Militari italiani ai confini ticinesi

PONTE CHIASSO (CO)/LAVENA PONTE TRESA (VA) - Oltre mare, da Taormina, fino alle frontiere ticinesi. È entrata nel vivo in questi giorni, con la presenza integrativa dei militari dell'Esercito italiano, l'operazione di pattugliamento della Polizia di Stato condotta in collaborazione con le altre forze dell'ordine da Chiasso Brogeda a Lavena-Ponte Tresa, per lo svolgimento del G7 in agenda venerdì e sabato prossimi in Sicilia.
Come annunciato a inizio mese su decisione del ministro degli Interni Marco Minniti, i controlli alle dogane italiane, sono stati reintrodotti dal 10 maggio scorso fino al 30 maggio prossimo nell'ambito di una temporanea sospensione degli accordi di Schengen. L'operazione "Strade Sicure", introdotta per la prima volta a Milano su richiesta del sindaco Giuseppe Sala e dal ministro Angelino Alfano contro criminalità e terrorismo, ha dunque un suo corollario ai nostri confini. Due militari, mitra in mano, in queste ore, tra la Svizzera italiana e le Province di Como e di Varese, controllano il traffico veicolare in ingresso nella Penisola, scrutando la presenza di eventuali persone sospette. Una misura preventiva in più, ci viene detto in dogana, per far fronte alla strategia di sicurezza nazionale, che include la presenza di queste forze aggiuntive, che si sommano a quelle della Guardia di finanza (regolarmente di pattuglia ai confini) e dei Carabinieri.
Dal canto loro, le Guardie di confine svizzere, tramite un portavoce, hanno confermato al Corriere del Ticino che questo tipo di controlli non prevede misure di sicurezza aggiuntive, oltre a quelle già in vigore nel nostro Paese. Da parte italiana si tratta di un provvedimento integrativo che non ha peraltro avuto finora effetti aggravanti sul traffico in transito da e per l'Italia.
