Lugano, venti giorni per rinascere

Èil 3 ottobre, alla Cornèr Arena arriva il Rapperswil. Che rimane una buona squadra, anche se non è ancora quella delle passate stagioni. Il Lugano vive una serata da incubo: i sangallesi si impongono addirittura per 6-1, dalle tribune piovono fischi, gli inviti della Curva Nord a tirare fuori gli attributi più che espliciti e al termine del periodo centrale la pista si svuota. Sembra il preludio di una di quelle crisi di cui solo i bianconeri hanno il segreto. È il 22 ottobre, alla Cornèr Arena arriva il Friburgo capolista e reduce da nove successi di fila. Il Lugano conquista la sua quarta vittoria consecutiva, la quinta nelle ultime sei uscite, e sale al quinto posto in classifica.
Cosa è successo in queste tre settimane – non in sei mesi – per spiegare una metamorfosi dai contorni tanto spettacolari quanto sorprendenti? Di ricette segrete ovviamente non ce ne sono, e sarebbe semplicistico motivare gli stenti di inizio stagione con un semplice momento di scarsa forma. No, qualcosa è davvero cambiato in casa bianconera dopo quella notte di inizio ottobre per certi versi surreale. C’era il rischio concreto che anche lo staff tecnico del Lugano si facesse pervadere dal panico e perdesse la bussola – come successo in passato a tanti allenatori più o meno illustri – in cerca di improbabili soluzioni. Ed invece Luca Gianinazzi e i suoi assistenti sono riusciti a mantenere un’invidiabile calma. Al di là di questioni puramente tecnico-tattiche – il giovane coach ha comunque avuto l’intelligenza di apportare alcune modifiche al sistema difensivo – per una volta un allenatore non ha cercato scuse e non ha puntato pubblicamente il dito contro i suoi giocatori. E il gruppo ha saputo reagire. Anche nelle difficoltà, anche con una formazione decimata dagli infortuni. Paradossalmente il gioco del Lugano – e lo spettacolo offerto – è migliorato in modo esponenziale quando la squadra ha (ri)trovato un volto più operaio. Il volto mostrato nella fase finale della passata stagione, ma con più qualità rispetto a qualche mese fa. Una ritrovata solidità difensiva e l’intuizione di unire nella stessa linea Carr, Thürkauf e Joly – semplicemente devastanti in questo periodo – hanno permesso al Lugano di trarsi d’impaccio e di effettuare l’auspicato salto di qualità anche a livello di risultati.
Il difficile però arriva adesso. La storia recente – e l’equilibrio espresso dal campionato – insegnano che il Lugano non può e non deve assolutamente montarsi la testa. Mantenere il ritmo delle ultime giornate per tutta la regular season sarà impossibile. Arriveranno nuove sconfitte ed allora la grande sfida del Lugano sarà quella di mantenere la propria identità di gioco e la fiducia nei propri mezzi anche dopo serate poco fortunate. Un po’ come ha fatto domenica il Gottéron, autore di un’ottima prestazione nonostante la battuta d’arresto. Ora però i bianconeri devono soprattutto pensare a cavalcare l’onda di un entusiasmo che ha finalmente contagiato anche il pubblico della Cornèr Arena.
In questo senso il Lugano è atteso da un importante esame di maturità nella lontana Porrentruy. La sfida con l’Ajoie dirà se il salto di qualità è definitivo a livello di costanza di prestazioni e di risultati, in casa della squadra più debole del campionato anche se reduce da un sorprendente successo a Davos. Se sapranno mantenere alta la tensione anche al cospetto di una formazione di bassa classifica – in un classica trasferta a trabocchetto, in cui il Lugano parte nettamente favorito – i bianconeri lancerebbero un ulteriore segnale. Agli avversari, certo, ma soprattutto a se stessi.


