Il ritratto

L'uomo che si è comprato «mezza Lugano»

Catalin Iordachescu ha acquistato un centinaio di appartamenti in città, nel giro di quattro anni - Questa è la sua prima intervista
© CdT/Gabriele Putzu
Davide Illarietti
27.09.2026 06:00

Per raggiungere l’ufficio di Catalin Iordachescu, nel centro pedonale di Lugano, bisogna camminare attraverso le sue proprietà. In via Motta il primo palazzo, sulla sinistra. Poi due palazzi in contrada di Sassello. Si svolta in via Nassa, dove l’imprenditore ha appena comprato l’ex stabile Gucci. A pochi passi c’è l’enorme complesso della Basilese: è suo anche quello.

«Dove sta di casa? Dappertutto»

Per strada i negozianti danno indicazioni vaghe. In realtà, l’ufficio è in piazzetta Battaglini. Vista lago, arredi da boutique, segretarie gentilissime.

«Arriva subito»

Nel giro di otto anni questo imprenditore sbucato «dal nulla» ha comprato una buona fetta del centro cittadino e non ha mai rilasciato un’intervista. «È una persona molto trasparente» dice la segretaria durante l'attesa. «Ma è anche un tipo riservato».

Una veduta del Sassello, in centro a Lugano, con i palazzi al civico 4, 5 e all'angolo con via Nassa (ex stabile Gucci) di recente acquisizione (foto Cdt - Putzu)
Una veduta del Sassello, in centro a Lugano, con i palazzi al civico 4, 5 e all'angolo con via Nassa (ex stabile Gucci) di recente acquisizione (foto Cdt - Putzu)

La prima volta

A capo di un impero immobiliare e commerciale in Romania, il 57enne è un nome noto nel paese d’origine, ma il volto e la voce - seri, un po’ tesi - non compaiono da trent’anni sui media romeni, che accolgono i visitatori (un grande schermo acceso sui notiziari del mattino) nel suo studio. «I nostri media hanno una dinamica particolare - si giustifica - non come qui in Ticino».

Per la sua «prima volta» l’imprenditore si è preparato a dovere. Sulla scrivania grande come un posto auto c’è un dossier di sette pagine.

«Qui c’è tutto quello che dovete sapere»

È un uomo che sa cosa vuole, abituato ad ottenerlo. Di solito sono case. Da quando si è trasferito in Ticino - nel 2018 - Iordachescu ha acquistato un centinaio di appartamenti, senza venderne nemmeno uno. La cosa ha suscitato articoli e servizi televisivi, un paio di interrogazioni in Consiglio comunale. Lo «sconosciuto» che «si è comprato mezza Lugano» è stato accusato di voler trasformare la città in un grande bed and breakfast.

In realtà Iordachescu assicura di preferire gli alberghi tradizionali - «a Lugano ce ne sono di bellissimi» - e di averli «molto apprezzati da ospite» nei primi tempi, appena arrivato sul Ceresio. «Mi sono trovato meglio che in qualsiasi altra città svizzera». Gli affittacamere invece non fanno per lui («ci avrò dormito una volta») e non sono il motivo per cui ha investito in Ticino.

«Non mi sono mai occupato di ospitalità in generale. Credo che gli affittacamere siano complementari agli alberghi tradizionali e possano convivere benissimo, ma non è il mio campo».

Self-made man

Il suo campo è altro, come scritto nel dossier. La strada che ha portato Iordachescu a diventare un «re del mattone» in Romania è iniziata nel lontano 1991, nel settore commerciale-finanziario. All’indomani della caduta dell’URSS e del regime di Ceausescu, ventenne, aprì uno dei primi uffici di cambio valute a Bucarest in una via (Calea Mosilor) che oggi è una piccola via Nassa per questo settore.

A colloquio con l'imprenditore (foto Cdt - Putzu)
A colloquio con l'imprenditore (foto Cdt - Putzu)

«All’epoca era una strada povera come tutto il paese. Anche io ero povero, naturalmente. Ma era un periodo pieno di opportunità».

Con l’esplosione dell’emigrazione e dei consumi interni i cambi-valuta di Iordachescu diventano due, tre, dieci, oggi sono una settantina solo nella capitale e nei prossimi due anni si prevede che saranno almeno il doppio in tutta la Romania.

Nei primi anni Duemila si lancia in progetti immobiliari-urbanistici in grande stile, mentre la capitale cresce ed entra nell’Unione Europea. Vent’anni dopo, l’ex repubblica socialista «è un paese sviluppato e ancora in crescita, con una politica movimentata e ampi margini di miglioramento soprattutto nelle zone decentrate» racconta l’imprenditore. In questo «miglioramento» Iordachescu è tuttora molto attivo.

Sulla scrivania vista Ceresio ci sono due telefoni e un grande schermo collegati perennemente con la Romania. Da qui il 57enne segue i lavori del conglomerato immobiliare e commerciale di cui è a capo, che dà lavoro a centinaia di persone. A Lugano invece le attività sono gestite da una società di tipo familiare: in Ticino Iordachescu ha trasferito anche moglie e figli, lo ritiene «il posto ideale in cui vivere» come molti imprenditori stranieri arrivati negli ultimi anni.

«È un luogo sicuro e bellissimo, dove si può fare una vita tranquilla, a prescindere dal proprio patrimonio» sottolinea. «Il mare è a due passi, il clima è incantevole, le condizioni economiche sono interessanti».

L’imprenditore rumeno non è l’unico «expat» ad avere investito forte nel mattone ticinese negli ultimi anni. A Lugano in particolare le quotazioni immobiliari si sono alzate negli anni - specie nella fascia di lusso - grazie a nuovi residenti alto-spendenti dal Regno Unito (post-Brexit), nord ed est Europa.

«Innamorato di questa città»

Iordachescu ha seguito il percorso tipico. Consigliato da un banchiere di Zurigo - «non ero mai stato in Ticino prima» - è passato dall’albergo a una residenza in affitto, per «vedere come mi trovavo». Dopo un anno l’ha comprata: è stato il suo primo acquisto, pre-Covid.

«Mi ero innamorato a prima vista del territorio e il tempo ha rafforzato il sentimento. I miei figli hanno studiato qui, ora ci lavorano, ho deciso che è il posto dove voglio rimanere» assicura. «Non è una cosa temporanea».

La conferma sono state le acquisizioni successive. Prima il palazzo ex Ubs a Melide, comprato nel 2021: oggi la banca non c’è più, ma il pianterreno «è rimasto adibito a uffici» tiene a precisare. «Nessun bed and breakfast». Anche gli appartamenti soprastanti «sono tuttora affittati a lungo termine e agli stessi prezzi, molti ancora agli stessi inquilini».

Le voci sul «padrone cattivo» e un presunto «sfratto collettivo» sono circolate sui media in passato, e al 57enne preme smentirle. In tutti gli immobili a reddito acquistati dall’imprenditore «solo una piccola parte» sono stati convertiti in affitti turistici. Una palazzina in contrada di Sassello «dove non c’erano abitazioni ma uffici» di cui uno vuoto e altri due liberatisi da soli dopo l’acquisto. Un’altra in via Frasca «già adibita ad affitti brevi dai precedenti proprietari» è gestita oggi da due suoi figli «che hanno esperienze nel settore alberghiero e immobiliare e al contrario di me vogliono fare quel mestiere».

Una città da ristrutturare

In totale una quindicina di appartamenti, su oltre un migliaio disponibili a Lugano (una delle città con la più alta densità in Svizzera, di oltre il 2 per cento). Per il resto il parco immobiliare di Iordachescu, che comprende gli stabili di via Vegezzi (ex Basilese), contrada di Sassello, via Motta e altri immobili in centro «è destinato prevalentemente ad affitti abitativi da lungo termine» ribadisce. «È una formula in cui credo molto. In misura minore affitti commerciali e uffici. Nella maggior parte dei casi gli inquilini sono rimasti gli stessi, e i rapporti sono più che buoni».

Una sorta di miracolo, considerato che il numero equivale agli abitanti di un piccolo paese.

«Faccio questo lavoro da trent’anni» sorride il 57enne che non fornisce numeri (il calcolo è nostro), ma nemmeno smentisce. «Ci vuole pazienza e disponibilità. I problemi finora sono stati per fortuna rari».

La sua preoccupazione sono piuttosto le condizioni in cui si trovano gli appartamenti, quando gli inquilini se ne vanno. Come per ogni padrone di casa. Moltiplicati per cento. Senza contare i lavori successivi di ristrutturazione.

«Il centro città è bellissimo ma è pieno di edifici vecchi che hanno bisogno di interventi, e ci vuole qualcuno che li voglia e li possa fare. In questo senso, credo che stiamo facendo un lavoro positivo per la città».

Se gli si fa notare che poi, però, i prezzi delle pigioni aumentano - e molte famiglie di vivere in centro non possono più permetterselo - viene fuori l’imprenditore. «I prezzi di mercato non li faccio io» replica tranquillo. «Nessuno può permettersi di lavorare in perdita».

Al posto di Gucci

Il «nemico» di Iordachescu a Lugano, a ben vedere, non sono gli inquilini residenziali né l’associazione che li tutela - «quando ci abbiamo avuto a che fare, le cose sono andate molto bene» - quanto piuttosto gli uffici.

«Non sono contrario a prescindere, ma non vedo grandi margini di lavoro. Il centro oggi è vocato all’abitativo, al turismo, al commerciale nelle posizioni più interessanti».

Non a caso, è recentissimo l’ultimo acquisto: l’ambito stabile all’inizio di via Nassa dove quest’estate ha chiuso il celebre «store» di Gucci. Cifra riservata - si parla di decine di milioni di franchi, ma anche qui Iordachescu non dà numeri - e un progetto su cui, a tempo debito, fornirà i dettagli.

Dall’ufficio in piazzetta Battaglini sono pochi passi, che l’imprenditore percorre volentieri per sgranchirsi le gambe, finita l’intervista. Passeggiare in via Nassa gli piace. «La trovo bellissima».

Dei passanti molti già lo riconoscono - Lugano è piccola - da domani forse qualcuno in più. Mentre si concede una timida foto tra i portici - la sua «prima volta» è un po’ come una presentazione - si fa scrupoli per i palazzi vicini. «La gente poi penserà che voglio comprarli» scherza. O forse no.

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