lo Stato della Georgia: «Avevamo detto basta alle guerre straniere e lo intendevamo davvero. Abbiamo sostenuto Donald Trump perché aveva fatto questa promessa. Ma lui ci ha traditi tutti».
