Cerca e trova immobili
L'editoriale

Mobilità, il banco di prova di Marchesi

Secondo il neoconsigliere di Stato sarebbe un errore rinunciare ai finanziamenti federali destinati al PoLuMe – Al contempo, però, sarà indispensabile capire fin dove sia sostenibile il compromesso richiesto al Mendrisiotto
Francesco Pellegrinelli
17.10.2026 06:00

La coperta dei finanziamenti federali, per il Ticino, rischia di essere corta. Rendersene conto per tempo, però, può servire a non ritrovarsi con i piedi scoperti. Intendiamoci: dovendo scegliere, meglio i piedi che le spalle. E l’importante, comunque, è mettersi d’accordo. La coperta di cui parliamo è quella che il Consiglio federale mette a disposizione per finanziare i progetti delle strade nazionali fino al 2045. Nove miliardi di franchi. Tanti? Pochi? Meglio fare due calcoli. Il potenziamento autostradale tra Lugano e Mendrisio – il cosiddetto PoLuMe – ha un costo stimato di circa 2 miliardi, mentre il collegamento A2-A13 tra il Locarnese e il Bellinzonese richiede un investimento di circa 1,8 miliardi. Ora, pensare che oltre un terzo del budget della Confederazione disponibile per i prossimi vent’anni venga destinato al Ticino appare poco realistico, soprattutto considerando i 3 miliardi già stanziati per il raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo. La coperta, in effetti, non è lunghissima. Non sorprende, dunque, che il Consiglio federale abbia rinviato al 2055 la realizzazione del collegamento A2-A13, discostandosi dalle conclusioni del rapporto Weidmann del Politecnico di Zurigo, che ne indicava la realizzazione entro il 2045. Il Consiglio federale ha tuttavia lasciato aperta la possibilità di invertire le tempistiche. «A seconda dell’avanzamento del progetto è ipotizzabile che PoLuMe venga rinviato all’orizzonte 2055 e il collegamento Bellinzona-Locarno venga assegnato all’orizzonte 2045», si legge nel progetto «Trasporti 45», la cui consultazione si è conclusa nei giorni scorsi. 

È in questo contesto finanziario che il Ticino si trova oggi di fronte a una scelta, quantomeno in termini di indirizzo politico e di priorità da comunicare a Berna. Nelle scorse settimane, di fronte alla decisione di privilegiare un’opera a scapito dell’altra, diverse voci in Ticino si sono levate per ribadire la necessità che entrambe le infrastrutture vengano realizzate entro il 2045. Anche il Gran Consiglio, recentemente, ha approvato una risoluzione per chiedere al Governo federale di rivedere i propri piani e di mantenere l’orizzonte temporale previsto in partenza. Azioni legittime, per carità, che tuttavia si scontrano con la certezza legata ai limiti del budget. 

I partiti ne sono coscienti. Le posizioni espresse negli scorsi giorni su queste colonne mostrano per la prima volta quanto la discussione, in sordina, stia lentamente uscendo dai ranghi. Senza giri di parole c’è chi chiede di congelare il PoLuMe per dare precedenza all’A2-A13, chi invita a non rinunciare a nessuna delle due opere e chi propone soluzioni finanziarie alternative. Tutti, però, riconoscono che il collegamento A2-A13 non può attendere altri trent’anni. Un simile scenario sarebbe quasi grottesco, sia perché il Locarnese è l’unico agglomerato urbano in Svizzera a non disporre di un accesso diretto all’autostrada, sia perché il progetto è il risultato di un lungo percorso di concertazione, che ha consentito di costruire un consenso pressoché unanime. Una situazione ben diversa da quella del PoLuMe. 

Al riguardo, la differenza è netta: da una parte c’è un’infrastruttura pensata principalmente per migliorare i collegamenti interni al Cantone, attorno alla quale si registra un’ampia convergenza; dall’altra, un’opera fortemente voluta da Berna, che divide il territorio e che suscita nel Mendrisiotto timori per un potenziamento volto soprattutto a fluidificare il traffico internazionale lungo l’asse nord-sud. La porta lasciata aperta dal Consiglio federale a una possibile inversione delle priorità – salvo poi aggiungere, a giochi quasi fatti, una variante che scombina i piani – merita di essere presa sul serio. Valutare fin d’ora questa soluzione permetterebbe di concedere al Mendrisiotto il tempo necessario per elaborare un progetto più convincente e meglio condiviso. 

Il direttore del DT ha riconosciuto il rischio di un conflitto politico sulle priorità, ribadendo che l’obiettivo resta comunque quello di realizzare entrambe le infrastrutture in tempi ragionevoli. Per il neoconsigliere di Stato sarà un bel banco di prova. Secondo Piero Marchesi, sarebbe un errore rinunciare ai finanziamenti federali destinati al PoLuMe. Al contempo, però, sarà indispensabile capire fin dove sia sostenibile il compromesso richiesto al Mendrisiotto e se, per il territorio, non sia il caso di alzare l’asticella. L’errore più grande sarebbe limitarsi a rivendicare il finanziamento di entrambe le opere, lasciando poi alla Confederazione campo libero su quale realizzare per prima. Con il rischio di scontentare tutti.